L'uomo che ha rifiutato i Lakers, il LeBron dominicano, il gigante spagnolo: viaggio nella finale Ncaa

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Michigan-UConn stanotte a Indianapolis, è l'ultimo atto del college basket. La sfida è un classico "clash of styles": la debordante fisicità dei primi contro il sistema vincente dei secondi. E non solo...

Riccardo Pratesi

Collaboratore

6 aprile - 12:14 - MILANO

La squadra migliore contro quella con l’allenatore migliore. La finalissima collegiale Michigan-Uconn è tutta qui. I Wolverines, con un reparto lunghi da Nba, sarebbero strafavoriti per valori tecnici e atletici, ma gli Huskies hanno Dan Hurley in panchina, il coach capace di trascinarli al trionfo già nel 2023 e 2024 e a livello universitario il “manico” conta tanto, fa spesso la differenza. Scopriremo tutto stanotte, chi succederà ai Florida Gators come campione Ncaa. La palla a due al Lucas Oil Stadium di Indianapolis sarà alzata alle 2.50 orario italiano della notte tra lunedì e martedì e sarà trasmessa in diretta da Dazn. 40’ per decidere tutto: il Paradiso per chi taglierà l’ultima retina, un rimpianto eterno per chi vedrà festeggiare gli avversari.

i numeri

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Michigan non vince il titolo nazionale dal 1989, il suo unico trionfo. Ha giocato altre sei finali, ma le ha perse tutte. Nel 1965 contro Ucla, nel 1976 con Indiana, nel 1992 con Duke, nel 1993 contro North Carolina, nel 2003 con Louisville e nel 2008 con Villanova. Una squadra della Big Ten, la conference che ha dominato il Torneo 2026, non trionfa dal 2000, quando ci riuscì Michigan State, la rivale statale dei Wolverines. Uconn è invece 6-0 di record nelle finali: 3-0 con Jim Calhoun, 1-0 con Kevin Ollie e 2-0 appunto con Coach Hurley. UConn, l’università statale del Connecticut, con il campus a Storrs, vincendo nell’Indiana diventerebbe la prima squadra a conquistare tre titoli ini quattro anni da quando Ucla, università di Los Angeles, se ne accaparrò 10 di 12 dal 1964 al 1975. Alle Final Four Michigan ha dominato 91-73 Arizona, Uconn ha superato Illinois 71-62.

i personaggi

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 Dan Hurley, 53 anni, è il miglior allenatore collegiale, oggi come oggi. Due estati fa ha rifiutato i Los Angeles Lakers perché non voleva lasciare il mondo universitario, dove l’allenatore è la faccia del programma di basket, per l’Nba dove i campioni sono la faccia della franchigia. Hurley è polarizzante. Non è allenatore da numeretti snocciolati e frasi fatte che va tanto di moda adesso, di quelli che hanno una buona parola per tutti. Hurley è polemico, sempre in guerra con gli arbitri, spesso con gli avversari, usa un linguaggio “colorito”, non sa cosa sia il politicamente corretto. Divide: c’è chi lo ama e chi lo odia. Ma vince. Tanto. Il suo record al torneo Ncaa è 20 vittorie e 5 sconfitte, il secondo migliore di sempre dietro solo a John Wooden. L’80% di successi, una percentuale spaventosa se si considera la formula dentro/fuori della March Madness aperta per essenza alle sorprese, l’età degli studenti/atleti e il fatto che Uconn non recluti sul livello di Duke, Kansas, North Carolina e Kentucky. Insomma, non sempre ha allenato i prospetti migliori. Anzi. Hurley è questo: “Che rapporto ho con Tarris Reed, il mio centro? Sta migliorando, da quando gioca alla grande siamo diventati grandi amici”. Yaxel Lendeborg, ala di 206 centimetri, nato in Portorico, di origini dominicane, a 23 anni ne ha già viste di tutti i colori. Il “LeBron dominicano” ha dovuto sudarsela questa stagione di gloria, da giocatore dell’anno della Big Ten, primo quintetto All American. All’high school Lendeborg pensava ai videogiochi, non faceva sul serio su un campo da basket. E non aveva i voti necessari per ottenere una borsa di studio da un ateneo di Division I, è dunque dovuto andare a giocare al Junior College, a Arizona Western College, a Yuma, nota in America per il carcere nel deserto, mica per la pallacanestro. A forza di tirar giù rimbalzi, persino 31 in una partita, è stato notato da Alabama Birmingham, college di periferia persino nel proprio Stato, dove Alabama (Tuscaloosa) e Auburn sono i riferimenti accademici e sportivi. Lendeborg ha giocato 6 stagioni al college, addirittura. Questa indimenticabile, dulcis in fundo. A Michigan University ha “spaccato” nel primo e unico anno: 15 punti per partita tirando con il 52%, 6.9 rimbalzi e 3.3 assist per partita. Immarcabile.

i prospetti

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 Michigan ha un reparto lungo eccezionale. Lendeborg è talento da Lotteria: atletismo e capacità di segnare dentro/fuori. Le incognite possono essere di maturità, ma pare aver messo la testa a posto. Morez Johnson è un atleta “spaventoso” da highlights. Salta tanto, spesso e volentieri. Ha il potenziale per diventare qualcuno al piano di sopra, in Nba. Aday Mara è centro spagnolo di 2 metri e 21. Contro Illinois in semifinale ha segnato 19 punti tirando 8/9 dal campo, a UCLA non giocava (quasi) mai, a Ann Arbor è diventato micidiale, oltre che titolare: oltre 12 punti e quasi 7 rimbalzi per gara. Lui e Johnson sono prospetti da primo giro del Draft 2026. Come Braylon Mullins e Tarris Reed di Uconn. Il primo è la classica guardia dell’indiana, grandi fondamentali, gran tiro. Matricola da 12 punti per partita, ha segnato il canestro da metà campo all’ultimo secondo con cui Uconn ha beffato Duke in rimonta nelle Elite 8. E piazzato una tripla provvidenziale per gli Huskies quando i Fighting Illini provavano a rialzare la testa in semifinale. Reed è grande e grosso. Enorme. 211 centimetri e 120 chilogrammi. Non il lungo più tecnico, ma prepotente per strapotere fisico. 22 anni, ha iniziato la carriera proprio a Michigan per poi trasferirsi a Uconn, dite che sarà motivato dal confronto di Indy?

GLI INFORTUNI

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Lendeborg ha patito una distorsione della caviglia sinistra contro Arizona. Non sarà al meglio, ma ci sarà, l’ha detto. Solo Ball, il regista di Uconn, ha un acciacco al piede sinistro, ma stringerà i denti. Chi se la perde, la finalissima?

IL PRONOSTICo

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Michigan è la favorita perché ha la squadra migliore per talento e atletismo. Però non deve tenere in partita gli Huskies sino alla fine perché in volata al Torneo hanno già dimostrato di poter fare miracoli. Chiedere a Duke per le referenze.

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