Svolta azzurra dopo l’addio a Pirlo, Maldini e Leonardo. Il presidente: "Ho fatto tutte le valutazioni che dovevo, anche quelle sull’Arabia". Claudio dt, spunta Zola
Si definisce "fatalista". E il fato, facendo percorsi mai visti prima, con tanto di brusche inversioni e fragorose cadute, lo ha portato dove probabilmente voleva andare sin dall’inizio. Giovanni Malagò ha scelto Roberto Mancini come nuovo ct della Nazionale. E tutto quello che è successo finora è racchiuso in una sola frase, pronunciata ieri nella conferenza stampa in cui ha annunciato anche che Claudio Ranieri sarà il nuovo dt e presidente del Club Italia: "Nella vita può capitare che delle cose negative ti evitino problemi in futuro". Di fatto la versione complessa di "non tutti i mali vengono per nuocere"...
Da Pirlo al Mancio
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I “mali” ovviamente sono Pirlo e il suo rapporto con la Russia ("L’ho escluso per motivi di opportunità e me ne assumo la piena responsabilità") e il conseguente addio di Paolo Maldini e Leonardo ("Non è stato fatto alcun nome al di fuori di Pirlo, le nostre strade si sono separate ma senza conflitti e con serena consensualità"). Una situazione che all’improvviso ha riconsegnato lo scettro del potere (anche tecnico) al presidente federale, che lunedì nel giro di mezzo pomeriggio (perché "il tempo stringeva") ha ridisegnato la Nazionale a sua immagine e somiglianza: "Ho ritenuto che la persona giusta per diventare ct fosse Roberto Mancini per tutta una serie di considerazioni, di cui mi assumo la responsabilità". Ha ritenuto, lui. Parla in prima persona e non ci sarebbe nulla di male, visto che da Statuto la nomina spetta unicamente al presidente, se non fosse che aspettando Maldini la frase "prima il dt e poi il ct" andava per la maggiore. Qui la scelta è stata perlomeno contestuale. Malagò però si affretta a specificare: "Non è venuto meno il presupposto di condivisione con il direttore tecnico, con cui ho definito il nuovo allenatore. Ho optato per Claudio Ranieri, che avrà un ruolo importantissimo e delicatissimo". I due sono stati chiamati nella serata di lunedì, dopo il crollo definitivo del castello. Ma il potenziale ok di Mancini lo aveva in tasca da mesi.
I nodi
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Malagò lo ha scelto a dispetto di uno scetticismo che non arriva ai livelli toccati da Pirlo, ma ha comunque un peso. La Serie A, pur non opponendosi formalmente in Consiglio federale anche per correttezza istituzionale, non ha apprezzato la scelta del presidente nel merito e nel metodo. È un precedente che potrebbe pesare anche in futuro. E pare che anche importanti esponenti del governo abbiano storto il naso alla notizia di Mancini. Per non parlare dei tifosi. Quell’addio così maldestro nell’estate del 2023, per poi scegliere la panchina da 25 milioni l’anno dell’Arabia Saudita, è ancora una macchia ben visibile. Degli oltre 31 mila votanti al sondaggio proposto ieri sul nostro sito, l’86% ritiene che per colpa di quello sgarbo Mancini non sia l’uomo giusto per l’Italia. Malagò ne sembra consapevole: "È evidente che siano state fatte tutte le valutazioni possibili, le scuse già fatte da Roberto sono importanti. Sono certo che saranno anche un presupposto della conferenza di presentazione", in programma oggi alle 18.20, insieme a quella di Ranieri. Tra le valutazioni fatte c’è inevitabilmente anche quella economica: "Su questo fronte la disponibilità di ct e dt è stata particolarmente positiva. Hanno mostrato grande sensibilità rispetto alle dinamiche di budget della Federazione". Mancini ha firmato un contratto fino al Mondiale del 2030 per poco meno di 2 milioni l’anno più bonus (Pirlo aveva chiesto di più); quadriennale anche per Ranieri per una cifra che sia aggira intorno ai 500 mila euro, premi esclusi.
il numero tre
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Del resto il ritorno dell’Italia al Mondiale è l’obiettivo minimo di Malagò, che conferma il progetto di lungo periodo previsto da Maldini: "Quel percorso resta, ma chiariamo: siamo di fronte a un viaggio a due velocità. C’è un discorso di breve periodo, per cui va considerato che Mancini avrà due soli allenamenti prima della Nations League e non mi risulta che dalla Bosnia a oggi siano stati 'passaportati' Lamine Yamal, Mbappé e Kane, quindi dobbiamo fare il meglio con quello che abbiamo. Poi c’è un campo che va arato, seminato, da cui si deve ottenere un raccolto nel minor tempo possibile: si parte dai 13-14enni di oggi con l’obiettivo di avere tanti azzurri convocabili per l’Europeo in casa del 2032". E a proposito di futuro, Malagò annuncia: "Entro la fine della settimana conto di darvi la notizia dell’arrivo di una terza figura come dirigente delle squadre nazionali, il ruolo che avevano Gigi Riva e Buffon per capirci, a cui vorrei affidare la supervisione delle nazionali giovanili accanto a Maurizio Viscidi". Gianfranco Zola è già quotatissimo (anche se non lascerebbe la vicepresidenza della Lega Pro), ma si parla anche di Beppe Bergomi. Basta non affidarsi troppo al fato...










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