Il brasiliano e il polacco hanno ancora un anno di contratto, ma tra infortuni, ingaggio pesante e mancanza di offerte rischiano di rimanere ai margini
Come in un eterno "Giorno della marmotta", anche stavolta alla Continassa si è ripetuto un rito che va avanti da diversi anni: la sfilata davanti al J Medical, tra i convocati per il ritiro, di calciatori ormai fuori dal progetto, ma sempre sotto contratto e di cui la Juve non riesce mai a liberarsi definitivamente. Nell'ultima occasione, i casi più eclatanti sono rappresentati da Arthur e da Arkadiusz Milik: il primo non gioca una partita con la maglia bianconera da oltre 4 anni, il secondo ha messo insieme appena 34' in campo nelle ultime due stagioni. E così, rischiano di risultare pure due pesanti zavorre per il mercato in entrata.
arthur e gli infiniti ritorni alla juve
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Un risultato che è frutto di scelte simili: rinnovi di contratto con il solo obiettivo di spalmare gli ingaggi e alleggerire il peso a bilancio, a seguito di un fallimento tecnico. Arrivato nell'estate del 2020 in uno scambio con Pjanic dal Barcellona, con una valutazione monstre di 72 milioni più 10 di bonus, il brasiliano ha trascorso soltanto due stagioni su sei a Torino, finendo prestato (e poi sempre restituito al mittente) a Liverpool, Fiorentina, Girona e Gremio. Per mitigare l'impatto sui conti, però, in questo lasso di tempo sono arrivati due prolungamenti contrattuali, che lo portano adesso a ad avere un costo residuo di 6,5 milioni e un ingaggio di circa 5 milioni lordi. Nell'ultima avventura in Brasile le cose non sono andate affatto male, ma Arthur si è confermato fisicamente fragile, con due infortuni muscolari che l'hanno parecchio limitato da gennaio in avanti. Una condizione che, nonostante i 30 anni ancora da compiere, non facilita né un tentativo di rilancio alla Juve, né interessamenti per ingaggiarlo.
milik, gli infortuni e la voglia di lottare
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Proprio il martirio di guai muscolari e articolari è, invece, alla base della continua permanenza di Milik nella rosa bianconera. Con pesanti ripercussioni pure sulla salute mentale del polacco. "Depressione è una parola importante e non direi di essere stato clinicamente depresso, ma ho attraversato cadute emotive molto profonde e difficili da gestire. Noi calciatori pensiamo spesso che tutto ruoti intorno a noi. Poi guardi il film al quale partecipavi e ti accorgi che continua senza di te. Sei seduto a lato e nessuno presta più attenzione a te. Mancano adrenalina, dopamina, eccitazione - ha confessato alla radio del suo paese, Rmf -. Ogni volta ricominciava lo stesso ciclo: speranza, allenamento, sorriso, nuovo infortunio, caduta profonda. A un certo punto ho pensato: "Non ce la faccio più". Però dentro di me c'era sempre una voce che mi diceva di continuare nonostante il dolore perché amo il calcio. So che nella vita ci sono problemi molto più gravi e la vita mi ha dato più di quanto potessi sognare, nonostante tutto. Per questo continuerò a lottare: sento di potercela fare e voglio provarci". Legato da un contratto fino al 2027 dopo l'ultima spalmatura del 2025, le uniche due presenze contro Sassuolo e Genoa negli ultimi due anni confermano che sull'attaccante polacco, a meno di miracoli, è parecchio complicato contare. Così, per lui come per Arthur, il rischio di rimanere alla corte di Spalletti senza venire presi in considerazione, è sempre più attuale.








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