(di Francesco Gallo)
Ilenia Pastorelli, quarant'anni di
vera spontaneità, è divisa tra Dario Argento, la passione per
'House of the Dragon' e gli strali verso un cinema poco
autentico e che non sa parlare alla gente di periferia. Intanto
Argento, perché dopo 'Occhiali scuri' in cui era stata diretta
dal maestro del brivido italiano torna a lavorare con lui da
protagonista in 'Carne della mia carne' di Nunzio Altobelli,
film tratto appunto da una sceneggiatura del regista.
"È un film molto tosto. È uno di quei ruoli femminili che amo
tanto e che solo Argento sa fare così, insomma sono sempre
contenta di partecipare a cose sue. Interpreto un'infermiera
vedova con una figlia adolescente che scompare improvvisamente e
che decide di indagare personalmente, aiutata dal suo compagno,
un poliziotto interpretato da Alessio Boni", ha raccontato
l'attrice al Filming Sardegna Festival di Tiziana Rocca.
Ma il sogno di Pastorelli è un altro: "Adesso è iniziata la
quarta stagione di 'The House of Dragon' e io ne vado matta -
dice con entusiasmo da fan - farei qualsiasi cosa per recitare
in quella serie. Cosa vorrei fare? Sicuramente la Regina
(Rhaenyra Targaryen, ndr)".
Non manca un cenno polemico sul cinema: "Ma come mai al
cinema anche in borgata spunta la zia ricca che parla in
romanaccio? Mi è capitato a Ponza: dei ragazzi su un barca di 50
metri parlano di fare un film su Tor Bella Monaca e sui coatti
di periferia, perché hanno empatizzato con la Magliana e Tor
Bella Monaca. Ma in quei posti - dice l'attrice alzando gli
occhi al cielo - non ci so' nati! Non l'hanno mai vista Tor
Bella Monaca! Se il cinema italiano non incassa, parliamoci
chiaro, a volte è un problema di autenticità e molto spesso
perché è una grande rottura".
E ancora l'attrice: "Si fanno troppo spesso film per gli
addetti ai lavori e non per il pubblico. Mia zia di Torre Angela
non si riconosce in certi film ambientati nelle periferie,
perché vengono raccontati con uno sguardo radical chic. O sei
Claudio Caligari e fai Amore tossico, perché conosci davvero
quel mondo, oppure rischi di raccontare qualcosa di finto. È
questo il problema".
Nata a Roma il 24 dicembre 1985, Ilenia Pastorelli, dopo aver
lavorato come modella e aver raggiunto la popolarità con la
dodicesima edizione del Grande Fratello, ha fatto il grande
salto al cinema debuttando sul grande schermo con Lo chiamavano
Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Oggi il reality può essere come
allora un trampolino di lancio? "Avevo 24 anni e mi dissero: se
varchi quella porta noi ti diamo un tot, ed era quanto
guadagnava mia madre in un anno, quindi io quella porta l'ho
varcata. Mi avevano detto che sarei durata due o tre settimane,
invece sono rimasta sei mesi. Non sognavo di fare l'attrice fin
da bambina, non dicevo certo a mia madre che volevo entrare al
Centro Sperimentale, non sapevamo nemmeno cosa fosse. C'è una
differenza enorme tra chi può permettersi di inseguire certi
sogni e chi no. Poi è successo qualcosa di imprevedibile. Nicola
Guaglianone guardava il Grande Fratello e, senza che io lo
sapessi, scriveva il personaggio pensando a me. Un giorno
Gabriele Mainetti mi chiamò per un provino, pensavo fosse uno
scherzo. Ci ha messo due anni a decidere di prendermi. Ogni tre
mesi mi richiamava e mi diceva: 'Sei bravissima, però forse
prendo un'attrice più famosa'. Poi cambiava idea. A Gabriele
Mainetti devo tutto. È stato il primo regista che, durante i
provini, mi convinceva che potessi fare l'attrice, invece del
contrario. Mi diceva: 'Guarda che tu sei un'attrice'. E io
rispondevo: 'Se lo dici tu…'".
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