Dal 2021 è stato un continuo andirivieni di dirigenti alla Continassa. I risultati? Zero scudetti e una Coppa Italia, senza mai andare oltre gli ottavi di Champions. E, nello stesso periodo, sul mercato sono stati spesi circa 350 milioni...
Adesso che l’ennesimo manager è saltato per aria, fa una certa impressione rileggere la relazione sulla politica in materia di remunerazione e compensi corrisposti nell’esercizio 2024-25. Un anno fa, proprio di questi tempi, Damien Comolli aveva firmato un contratto da direttore generale, nel contesto della riorganizzazione societaria che aveva accompagnato l’uscita di Cristiano Giuntoli. Preso atto di quelle circostanze eccezionali, il consiglio d’amministrazione della Juventus, "nell’ottica di definire un emolumento del direttore generale competitivo, al fine di attrarre e trattenere un soggetto altamente qualificato che assumesse specifiche e strategiche funzioni in ambito Football e Revenue", ha attribuito a Comolli un importo una tantum di 950 mila euro lordi a titolo di signing bonus. Come a un top player strappato alla concorrenza.
algoritmi
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Sappiamo tutti com’è andata. Il dirigente francese chiamato per rilanciare la Juventus, tra algoritmi e scarsa empatia, ha sbagliato gli acquisti, ha fatto terra bruciata alla Continassa e, alla fine, è stato sollevato dall’incarico. Solo l’ultimo di una lunga serie. Un turbinio di nomi che ha generato prima disorientamento e poi rassegnazione nella comunità bianconera. Il problema non sono mai stati i soldi, ma il modo in cui venivano spesi. Dal 2019 gli azionisti hanno effettuato quattro ricapitalizzazioni per un totale di 998 milioni di euro, serviti per coprire le perdite, investire sulla rosa, pagare profumatamente i manager. Ecco, concentriamoci su questi ultimi.
excursus
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Dopo il ciclo vincente sotto la presidenza di Andrea Agnelli — nove scudetti e due finali di Champions — l’addio di Fabio Paratici nel maggio 2021 segnò di fatto la fine di quella governance. Agnelli sarebbe rimasto fino al novembre 2022, quando fu costretto a dimettersi insieme all’intero cda a causa delle inchieste sui bilanci. Già dalla stagione 2021-22, però, John Elkann, numero 1 di Exor, aveva iniziato a esercitare il ruolo di kingmaker della Juventus, oltre che di principale azionista degli asset di famiglia, compresa la squadra di calcio. La nomina di Maurizio Arrivabene, ex Ferrari, ad amministratore delegato con responsabilità sull’area sportiva fu una scelta di Jaki. Arrivabene rimase in carica fino al gennaio 2023, percependo 2 milioni di euro lordi in un anno e mezzo. Via lui, arrivò Maurizio Scanavino, altro uomo di fiducia di Elkann, con il compito di sistemare i conti e i pieni poteri da amministratore delegato: 600 mila euro per la seconda metà del 2022-23, 1,2 milioni nel 2023-24 e 800 mila euro nel 2024-25, per un totale di 2,6 milioni.
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Nel frattempo, nel luglio 2023 a Torino sbarcò Cristiano Giuntoli. Di nuovo una figura “di campo” dotata di ampie deleghe, come era stato per Paratici. Ampie deleghe e lauto stipendio per il nuovo Managing Director Football: 2,9 milioni nel 2023-24 e 2,3 milioni nel 2024-25, più 850 mila euro di buonuscita per la risoluzione anticipata del rapporto. Totale: circa 6 milioni in due stagioni. Via Giuntoli, dentro Comolli. Bonus alla firma da 950 mila euro e uno stipendio stimabile in circa 3 milioni per il 2025-26, inizialmente come direttore generale e, da novembre, come amministratore delegato. Arrivabene, Scanavino, Giuntoli e Comolli: in totale fanno circa 15 milioni di euro in cinque stagioni. I risultati? Zero scudetti e una sola Coppa Italia, senza mai andare oltre gli ottavi di Champions. Eppure, nello stesso periodo, sul mercato sono stati spesi circa 350 milioni di euro al netto delle cessioni. No, il problema non sono mai stati i soldi.









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