Iran, Netanyahu oggi da Trump: sul tavolo anche opzioni militari contro Teheran

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Secondo la Cnn, i due leader discuteranno dell'ipotesi in caso di fallimento dei colloqui Usa-Iran durante il faccia a faccia. Il tycoon tra avvertimenti e via diplomatica, Teheran lancia il monito agli Stati Uniti

Dopo l'ultimo incontro di dicembre, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu oggi sarà nuovamente alla Casa Bianca per un faccia a faccia con il presidente americano Donald Trump. Sul tavolo dei due leader, centrale la questione Iran ma anche, rivela la Cnn, le possibili opzioni militari contro Teheran qualora i negoziati con gli Usa dovessero fallire.

L'incontro è fissato per le 11 ora locale - le 17 in Italia - e almeno per il momento non sono previste conferenze stampa né dichiarazioni sia prima che dopo il meeting.

La visita di Netanyahu arriva a sorpresa rispetto ai programmi: come ha spiegato il Times of Israel, al primo ministro israeliano è stato chiesto di anticipare l'incontro con il tycoon, un segnale - nota il giornale - di preoccupazione per la direzione che potrebbero prendere i colloqui tra Washington e Teheran.

La visita negli Usa del 18-22 febbraio del premier israeliano non è intanto stata cancellata, ha spiegato un funzionario israeliano citato dal quotidiano. La prossima settimana, Netanyahu dovrebbe infatti partecipare alla riunione del Consiglio per la Pace, il 19 febbraio, e intervenire alla conferenza dell'Aipac (American Israel Public Affairs Committee) il 22 febbraio.

Cnn: "Opzioni militari sul tavolo di Trump e Netanyahu"

Netanyahu, secondo la Cnn, intende quindi discutere con il presidente Trump su possibili opzioni militari contro l'Iran durante l'incontro di oggi alla Casa Bianca. E questo mentre Tel Aviv prepara piani di emergenza nel caso in cui i colloqui tra Usa e Iran dovessero fallire.

Secondo una delle fonti, Israele resta scettico sull'esito dei negoziati avviati venerdì scorso in Oman tra Washington e Teheran. Per questo Netanyahu intende insistere con Trump sulla necessità di tutelare gli interessi israeliani e di mantenere la piena libertà di azione militare del suo Paese anche nell'ambito di un eventuale accordo.

Netanyahu, ha aggiunto una fonte, intende presentare anche a Trump nuove informazioni di intelligence sulle capacità militari iraniane. "Israele è preoccupato dai progressi dell'Iran nel ripristinare le scorte e le capacità di missili balistici ai livelli precedenti alla guerra di 12 giorni", ha affermato la fonte, sostenendo che, secondo le valutazioni israeliane, senza un intervento Teheran potrebbe disporre di 1.800-2.000 missili balistici nel giro di settimane o mesi.

"Il primo ministro Netanyahu ritiene che qualsiasi accordo non debba solo impedire all'Iran di tentare di riarmarsi con armi nucleari ed eliminare ogni possibilità di arricchimento dell'uranio", ha intanto spiegato ieri un funzionario israeliano al Times of Israel, "ma anche limitare i missili balistici e garantire la cessazione del sostegno e del finanziamento al terrorismo da parte dell'asse del male".

Lo stesso Netanyahu, prima di imbarcarsi per gli Usa, ha spiegato alla stampa che i colloqui si concentreranno sulla Striscia di Gaza, sulla situazione regionale e, "in primo luogo", sui negoziati con l'Iran. Parlando con i giornalisti prima del decollo, il capo del governo israeliano ha dichiarato che chiarirà a Trump quali sono i "principi fondamentali" di Israele per qualsiasi trattativa con Teheran, sottolineando che si tratta di elementi essenziali "non solo per Israele, ma per chiunque desideri la pace e la sicurezza".

Trump tra avvertimenti e diplomazia

La posizione del tycoon sul tema è intanto netta. L'Iran, ha detto Trump interpellato dall'emittente israeliana Channel 12, "non possiederà missili o armi nucleari". Trump ha poi aggiunto di stare valutando l’invio di una seconda portaerei in Medio Oriente in vista di una possibile azione militare se i negoziati con l’Iran dovessero fallire.

"Abbiamo un’armata che si sta dirigendo laggiù e un’altra potrebbe partire", ha dichiarato ad Axios, aggiungendo di starci "pensando". "O faremo un accordo, oppure dovremo fare qualcosa di molto duro come l’ultima volta", ha aggiunto riferendosi ai raid statunitensi contro siti nucleari iraniani dello scorso giugno.

Il presidente americano ha però spiegato di aspettarsi per la prossima settimana un nuovo round di colloqui con l'Iran e si è detto fiducioso sulla via diplomatica: secondo lui Teheran "vuole disperatamente un accordo" ed è più disponibile che in passato perché sente la pressione militare.

"L’ultima volta non credevano che l’avrei fatto. Hanno esagerato", ha affermato ad Axios, sostenendo che questa volta i colloqui sono "molto diversi". Trump ha aggiunto che un’intesa dovrebbe riguardare il nucleare iraniano e, a suo avviso, potrebbe includere anche i missili balistici: "Possiamo fare un grande accordo con l’Iran".

Il tycoon ha aggiunto di non pensare che Netanyahu sia nervoso per i negoziati: "Anche lui vuole un accordo. Vuole un buon accordo".

Poi, intervistato da 'Fox Business' ha ribadito: "Come sapete, in questo momento abbiamo una massiccia flottiglia diretta verso l’Iran. Vedremo cosa succede. Credo che vogliano fare un accordo. Penso che sarebbero sciocchi a non farlo".

Secondo quanto riferisce il Wall Street Journal che cita funzionari dell'amministrazione Trump, gli Stati Uniti tra le opzioni sul tavolo avrebbero anche valutato il sequestro delle petroliere iraniane per far pressione su Teheran ma per ora avrebbero rinunciato "preoccupati per la quasi certa ritorsione del regime e per l’impatto sui mercati petroliferi globali".

Questa opzione, rileva il quotidiano economico Usa, "è una delle tante opzioni che la Casa Bianca sta discutendo per costringere Teheran a raggiungere un accordo che limiti il suo programma nucleare" ma è anche un'opzione che rischierebbe di scatenare una pesante ritorsione: "È probabile che l'Iran risponda a un intensificarsi della repressione statunitense sequestrando petroliere che trasportano petrolio dagli alleati statunitensi nella regione o addirittura minando lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa fino al 25% delle forniture mondiali di petrolio. Entrambe le mosse probabilmente faranno salire drasticamente i prezzi del petrolio, rischiando di provocare una tempesta politica per la Casa Bianca".

Il monito di Teheran agli Usa su Israele

Dal canto suo, in vista dell'incontro Teheran ha lanciato l'ennesimo monito agli Usa e a Trump. "L'Iran - ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri di Esmail Baqaei - sta negoziando con gli Stati Uniti. E' la Casa Bianca che deve operare libera da pressioni esterne, in particolare da parte di Israele, che ignora gli interessi della regione e persino gli interessi americani".

La scorsa settimana alti funzionari iraniani e statunitensi hanno tenuto dei colloqui in Oman, che entrambe le parti hanno definito positivi. Lunedì Teheran ha proposto possibili concessioni sulle sue scorte di uranio arricchito, ma rifiuta in ogni caso di discutere del suo programma missilistico o del suo sostegno alle milizie armate in tutto il Medio Oriente.

L'offerta agli Usa è arrivata dal capo dell'Organizzazione per l'energia atomica iraniana, Mohammad Eslami, che ha spiegato come durante i colloqui tra Iran e Stati Uniti siano stati affrontati non solo aspetti tecnici, legati al programma nucleare, ma anche questioni politiche.

Sui colloqui indiretti si è tenuta nei giorni scorsi una riunione a porte chiuse del Parlamento iraniano con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate, Abdolrahim Mousavi. La sessione si è conclusa "ribadendo che sono inaccettabili i negoziati sotto minaccia", sintetizza l'agenzia Mehr. Ai giornalisti Abbas Goudarzi, portavoce dell'Ufficio di presidenza del Parlamento, ha voluto sottolineare come la presenza di Araghchi e del generale Mousavi sia servita a far passare il messaggio che in Iran diplomazia e difesa "operano" in modo "complementare".

I parlamentari, riporta ancora la Mehr, hanno insistito su negoziati "da una posizione di forza" e sulla "difesa" del nucleare dell'Iran descritto come "linea rossa non negoziabile". La Repubblica Islamica ha sempre rivendicato la natura pacifica del suo programma e ha sempre respinto l'ipotesi 'arricchimento zero' così come trattative sul programma missilistico.

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