Sarà comunque una festa, anche senza gli azzurri: ecco perché
Dai, togliete il cartello “chiuso per lutto” dal divano. Un Mondiale di calcio è comunque una festa, anche senza di noi. Quindici buone ragioni per seguirlo. 1) Messi contro CR7 non li rivedremo più in un Mondiale. 2) Ogni pallone che toccheranno Yamal e Neymar rischia di finire al MoMA. 3) Tifare Curaçao sorseggiando un Blue Lagoon è da veri dandy. 4) Il Var non è di Lissone. 5) Metti che l’Uzbekistan segni un gol e Caressa urli «Cannavaro!», di colpo ci ritroveremmo a Berlino 2006 con lo Zio. 7) L’Inghilterra, come ogni volta dal ’66, ha lasciato spazio in valigia per “riportare a casa il calcio”, vediamo se anche a sto giro lo riempirà di souvenir. 8) Carletto insegna calcio ai brasiliani, come insegnare la pizza ai napoletani. Se arriva in fondo, alziamo tutti un sopracciglio in segno di orgoglio. 9) Per i bossiani nostalgici di Pontida, c’è Capo Verde. 10) Se Mbappé segna nella terza finale mondiale, diventa l’unico nella storia. Neanche Pelé. 11) Seguiamo i 66 rappresentanti della Serie A, amici dei nostri stadi. Sarà un po’ come esserci. No, eh? 12) Verificare se Kevin De Bruyne dedicherà il primo gol ad Antonio Conte. 13) A Houston esordiranno Germania e Portogallo. In caso di passo falso, beccare il primo telecronista che dirà: «Houston abbiamo un problema». 14) Godersi Vitinha, Joao Neves, Bernardo Silva e Bruno Fernandes: un quartetto d’archi. 15) Per espiare la terza Apocalisse, invece di inginocchiarci sul riso, seguiamo Canada-Bosnia. E poi, naturalmente, la ragione prima per noi con la febbre a 90’: il rimbalzo di un pallone sarà sempre un inno alla gioia. Buon Mondiale a tutti.









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