Il nuovo ad bianconero poteva essere la soluzione anche dei guai del Milan. Ma i cacciatori di teste di Cardinale ancora cavalcano...
Sembra ieri che Adriano Galliani e Andrea Agnelli scommettevano caviale alla vigilia della finale di Champions 2003, a Manchester: Milan-Juve, la Santa Alleanza nel Teatro dei Sogni. Oggi pane e acciughe. Nessuna alleanza, pochissima santità. Entrambe fuori dalla Champions, in mezzo al guado di sofferte rifondazioni, dopo clamorose epurazioni. Ma la Juve ora è in vantaggio: ha confermato l’allenatore e scelto il nuovo timoniere aziendale, Giovanni Carnevali, ex ad del Sassuolo. Il Milan invece è in alto mare, senza mister e senza dirigenza. Gli head hunters, i cacciatori di teste di Cardinale, sono ancora sulle piste del bisonte e intanto Rangnick ha perso la pazienza.
chi È carnevali
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Carnevali era lì in mezzo alla steppa, senza alberi davanti, ben visibile: perché non catturarlo? È di fede interista, ma ha sempre avuto una forte familiarità con il Milan, a cominciare dall’affetto filiale per Sacchi. Ha lavorato con Braida, ha studiato alla scuola di Galliani. È stato la fortuna del milanista Squinzi. E soprattutto: è bravo. Ciuffo e lineamenti cinematografici alla Montezemolo, professionalmente educato da Marotta, ha l’astuzia di Boniperti: ha fatto annusare Berardi a tutti, senza mollarlo a nessuno; ha prodotto plusvalenze record senza intaccare la competitività del Sassuolo, portato in Europa; da Di Francesco a Grosso ha educato il bel gioco che servirebbe tanto al Milan, dopo la Quaresima di Allegri. Perché lasciarlo alla Juve? Profilo troppo italiano? I cacciatori di teste galoppano nel Grand Canyon, vuoto come il Milan. Il popolo rossonero, sempre più in ansia, attende segnali di fumo.










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