
Il 21enne spagnolo è pieno di talento, ma per far funzionare il tutto al meglio ha bisogno di essere al 100% come condizione fisica e mentale. Quello che invece appare evidente è che la sua testa è rimasta un po’ legata alla fase giovanile
Paolo Bertolucci
5 aprile - 10:20 - MILANO
Quel che sta accadendo a Carlos Alcaraz, nove mesi dopo il successo di Wimbledon, per molti resta un mistero. Il ragazzo ci aveva abituato molto bene, se non addirittura viziato, con la conquista di quattro tornei Slam in tenera età. Tutti, da parte sua, ci aspettavamo un radioso e immediato futuro, pieno di trionfi e conquiste. Invece, da luglio dello scorso anno, stiamo assistendo a una versione lontana mille miglia da quella che avevamo ammirato prima di quella data. Alcaraz, semplicemente, non è più lui. Il 21enne giocatore spagnolo è pieno di talento, come probabilmente nessuno all’interno del circuito. Il suo è un tennis spumeggiante, fatto di effetti speciali e di idee geniali. Però è anche un tennis difficile da interpretare, complicato da assemblare in ogni circostanza e su tutte le superfici. Carlos, per far funzionare il tutto al meglio, ha bisogno di essere al 100% come condizione fisica e mentale. Quello che invece appare evidente è che la sua “testa” è rimasta un po’ legata alla fase giovanile.