Fonti del Ministero riferiscono che il ceppo è ritenuto a bassa patogenicità, ma resta il rischio del salto di specie
Giacomo Martiradonna
26 marzo - 17:30 - MILANO
Identificato in Lombardia il primo caso di influenza aviaria nell'uomo mai documentato in Italia. Si tratta di una persona con patologie pregresse, proveniente da un Paese extraeuropeo e attualmente ricoverata. Secondo quanto reso noto dal ministero della Salute, l'infezione non è stata contratta nel nostro Paese, ma in Africa, dove l'uomo sarebbe entrato in contatto con il ceppo aviario A(H9N2). È il primo episodio umano di H9N2 rilevato in Europa e gli elementi raccolti finora sembrano escludere una diffusione secondaria sul territorio nazionale. I soggetti entrati in contatto con il paziente (sanitari, familiari e passeggeri dello stesso volo) sono stati tutti rintracciati e sottoposti a test, con esito negativo. Un dato che, unitamente alle caratteristiche del virus, contribuisce a escludere al momento l'ipotesi del contagio da uomo a uomo.
Che cos'è il ceppo H9N2
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Il virus individuato nel paziente ricoverato in Lombardia appartiene al ceppo aviario H9N2, una variante caratterizzata da una bassa patogenicità negli uccelli e da una virulenza nell’uomo "non particolarmente elevata". In un'intervista all'Ansa, Gianni Rezza ha escluso una situazione di emergenza in Italia; dal 2000, ha osservato l'epidemiologo, sono stati diagnosticati oltre 170 casi umani di H9N2 senza che sia mai stata identificata una trasmissione interumana. Nella maggior parte dei casi umani, inoltre, le infezioni riconducibili a questo ceppo risultano per lo più asintomatiche oppure si manifestano con sindromi simil-influenzali.
Influenza aviaria, controlli al via
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Immediato il coordinamento del ministero della Salute con la Regione Lombardia, di concerto con l'Istituto Superiore di Sanità e con il gruppo degli esperti del laboratorio di riferimento nazionale. "Attualmente non si rilevano criticità e la situazione è costantemente monitorata", spiegano fonti del dicastero. Il caso lombardo si discosta dunque dai precedenti, che invece erano associati a ceppi più aggressivi di influenza aviaria. In passato, casi umani dovuti a H5N1, per quanto rari, sono stati segnalati in Inghilterra, Spagna e Turchia, oltreché in Asia e Africa. Dall'inizio degli anni Duemila, i contagi umani da H5N1 a livello globale sono stati circa un migliaio e tutti associati a un'elevata letalità. In generale, il contagio nell’uomo avviene attraverso l'esposizione diretta a pollame infetto oppure ad ambienti e materiali contaminati.
Il problema del salto di specie
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Anche se non c'è un pericolo nell'immediato, resta attivo il monitoraggio a causa del potenziale zoonotico dei virus influenzali. Il pericolo, in altre parole, sta nel rischio di spillover, cioè nel cosiddetto salto di specie. Un processo che potrebbe conferire al virus la capacità di trasmettersi direttamente tra gli esseri umani, dando così il via a potenziali dinamiche pandemiche.








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