L'esercizio fisico fa bene anche dopo la chemioterapia? Le risposte dei nuovi studi oncologici

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L'esercizio fisico fa bene anche dopo la chemioterapia? Le risposte dei nuovi studi oncologici

Un grande studio clinico afferma che allenarsi con regolarità dopo l'intervento potrebbe ridurre il rischio di recidiva e allungare la vita dei pazienti

Eu.Spa.

29 luglio - 17:07 - MILANO

Chi usciva da una chemioterapia si è sentito dire, per anni, la stessa cosa: risparmiare le energie e aspettare che il corpo si rimettesse. Negli ultimi tempi, in alcuni centri oncologici americani, capita l'esatto contrario. Un paziente appena operato per un tumore al colon riceve, insieme al calendario dei controlli, anche una scheda di allenamento, seguita da un fisioterapista come si farebbe con un infortunio sportivo. Dietro questo cambiamento c'è una sperimentazione clinica pubblicata sul New England Journal of Medicine, di cui ha scritto il National Geographic: l'esercizio fisico praticato con regolarità dopo l'intervento potrebbe ridurre il rischio di recidiva. 

sfidare il cancro

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Lo studio, chiamato Challenge (sfida), è la prima sperimentazione di ampie dimensioni per verificare se un programma di esercizio possa migliorare la salute nei pazienti con tumore al colon, dopo l'intervento e la chemioterapia. I risultati, per ora, sembrano essere incoraggianti. Dopo un follow-up mediano di otto anni, i pazienti con tumore al colon in stadio 2 o 3 che avevano seguito il programma di attività fisica hanno registrato un rischio di recidiva, nuovo tumore primario o morte inferiore del 28 per cento rispetto a chi aveva ricevuto solo indicazioni generiche sull'esercizio. Il rischio di morte per qualsiasi causa è risultato più basso del 37 per cento. Secondo i ricercatori, l'entità del beneficio è paragonabile a quella di alcune terapie farmacologiche oncologiche già approvate. "L'esercizio - spiega a National Geographic Sharlene Gill, oncologa all'University of British Columbia e coautrice della ricerca - è passato dal non sostenere quella lotta al poter cambiarne l'esito". Per Melinda Irwin, vicedirettrice dello Yale Cancer Center, il dato non è solo statistico, ma si tratta di un beneficio percepibile per la vita dei pazienti. 

Il tumore riesce spesso a sfuggire al controllo del sistema immunitario e questo è uno dei motivi per cui è difficile da combattere. L'attività fisica sembra agire su più fronti per rendere l'organismo un ambiente meno favorevole alla sua crescita. "L'idea - precisa Irwin - non è che l'esercizio curi direttamente il cancro da solo, ma che possa aiutare a creare un ambiente fisiologico meno favorevole alla crescita del tumore e più di supporto alle naturali difese antitumorali dell'organismo". Il movimento aumenta l'attività delle cellule natural killer e dei linfociti T, deputati a individuare e distruggere le cellule anomale; inoltre, l'esercizio contrasta l'infiammazione cronica riducendo l'attività di citochine infiammatorie come l'IL-6 e il TNF-alfa. Come precisa la studiosa, "questa riduzione dei segnali infiammatori potrebbe creare un ambiente biologico meno favorevole alla progressione del tumore". L'attività fisica, poi, interviene anche sui tumori guidati da vie ormonali e metaboliche, come quello al seno associato ad alti livelli di estrogeni. L'esercizio aerobico riduce i livelli di estrogeni circolanti sia nelle donne in pre sia in post-menopausa, e aiuta a ridurre il tessuto adiposo, il quale, "rappresenta la principale fonte di produzione di estrogeni nelle donne in post-menopausa". Infine, l'attività fisica contribuisce a regolare l'IGF-1 (un ormone coinvolto nella crescita cellulare) e migliora la sensibilità all'insulina, contrastando uno stato metabolico altrimenti associato a un maggior rischio di cancro e a esiti terapeutici peggiori. 

quale esercizio?

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Resta da capire che tipo di esercizio offra il beneficio maggiore: finora le ricerche si sono concentrate su quello aerobico, mentre sull'allenamento di resistenza i dati sono pochi. Anche la dose ottimale non è chiara. Come osserva sempre Irwin, i partecipanti allo studio Challenge hanno seguito circa 150 minuti di attività moderata alla settimana, ma "gli scienziati non sanno ancora se quantità inferiori possano fornire benefici simili". La ricerca finora ha riguardato soprattutto patologie localizzate al colon, al seno e alla prostata. "Questi risultati sono applicabili ad altri tumori?", si chiede Gill. "Non lo sappiamo ancora. Ma non è irragionevole estrapolare questi dati ad altre neoplasie. Se i pazienti presentano una malattia più attiva o avanzata, diventa però più difficile ipotizzare che l'esercizio possa prolungare la vita". 

Negli ospedali e nei centri universitari americani, intanto, sono già attivi circa 2.100 programmi di esercizio oncologico, anche se l'accesso, per ora, resta limitato. Jessica Scott, direttrice del programma di oncologia clinica dell'esercizio al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di Manhattan, fa notare che l'attività fisica non è ancora stata integrata nelle linee guida degli standard di cura negli Stati Uniti (mentre quest'anno la Società Europea di Oncologia Medica ha adottato l'esercizio come terapia inserita nelle linee guida per il tumore del colon localizzato). "Il mio sogno - ammette la ricercatrice - è che ogni singolo paziente a cui viene diagnosticato un cancro possa avere accesso anche a un programma e a una prescrizione di esercizio personalizzata".

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