Con una lettera sui social, il presidente della Fifa ha attaccato chi ha criticato la Coppa: "Mi dispiace che siate stati così sopraffatti dall'odio e dalle critiche da perdervi tutto"
27 luglio - 16:42 - MILANO
La miglior difesa è l'attacco, dicono alcuni. Ma deve essere ragionato, basato su solide fondamenta, non scomposto e con una sottile (mah, nemmeno troppo) vena polemica che sa quasi di vendetta. Gianni Infantino ha voluto strombazzare al mondo quanto sia stato bello il "suo" Mondiale, che successo abbia avuto. E mal ne incolga a chi osa dire il contrario. Il messaggio urbi et orbi del deus ex machina è stato affidato ai social e al sito della Fifa, un "volemose male" destinato a dividere, a firma dell'uomo che alla vigilia sbandierava ai quattro venti come con la "sua" Coppa avrebbe "unito il mondo, è qui che si farà la storia".
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"A tutti coloro che si sono persi il nostro bellissimo sport, le emozioni, le celebrazioni, le risate, le lacrime, gli inganni e la gioia. A tutti voi che vi siete persi l'occasione di vedere bambini, neonati, nonni e genitori riunirsi per questo splendido evento, chiedo scusa perché le partite sono finite e mi dispiace che vi siate persi tutta quella gioia e quell'unione - si legge nel messaggio del presidente Fifa -. Mi dispiace che siate stati così sopraffatti dall'odio e dalle critiche da perdervi tutto. A coloro che, dietro le loro penne e carte, dietro i loro schermi, diffondono odio e false voci, voglio dire che mentre voi siete seduti in seconda fila, noi della Fifa siamo in prima linea a organizzare, lavorare sodo e offrire il miglior spettacolo del mondo. Mentre voi vi nascondete, noi esploriamo le strade di Canada, Messico e Stati Uniti, parliamo con i fan, interagiamo con le persone e garantiamo la sicurezza di tutti. Mentre voi vi dividete, noi ci uniamo". Ma non ditelo agli iraniani, trattati come appestati (per non spingerci oltre), al povero arbitro Somalo spedito a casa con l'accusa di essere un terrorista (sfortunato caso di omonimia, ci diranno poi), al "nostro meraviglioso calcio" piegato alle leggi del denaro, con le pause per gli spot tv spacciati per "hydration break", anche quando si giocava al chiuso con l'aria condizionata.
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"Mentre voi seminavate odio, noi lavoravamo instancabilmente per unire due Paesi in guerra - ha proseguito Infantino -. L'Iran è entrato negli Stati Uniti senza incidenti né conflitti. Quando la squadra iraniana ha iniziato a giocare, tutti i cori contro di loro si sono trasformati in un unico inno. I tifosi sono diventati il Paese, sono diventati la squadra e hanno sostenuto il Team Melli. Questo è il potere del calcio. La squadra iraniana ha ottenuto i visti per entrare perché il calcio è sinonimo di pace. Non di politica. Il calcio è sinonimo di unità, non di divisione. Il calcio è più grande dell'odio e della discriminazione". Non esattamente dello stesso parere è stato il capitano iraniano, l'ex nerazzurro Mehdi Taremi: "È un Mondiale disastroso, un disastro. La Fifa doveva risolvere ogni problema qui ma purtroppo non sono riusciti a risolvere nulla fin dall'inizio. Il signor Infantino è venuto nel nostro spogliatoio dopo la prima partita contro la Nuova Zelanda e ha detto: 'È solo l'inizio...' ma la fase a gironi finisce domani. Com'è possibile che dobbiamo sempre viaggiare da Tijuana (Messico, sede obbligata del ritiro degli iraniani, ndr.)? Non è giusto. Secondo noi non è giusto. È giusto per la Fifa? Ok, bene per loro. Ma non è giusto. Chi vuole aiutarci? Se ci vogliono fuori, allora ok, lo faranno". E così è stato, al netto di meriti o demeriti sportivi.
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Ciliegina sulla torta, il caso Balogun, il centravanti Usa espulso, squalificato, poi "graziato" dopo la telefonata di Trump a Infantino. Tutto ok per il numero uno Fifa: "In effetti, decisioni arbitrali 'discutibili' o provvedimenti disciplinari 'strani', come ad esempio cartellini rossi o gialli potenzialmente errati o successive decisioni di non squalificare i giocatori in determinate situazioni, sono prassi comune e ampiamente accettate in alcuni dei campionati più importanti del mondo". Non risulta, non dopo la telefonata di un Capo di Stato. E poi la conclusione: "Alle penne e alla carta, a tutti gli schermi, possiate voi trovare amore e pace dove le persone alle vostre spalle non sono riuscite a trovarli. Che possiate trovare la pace; noi della Fifa abbiamo trovato la nostra e la diffondiamo offrendo la Coppa del Mondo più straordinaria di sempre. Che il calcio si elevi al di sopra di ogni odio". Compreso il suo per chi lo critica.
La Gazzetta dello Sport
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