L'attacco della Francia fa paura: è il migliore di sempre? Pelé, Ronaldo-Rivaldo, Spagna 2010 e... VOTA IL SONDAGGIO

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Paragonare i migliori attacchi visti ai Mondiali significa prendere in considerazione oltre mezzo secolo di calcio: O Rey, Gerd Muller, Maradona, la Spagna di Del Bosque e.. la Francia di quest'anno

Il gioco del calcio cambia continuamente. Cambiano la tattica, le regole e, di conseguenza, anche i calciatori. Come? Sviluppando una maggiore resistenza alla fatica, aumentando l'intensità delle corse e migliorando velocità e frequenza degli scatti. I fuoriclasse, però, sono tali in qualsiasi epoca e infatti vengono universalmente riconosciuti. Paragonare gli attacchi delle nazionali che hanno fatto la storia Mondiale, tuttavia, non è semplice. Significa prendere in considerazione oltre mezzo secolo di calcio e capire come le squadre che hanno alzato la Coppa del mondo (e alcune di quelle che pur non riuscendoci hanno avuto attaccanti fuoriclasse) interpretavano il gioco. Perché il Brasile campione nel 1970 non attaccava come la Spagna del 2010. E la Francia del 2018 non aveva gli stessi principi dell'Argentina del 1986, del Brasile del 2002 o dell'Italia del 2006.

  • Brasile 1970: Pelé – Tostao – Rivelino

    15.3%

  • Germania 1974: Grabowski – G. Müller – Heynckes

    0.5%

  • Argentina 1978: Bertoni – Luque – Ortiz (+ Kempes incursore)

    0.3%

  • Olanda 1978: Cruijff - Rep - Rensenbrink

    1.9%

  • Italia 1982: Conti – P. Rossi – Graziani

    2.9%

  • Argentina 1986: Maradona – Burruchaga – Valdano

    2.1%

  • Germania 1990: Klinsmann – Völler

    0.5%

  • Brasile 1994 - Bebeto – Romario

    0.5%

  • Argentina 1994: Maradona - Batistuta - Caniggia

    4.6%

  • Francia 1998: Zidane – Djorkaeff – Guivarc'h

    0.0%

  • Brasile 2002: Rivaldo – Ronaldo – Ronaldinho

    45.6%

  • Italia 2002: Vieri - Totti - Del Piero

    4.6%

  • Italia 2006: Totti – Toni

    0.8%

  • Spagna 2010: Pedro – Xavi – Iniesta; Villa

    2.1%

  • Germania 2014: Müller – Klose – Ozil

    0.8%

  • Francia 2018: Mbappé – Griezmann – Matuidi; Giroud

    0.8%

  • Argentina 2022: Di María – Julian Alvarez – Messi

    1.9%

  • Francia 2026: Mbappé - Olise - Dembélé - Barcola

    16.9%

I sondaggi online di Gazzetta.it non hanno un valore statistico, si tratta di rilevazioni non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno lo scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità. Le percentuali non tengono conto dei valori decimali. In alcuni casi, quindi, la somma può risultare superiore a 100.

in principio fu pelÉ

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Iniziamo dal 1970 e dal Brasile di Pelé, che era spettacolo puro. O Rei era il leader tecnico, libero di svariare su tutto il fronte offensivo; Jairzinho attaccava la profondità partendo da destra; Rivelino garantiva fantasia e classe da sinistra, mentre Tostão era il riferimento centrale, pur essendo un centravanti molto atipico, spesso portato ad allontanarsi dall'area. Chiamatelo falso nueve prima ancora che esistesse il falso nueve... Tutti e quattro erano straordinari tecnicamente, tutti e quattro imprevedibili e difficilissimi da marcare. Qualcosa di simile? Restiamo in casa Seleção. Più che il Brasile del 1994, che schierava Bebeto e Romário in un 4-4-2 ricco di ottimi giocatori, viene naturale pensare a quello del 2002: Ronaldo era il centravanti, con Rivaldo a inventare alle sue spalle e Ronaldinho libero di muoversi praticamente ovunque, più seconda punta che trequartista puro. Un attacco... da Joga Bonito, con il pallone che viaggiava a mille all'ora. Proprio come i suoi interpreti.

i grandi numeri 10

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E poi ci sono gli attacchi costruiti attorno a un grande numero 10. Il primo nome è inevitabilmente quello di Maradona, che nel 1986 trascinò l'Argentina sul tetto del mondo. Aveva accanto Burruchaga, l'incursore, e Valdano, il centravanti della squadra: non certo due comprimari, ma Diego era... Diego. Detto con tutto il rispetto per gli altri. La Francia del 1998 aveva come faro Zidane, leader tecnico di una squadra che gli affiancava Djorkaeff e aveva davanti Guivarc'h come centravanti. Un altro numero 10 era Totti nell'Italia campione del mondo del 2006. Lippi cambiò soprattutto gli interpreti attorno a Luca Toni: Gilardino, Del Piero, Iaquinta e Inzaghi si alternarono nel corso del torneo, mantenendo però invariata la centralità del centravanti. È chiaramente l'attacco al quale molti di noi sono rimasti più legati. Probabilmente, e realisticamente, non il più forte. Un numero 10 lo aveva anche l'Argentina campione del mondo nel 2022: Lionel Messi. Un 10, però, molto diverso da Zidane e Maradona. Giocava più avanzato, occupava spesso la zona del centravanti, ma in realtà andava — e continua ad andare pure in questo Mondiale — dove lo portano il suo istinto e la sua intelligenza calcistica. Accanto a lui c'erano Julián Álvarez, che garantiva pressione e profondità, e Di María, fondamentale per ampiezza, uno contro uno e superiorità numerica.

i veri numeri 9

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Il primo centravanti "vero" degli attacchi presi in considerazione è Gerd Müller, riferimento offensivo della Germania Ovest campione nel 1974. Ai suoi lati agivano Grabowski e Heynckes. Ottimi giocatori entrambi, ma la differenza la faceva Müller. Nel 2014 un'altra Germania campione del mondo e un altro Müller in attacco: Thomas. Compiti completamente diversi: rispetto a Gerd, Thomas partiva largo, attaccava gli spazi e finiva spesso per fare la seconda punta. Klose era il centravanti di ruolo e Özil garantiva fantasia partendo dalla fascia o dalla trequarti. Il numero 9 puro che noi italiani ricordiamo con più affetto è sicuramente Paolo Rossi, bomber del Mondiale del 1982 in Spagna. Con lui, là davanti, due ali vere come Bruno Conti e Graziani. Esistono ancora ali così? Volavamo... e ci sembrava normale. Oggi fa quasi effetto ripensarci. Anche Giroud, nella Francia del 2018, era il centravanti di riferimento, ma non era soltanto un finalizzatore o un uomo d'area. Le sue sponde e il suo lavoro spalle alla porta erano perfetti per mettere in azione Griezmann, che giocava alle sue spalle, e il giovane Mbappé. A completare il reparto c'era Matuidi, centrocampista adattato sull'out sinistro per garantire equilibrio.

e poi c'è la spagna

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La carrellata si chiude con la Spagna del 2010, che aveva un solo vero attaccante di ruolo: David Villa, il finalizzatore. Intorno a lui agivano Pedro, Xavi e Iniesta, con questi ultimi due che nel Barcellona, insieme a Busquets, formavano uno dei centrocampi più forti della storia. Era un calcio fatto di possesso, controllo e pazienza, nel quale la rete arrivava spesso al termine di una lunga ragnatela di passaggi. Fuoriclasse come Xavi e Iniesta messi completamente al servizio dell'organizzazione tattica. Si vince anche così.

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