L'ex difensore del Napoli critica il suo Senegal per le due sconfitte: "Problemi logistici? Macché. Al Mondiale se sbagli paghi"
Kalidou Koulibaly è l’ultimo ad uscire. Sul MetLife Stadium imperversano gli elementi, le sue parole in zona mista vengono sepolte dal rumore della pioggia battente sulla tenda che ci ospita. I messaggi di allerta meteo si susseguono sui telefoni di tutti. Tanta acqua. I fulmini. E il capitano di questi Leoni del Senegal, fradici e senza unghie, è l’ultimo ad abbandonare la barca. E prima di farlo si ferma ad intonare un sincero ed accorato mea culpa. Si è leader anche per questo. Si guida soprattutto nella sconfitta, quando tutto sembra nero e il futuro al Mondiale è appeso a una goleada al coriaceo Iraq nel terzo ed ultimo turno. Koulibaly si ferma, parla in italiano, in inglese e, per ultimo, in francese con i suoi connazionali. È duro, soprattutto con sé stesso.
Kalidou, cosa è successo?
“È successo che abbiamo fatto diversi errori, io per primo, e abbiamo perso”.
Come mai?
“Perché succede, il calcio è anche questo. Haaland? L’ho marcato altre volte, e mi era andata bene. Oggi ha vinto lui, complimenti e avanti il prossimo”.
I problemi logistici ed economici di cui si è parlato nei giorni scorsi a proposito del ritiro del Senegal possono avere influito?
“Non cerchiamo scuse. Ci sono stati dei problemi ma non abbiamo certo perso per quello”.
Di che problemi si tratta?
“Non è ancora il momento di parlarne. Oggi parlo solo di calcio”.
Ma come è possibile che il ct non abbia firmato un nuovo contratto dopo la vostra grande Coppa d’Africa?
“Ripeto, parlo solo di calcio. Ci sarà tempo per le altre cose”.
Però alla Coppa d’Africa volavate.
“Sì, ma qui non è che giochiamo amichevoli, siamo al Mondiale. Se sbagli paghi, e io oggi ho sbagliato tanto, troppo”.
Veniva da un infortunio.
“Niente scuse, non è nel mio stile. Ho giocato male come tante altre volte ho giocato bene. Nel calcio è così”.
Cosa le hanno detto i compagni?
“Mi hanno tirato su come io avrei fatto con loro. Siamo una famiglia e in famiglia si fa così”.
Pensate di poter andare avanti?
“Chiaro, altrimenti prendevamo l’aereo per il Senegal e mollavamo tutto. Abbiamo un’altra partita, proviamo a vincerla e vedremo cosa succederà. Il nostro Mondiale finora non è stato positivo, ma non è ancora finito”.
Con l’Iraq ci vuole una goleada.
“Intanto cerchiamo di vincere, poi faremo i conti”.
Nonostante gli errori avete rischiato di segnare il 3-3 con la Norvegia.
“Sì, se giocavamo per altri 5 minuti pareggiavamo, ma conta poco”.
E il primo tempo con la Francia? Conta? Siete stati brillanti contro una grande squadra.
“No, non conta nemmeno quello. Contano le vittorie. E noi abbiamo due sconfitte. Il resto, il bel gioco, i momenti brillanti, restano lì nell’aria. In terra ci sono zero punti”.
A Napoli la ricordano sempre con grande affetto.
“Lo so, ricevo tantissimi messaggi. Ne approfitto per ringraziare tutti quelli che mi incoraggiano, che mi sono vicini e che mi vogliono bene. E per scusarmi se non rispondo a tutti. Sono concentrato sul Mondiale, ma l’affetto di Napoli mi accompagna ovunque vada”.










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