Michigan piega UConn 69-63 grazie al suo play: non vinceva dal 1989. Intanto North Carolina in panchina prende l'ex Nuggets Mike Malone
Dopo 37 anni Michigan torna a vincere il titolo universitario. Si aggiudica la finalissima di Indianapolis piegando Uconn 69-63 grazie a una gran difesa e a 25 tiri liberi a bersaglio. Sempre avanti nel secondo tempo. Vince la squadra con più talento d’America a livello Ncaa, da pronostico. Agli Huskies non riesce un altro miracolo, dopo quello con Duke alle Elite 8, i ragazzi di coach Hurley erano già andati oltre i loro limiti tecnici arrampicandosi sino alla finalissima del Lucas Oil Stadium. Il miglior giocatore della Final Four è Elliot Cadeau, il regista terzo anno dei Wolverines, transfer da North Carolina che, è notizia dell’ultim’ora, ha appena ingaggiato Mike Malone, l’ex allenatore dei Denver Nuggets.
numero 1
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Michigan non trionfava dal 1989, dai tempi di Glen Rice, non c’era riuscita neppure all’epoca dei Fab Five con Jalen Rose, Chris Webber e Juwan Howard. Regala il primo titolo dal 2000 alla Big Ten, quest’anno la conference migliore d’America. Allora tagliò l’ultima retina Michigan State, la rivale dell’ateneo di Ann Arbor. Il maggiore atletismo e la qualità del reparto lunghi fanno la differenza in difesa per Michigan la rara volta che l’attacco non gira, che il nervosismo scombina i valori assoluti e i piani tattici di Coach May. Lui aveva portato Florida Atlantic da Cenerentola alle Final Four e ora al secondo anno alla guida di un programma di basket dal sangue blu centra il bersaglio più prestigioso. I Wolverines si impongono pur tirando 2/15 da 3 punti, nonostante la stella, Yaxel Lendeborg, il LeBron dominicano, acciaccato, tiri 4/13 dal campo, per soli 13 punti. Michigan aveva margine, come testimonia il 37-3 di record stagionale. Una corazzata.
miracoli esauriti
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Uconn, l’università statale del Connecticut, campus a Storr, non riesce a conquistare il terzo titolo negli ultimi quattro anni dopo i trionfi del 2023 e 2024. Stavolta non aveva l’organico per finire davanti a tutti, aveva già fatto un’impresa a conquistare la finalissima. Dopotutto non aveva vinto neppure la Big East, sia in stagione regolare che al torneo di conference sconfitta da St John’s. Hurley si conferma uno stratega straordinario e incanala la partita sui binari che desidera forzando una sfida a punteggio basso, di intensità e difesa, sporcando la gara perché se entrambe le squadre giocano al meglio Michigan può solo stravincere. Gli Huskies, mai domi, e siamo alle solite, tirano giù 22 rimbalzi offensivi per rimanere in partita, ma tirano col 31% dal campo, non fanno mai canestro. E pagano cari i falli di Solo Ball, il loro regista, che riesce a giocare appena 16’. Le alternative lasciano a piedi Hurley, non c’è uno straccio di attacco ragionato, così.
la partita
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Michigan parte forte, ma poi è 16-13 Uconn sulla tripla di Alex Karaban, il senior, lo studente/atleta al quarto anno che andava a caccia del terzo trionfo personale. Lendeborg segna il suo primo punto dalla lunetta con 6’ rimasti da giocare nel primo tempo però un fallo flagrant fischiato proprio a Karaban propizia un parziale di 6-0 per Michigan, che allunga. Chiude il primo tempo 11/12 ai tiri liberi compensando così le difficoltà al tiro da fuori. 33-29 Wolverines a metà partita, avanti pur senza aver segnato da 3. Il super atleta Morez Johnson con 10 punti è il miglior realizzatore dopo 20’ di gioco. Solo Ball commette il 4° fallo con oltre 16’ da giocare e la prima tripla dei Wolverines, di Cadeau, vale il vantaggio in doppia cifra, 48-37. Uconn resta in partita a rimbalzo d’attacco, ma la tripla della matricola McKenney a 1’50” dalla fine griffa il +9. Gli Huskies come sempre non mollano, tornano sotto 63-67 con 37” rimasti da giocare e hanno la tripla per tornare -1, ma il tiro di Kaaraban è corto. I Wolverines tirano un sospiro di sollievo. Fatta. Sono loro i campioni universitari del 2026.








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