"La coppa, l'insonnia e Nino D'Angelo": una notte con Matarazzo, l'irpino-americano che fa impazzire la Liga

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Dopo la vittoria della Coppa del Re con la Real Sociedad ai danni dell'Atletico di Simeone, il tecnico-sorpresa di Spagna si emoziona per papà Leopoldo e progetta il futuro: "Questa storia è appena iniziata, e tra tutti i messaggi che mi sono arrivati..."

19 aprile - 18:42 - SIVIGLIA

“Sono sveglio dalle 4 di mattina”, ci dice Rino Matarazzo dall’alto dei suoi quasi due metri di estasi. Ovvero 22 ore fa: sono le 2 della notte tra sabato e domenica e lo stadio della Cartuja si è svuotato della delusione colchonera ed è ancora ricolmo della gioia txuri urdin. La Real Sociedad ha battuto l’Atletico Madrid ai rigori al termine di una partita elettrica, corretta, entusiasmante e con un pubblico meraviglioso e ha alzato la sua quarta Coppa del Re. Per Rino Matarazzo, nato nel finale del 1977, una promozione in Bundesliga con lo Stoccarda e una qualificazione all’Europa League con l’Hoffenheim come highlights della carriera, è il primo trofeo della sua intensa vita. Terzo italiano dopo Claudio Ranieri e Carlo Ancelotti a vincere la Coppa del Re. 

sorpresa

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Nessuno glielo chiedeva, nessuno se lo aspettava quando appena 4 mesi fa nella sorpresa generale è stato chiamato al capezzale della Real Sociedad che dopo oltre 6 anni notevoli con Imanol Alguacil aveva scelto di puntare su un altro uomo della casa, Sergio Francisco, che aveva fatto benissimo con la cantera e invece in prima squadra si è perso rapidamente. La squadra di San Sebastian era a +2 sulla retrocessione. Oggi punta la Champions e ha in bacheca un nuovo trofeo. 

la scelta

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“Quando abbiamo scelto Rino non dico che ci hanno guardato male, ma sicuramente attorno a noi c’era un notevole scetticismo. Ma Erik Bretos (il direttore sportivo, ndr) era convintissimo e appena mi sono seduto a parlare con Rino non ho avuto dubbi sulle sue qualità e sulle sue capacità. Entusiasmo, conoscenza, preparazione. Aveva tutto”. A parlare è Jokin Aperribay, il presidente della Real che incontriamo nella zona dello spogliatoio della squadra basca alla Cartuja. Saluta e abbraccia Rino con affetto e trasporto sinceri. Unai Marrero, il portiere di riserva che Matarazzo ha deciso di schierare nella finale e che ha parato i rigori di Sorloth e Julian Alvarez, guarda il Mister dalla stessa notevole altezza e gli dice serio, determinato nel suo inglese rimediato: “Questo è solo il primo!”. Si parla di trofei, titoli. E Rino: “Chiaro! Questa storia è appena iniziata”. 

papà leopoldo

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Gli chiediamo dei suoi genitori: “Mio padre è qui stasera. L’ho visto da lontano ma non sono ancora riuscito ad abbracciarlo. So che sarà molto molto orgoglioso. Come si chiama? Leopoldo, come mio figlio, anche lui qui con mia moglie”. Fondamentale: è stato Leopoldo padre a trasmettere a Rino e ai suoi fratelli la passione per il calcio. Mica scontato in New Jersey negli anni 80: “Allora il calcio in America era marginale, molto marginale, mica come oggi”. Leopoldo ha acceso la fiamma del football nel lungo corpo di Rino, e non si è mai spenta. Nemmeno quando il giovane studente si è laureato in matematica applicata alla Columbia University, primo passo verso una promettente e remunerativa carriera in finanza, come voleva mamma. No, Rino ha accettato l’offerta del Norimberga e senza parlare una parola di tedesco è andato in Germania a giocare in quarta serie. Senza fare calcoli, seguendo la passione. 

la grande notte

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Passa un gruppo di giocatori, cassa in mano, bandiere della Real allacciate in vita. Suonano le note di un classico, un inno pop del 1967 tornato popolarissimo nelle feste calcistiche: “Mi gran noche” dell’82enne Rapahel. Corteo festante che dedica al Mister uno sguardo di rispettosa ammirazione. In dicembre quando questo italoamericano è arrivato a Zubieta, il magico centro tecnico della Real Sociedad, dalla Germania, non sapevano nulla di lui. E ora sono qui a festeggiare. 

creatività notturna

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Cosa ci faceva Matarazzo in piedi alle 4 di mattina? “Non riuscivo a dormire. Ma non mi sono preoccupato, niente ansia, anzi. Ho imparato che questi momenti di insonnia possono essere molto positivi e produttivi. Creativi”. È stato così anche ieri? “Eccome. Mi è venuto in mente lo speech da fare prima di entrare in campo, ed è stato perfetto. Nell’oscurità della notte i pensieri possono diventare chiari, nitidi, delineati”. 

la mamma

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E la mamma? Come si chiama? “Gemma. È rimasta negli Stati Uniti, insieme a uno dei miei fratelli. Però qui con papà ne sono venuti altri due, con le mogli e i figli. E altri amici cari americani”. No, il greco oggi professore di scienze politiche alla NYU che viveva di fronte a casa sua e col quale suonava tutte le notti, Rino la chitarra, Gerasimus Karavitis il baglama greco, sognando i Radiohead e i Coldplay, non è riuscito a venire. “C’era tanto tanto tanto affetto attorno a me, e l’ho sentito tutto”. La Real Sociedad si è già assicurata la partecipazione alla prossima Supercoppa di Spagna, un altro titolo da giocarsi in due partite, e all’Europa League, pur sognando ancora la Champions. Sa dove si gioca la finale di Europa League del 2027? “No idea”, dice Matarazzo. Francoforte. Pausa. “Ah, questa è una cosa molto bella” dice Rino quasi parlando da solo. Lassù sopra di noi gli occhi di Matarazzo s’illuminano. Ambizione, ricordi, storie tedesche da raccontare e storia con la Real da fare. 

squadra di coppa

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Le ultime riflessioni. “È difficile trovare le parole. Quello che abbiamo fatto in questi 4 mesi è incredibile, speciale. Io sono un tipo positivo che ama sognare in grande, non mi piace mettere limiti alla mia immaginazione”. Come a dire: matematica, si, ma non si vive di soli numeri, ci sono i sogni da realizzare attraverso il calcio. “E si, sapevo che la Real Sociedad è squadra di coppa, e infatti abbiamo detto subito ai ragazzi che in questa competizione avremmo potuto fare qualcosa di speciale. Poi però ho pensato solo a lavorare, giorno dopo giorno, ma da qualche parte nella mia testa c’era questo sogno, questa ambizione. Ora è una realtà. Wow!”. Dalla depressione all’euforia e un trionfo da raccontare a giugno a Ospedaletto d’Alpinolo, il paesino in provincia di Avellino da dove nel secolo scorso è partita la famiglia di Leopoldo Matarazzo e nel quale Rino torna ogni anno. E un incontro da programmare con Nino d’Angelo, che l’allenatore della Real Sociedad cantava in macchina da bambino: “In questi giorni ho ricevuto tantissimi messaggi: nessuno mi ha fatto tanto piacere come il suo”. Radici. Calcio. Musica. Vittoria.

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