Perché i nerazzurri sono favoriti nella corsa allo scudetto e perché i rossoneri potrebbero rimontare i rivali: pro e contro delle due milanesi
L'Inter ha allungato a +5 sul Milan secondo e davanti a sé ha un calendario buono per lo strappo definitivo: nelle prossime cinque giornate, affronterà Cremonese, Sassuolo, Juve, Lecce e Genoa. Se anche la squadra di Chivu restasse fedele alla tendenza che la vuole in difficoltà al cospetto delle grandi, e contro la Juve perdesse o non andasse oltre il pari, con le quattro vittorie contro avversari medio-piccoli totalizzerebbe 12-13 punti e salirebbe a quota 65, alla ventisettesima giornata, con altre 11 partite a disposizione. L’Inter può fare il vuoto, mettere una discreta distanza tra sé e il Milan, in vista del derby nel fine settimana dell’8 marzo, in cui, nel caso, avrebbe a disposizione due risultati su tre. Probabile che l’Inter vinca il campionato perché è in una situazione tale per cui può soltanto perderlo, nel senso di buttarlo via.
gioco e squadra
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È la squadra che ha il maggior numero di gol: sono cinquanta, 13 in più del Como, 15 in più di Milan e Juve. È la squadra che tira di più: 404 conclusioni, contro le 357 della Juve, con il Milan arrancante a 302. È la squadra che crossa di più, 544 palloni dalle fasce. Fin qui, l’Inter ha espresso uno strapotere offensivo. La Juve di Spalletti sembra avviata su una strada analoga, di un gioco d’attacco, ma forse è tardi. L’Inter è possente e prende gli avversari per sfinimento, li costringe ad aprirsi. Aggredisce e verticalizza, palleggia e allarga. Ha una varietà importante di soluzioni sulle palle inattive. L’Inter gode della miglior miscela giovani-esperti. Qualche esempio: Bisseck-Akanji in difesa; Sucic-Calhanoglu a centrocampo; Lautaro-Pio Esposito in attacco. Quest’ultimo è diventato il reparto più forte. Le quattro punte, tutte insieme, hanno segnato 26 gol: Lautaro 12, Thuram 6, Bonny 5 ed Esposito 3. Il Milan è fermo a 19: Pulisic 8, Leao 7, Nkunku 4 e il neoarrivato Fullkrug 1 (zero Gimenez nei mesi precedenti). I fantastici 4 interisti hanno realizzato poco più della metà delle reti, 26 su 50, dimostrazione di come la squadra sappia trovare la porta avversaria in vari modi. Chivu ha mandato a meta 14 giocatori.
strategia
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Tra sede e Appiano è cambiata la strategia. Un anno fa, di questi tempi, si vagheggiava il Triplete, qualcuno si spinse oltre e disse che si puntava al poker: Champions, scudetto, Coppa Italia e Mondiale per club in America. Sappiamo come è finita, zero trofei. Quest’anno lo scudetto ha la priorità su tutto, nessuno insegue utopie. Bisogna vincere qualcosa e lo scudetto è un titolo perfetto, a chilometro zero, però importante, non come la Coppa Italia o la Supercoppa, allori che si consumano in una notte. La Champions non è un’ossessione, sarà importante arrivare agli ottavi e vada come vada. Quel che conta è il ventunesimo scudetto, per intraprendere la lunga marcia verso la terza stella.
perché milan
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Il Milan perde di rado, è questo il suo punto di forza. Con i pareggi non si vincono gli scudetti - finora la squadra di Massimiliano Allegri ne ha centrati otto, il numero maggiore tra le prime sei -, ma l’unica sconfitta, alla prima giornata contro la Cremonese, dimostra come il Milan sia una squadra resistente agli urti e continua, metodica nell’incedere, sempre aggrappata al risultato. E poi il Milan ha soltanto il campionato, non disperderà energie né rischierà infortuni altrove, in Europa o in Coppa Italia, e questo è forse il più rilevante dei vantaggi. Altro particolare: Allegri di scudetti ne ha vinti sei, cinque con la Juve e uno con il Milan, sa come maneggiare i momenti critici e massimizzare i periodi buoni. Chivu è alla prima esperienza sulla panchina di una grande.
gioco e squadra
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Il Milan è l’opposto dell’Inter. Non aggredisce l’avversario né lo circuisce con il palleggio. Aspetta il varco e il momento giusti. Il calcio di Allegri privilegia l’attenzione difensiva, anche se è la Roma di Gasperini ad aver incassato il minor numero di reti, appena 13, seguita dal Como con 16, segno che si possono tenere insieme offensivismo e sicurezza. Il Milan di gol ne ha presi 17, due meno dell’Inter, una differenza minima, però a suo modo significativa. Un dato di nicchia spiega abbastanza il Milan, anche alla luce della partita dell’altra sera a Roma: tra le prime sei, la squadra di Allegri vanta il maggior numero di spazzate: 22,4 di media a match. Il Como sta poco sotto, con 21,2. Non è tutto spettacolo e cura della palla quel che luccica nella bottega di Fabregas, c’è dell’allegrismo anche nel Como. Luka Modric ha ripulito il Milan dalle impurità della scorsa stagione, ha alzato il livello del palleggio e delle giocate. In queste settimane non brilla come all’inizio della stagione, ha 40 anni e sarebbe strano il contrario, ma ci aspettiamo che presto rifiorisca. Füllkrug ha già dimostrato di saper calarsi nel gioco, il tedesco non è soltanto un centravanti di sfondamento. Maignan e Leao sono due estremità che non si toccano. L’attaccante non riesce a essere decisivo quanto il portiere. Se Leao si trasforma nel Maignan delle punte, se al miglior portiere del campionato aggiungi la miglior punta, lo scudetto è quasi aritmetico.
strategia
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A differenza dell’Inter, il Milan non ha alcun obbligo di scudetto. L’obiettivo era e rimane il ritorno in Champions League. Nessuno rinfaccerà ad Allegri di non aver vinto questo campionato, casomai lo si farà nella prossima stagione. Non era neppure previsto che il Milan fosse secondo dopo 22 giornate, le prime due posizioni dovevano essere un affare tra Inter e Napoli. Allegri è stato bravo ad accorciare i tempi e i divari, e questo duello con l’Inter è di per sé un premio. La pressione è tutta sull’Inter, al Milan basta mantenere la media per la Champions. Allegri è un maestro di speculazioni psicologiche e si giocherà questa carta.










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