Jahmi'us Ramsey: "Dio mi ha portato in Italia. Ora vinco con Trieste, poi torno in Nba"

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Capocannoniere del campionato e candidato mvp, la guardia Usa punta ai playoff: "Possiamo vincere con tutti, lo abbiamo già  dimostrato"

Giuseppe Nigro

Giornalista

14 aprile - 09:14 - MILANO

Un giocatore come Jahmi’us Ramsey in Italia non ce l’ha nessun altro. Candidato mvp della Serie A, è il capocannoniere con 19,9 punti di media, non sparacchiando ma con un’efficienza (60% da due, 40% da tre) che ne racconta il livello superiore. Sulle sue spalle Trieste ha costruito una stagione da playoff, riaccesa adesso dopo mesi complessi: conquistando il derby a Udine che non si giocava in Serie A da 22 anni ha ritrovato due successi di fila che non infilava da febbraio e una vittoria in trasferta che mancava da cinque mesi e mezzo. La luce di Ramsey non si è mai spenta e basta averlo sentito parlare una volta per capire che lui la spiegherà come la luce della fede. A partire dal numero di maglia 37 ("Gesù è risuscitato il terzo giorno e Dio ha creato tutto in sette giorni") ma che per JR va ben oltre: "Circa tre anni e mezzo fa, dico sempre a chi me lo chiede, è come se Dio mi avesse tirato fuori dal fuoco. La mia vita era piena di cose che non avrei dovuto fare, dal punto di vista morale, di quello a cui davo importanza. Non sono io che ho fatto preghiere particolari, è stato Lui che ha cominciato a togliere cose e persone dalla mia vita, come se mi dicesse “ora è il momento che tu venga con me”. Dio mi ha scelto, non l’ho scelto io. Ma lo farò per sempre da ora in poi. E lo ringrazio".

Cosa l’ha convinta che Trieste fosse la scelta giusta? 

"Prima di tutto, come sempre, ho pregato per questo. E poi ha giocato una grande parte la chiacchierata che ho fatto con Mike (Arcieri, il gm di Trieste, ndr): la sua chiamata con me e mia moglie è stata molto calorosa e stimolante. Così siamo andati dove pensavamo che Dio ci stesse guidando. E ci piace". 

Cos’ha trovato di unico? 

«Il miglior pane e la miglior pasta mai mangiate. Quale pasta? Quella verde (pesto, ndr), e quella con la carne (ragù, ndr). E c’è anche il miglior formaggio".

Aveva giocato tra Nba e G-League: perché adesso l’Europa?

 "Volevo solo prendere una strada diversa, pensando ai miei obiettivi personali da raggiungere. Cioè arrivare al livello più alto, in Nba, facendo una rotta differente". 

Quanto crede al ritorno in Nba?

 "Tanto. Penso che sia realistico e che sia solo una questione di tempo. Lezioni imparate essendoci già stato? Tante, ne dico solo una: la percezione conta tanto". 

Dopo una stagione così, prossimo passo Eurolega? 

"Sarebbe una grande possibilità. Non chiudo la porta a niente che Dio ha in serbo per me. Se è Nba, Eurolega o dovunque sia, lì sarò. Prima sono focalizzato sul chiudere al meglio questa stagione". 

Cos’ha trovato di diverso nel basket europeo?

"Non ho trovato una grande differenza perché come dico sempre qui è come il basket universitario, ed è stato come tornare ai miei anni a Texas Tech. E quello che mi piace è che anche i tifosi sono come al college: ogni partita è importante. In Nba e G-League non è lo stesso. Il clima che in Nba c’è ai playoff qui c’è nelle partite normali. È quello che mi piace". 

Il clima che in Nba si respira solo ai playoff, in Europa c’è nelle partite normali. Per i nostri tifosi ogni partita è importante

Cosa è cambiato in squadra col cambio di allenatore? 

"Buona domanda... Passo".

Quanto hanno inciso in spogliatoio le voci sul futuro del club? 

"Posso parlare solo dalla mia prospettiva. Ho sentito le voci ma non ne so molto a riguardo, non ho molto da commentare. Sono concentrato sul campo".

 Dove può arrivare Trieste? 

"Vogliamo vincere il campionato, come tutti. Come? Per prima cosa dobbiamo competere ogni volta. Poi attenerci al piano partita. Se competiamo e ci atteniamo al piano partita, abbiamo buone possibilità con tutti". 

Dimostrate battendo Milano. 

"Assolutamente. E anche in alcune sconfitte, come a Tenerife. Lo abbiamo fatto vedere".

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