Il tennis rimedio per la noia, la scelta americana e le Next Gen. Ma a Kecmanovic serve un miracolo

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Il serbo sarà il primo avversario a Wimbledon di Jannik, che lo ha sempre battuto

Lorenzo Topello

Collaboratore

28 giugno 2026 (modifica alle 18:38) - MILANO

“Cosa devo fare contro Sinner? Rimanere calmo, il più possibile. Non devo farmi condizionare dalle sue accelerazioni”. Virgolettato dell’ultim’ora da Wimbledon? Non proprio: conferenza stampa del novembre 2019, dalla pancia dell’Allianz Cloud di Milano. Contesto: vigilia delle semifinali Next Gen Finals. E il mittente? Era Miomir Kecmanovic, ai tempi l’ultima promessa del tennis serbo: nato a Belgrado come Djokovic, ha provato a scrollarsene di dosso il pesante termine di paragone per costruire uno spazio tutto suo fra righe e corridoi. Fra Miomir e Jannik la storia nasce in Next Gen e prosegue in giro per il mondo, tra l’Australia, gli Stati Uniti e Wimbledon. Sull’erba inglese i due hanno già giocato: quella volta, più che una partita, l’azzurro girò un remake di Fast and Furious. 

CONTRO LA NOIA

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C’è chi il tennis lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione: Miomir Kecmanovic ha cominciato per contrastare la prima e lo ha reso la seconda. Galeotta una vacanza sul monte Zlatibor con la famiglia: il belgradese (classe ’99) ha sei anni e quindi non contempla l’idea del dolce far niente, così i nonni gli mettono in mano una racchetta e lo portano a fare un giro nel vicino campo da tennis. Folgorazione immediata: Miomir vince tornei giovanili in serie e viene notato da un agente che bussa alla porta dei genitori- entrambi stimati medici nella capitale serba- e fa notare che il ragazzino ha potenzialità da capogiro. Solo che dovrebbe svilupparle negli Stati Uniti, non a Belgrado. La famiglia riflette e dà luce verde. Kecmanovic, appena adolescente, vola in Florida dove si forma come il classico giocatore da cemento: dritto mortifero e ricerca della solidità da fondo campo. La ricetta funziona perché non è neanche maggiorenne quando vince l’Orange Bowl (battendo in finale il coetaneo Tsitsipas) e soprattutto diventa numero 1 junior. 

EFFICACE

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Nella vita di Kecmanovic, Sinner entra prestissimo. Nastro di nuovo riavvolto al 2019, quando i due hanno già fatto parlare il circuito giovanile e si incrociano in semifinale alle Next Gen Finals. A Milano scoppia per la prima volta la Sinner-mania, perché l’azzurro macina vittorie in serie e prepara così la sfida col serbo: “Non lo conosco benissimo, devo studiarlo ancora un po’, ma mi sembra molto efficace e concreto”. Infatti il primo mini-set (si arriva a quattro game, non a sei) va a Kecmanovic. Prima della remuntada dell’altoatesino che in poco più di un’ora vince tre parziali e si prende la finale. Sarà suo anche il titolo, il giorno dopo. Sinner e il serbo hanno condiviso altre tre sfide in carriera, stavolta tutte nel circuito maggiore, ma con lo stesso esito delle Next Gen: solo spunte verdi per Jannik. Con uno zoom al febbraio 2021 in quel di Melbourne: non è l’Australian Open, ma il torneo 250 di preparazione. E l’azzurro prevale 7-6 6-4 in due ore di gioco, venendo a capo della tenace resistenza di Kecmanovic che nel primo parziale gli fa giocare un tie break infinito: prove di solidità. Altra sfida a Cincinnati nel 2022, ma le ostilità durano un set e mezzo perché il balcanico si ritira per un problema fisico. 

DUE TITOLI

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 Se nasci a Belgrado a fine anni Novanta devi imparare presto a pronunciare la parola coraggio, e Kecmanovic lo ha sempre saputo: “Io ora non ho paura di nulla. So bene che non è tutto rose e fiori, ma sono pronto a raccogliere le sfide del tennis e della vita. Non sono uno che si stancherà presto di girare il mondo per tornei” promette a inizio carriera. E mantiene almeno in parte, in effetti: vince un paio di titoli (sulla terra di Kitzbuhel nel 2020 e sul cemento di Delray Beach nel 2025), sale fino al numero 27 della classifica nel gennaio 2023 (best ranking) e scende a patti da subito con l’idea che non diventerà un cannibale come Djokovic, perché la pressione è meglio togliersela di dosso il prima possibile. Vive di alti e bassi, come tutti. Lo dimostra all’ultimo Australian Open, smarrito precocemente anche perché “ho perso mia nonna a Natale, e in questo momento il tennis non è la priorità”. Il tempo di ricaricare le batterie e un mese dopo batte Zverev ad Acapulco, facendosi strada fino alla semifinale. 

FUORISERIE

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Su erba Kecmanovic ha all’attivo una finale, curiosamente giocata (e persa) contro un italiano: Atp 250 di Antalya 2019, contro Sonego. A Wimbledon non è mai andato oltre il terzo turno, e una volta è stato a causa di Jannik: nel 2024 i due si incrociano per un posto agli ottavi e Sinner innesta da subito marce da fuoriserie, come le auto di Formula 1 che tanto gli piacciono. Il numero 1 al mondo chiude in tre set impiegando appena un’ora e mezzo, roba da Fast and Furious: “Sono molto soddisfatto della prestazione, è stata una lunga giornata e sono felice di averla chiusa in tre parziali. Mi sentivo molto a mio agio sul campo. Come mi sono preparato alla partita? Mi sono allenato, ho dormito, ho guardato un po’ il tennis e un po’ il calcio”. Ecco un lato in comune con Kecmanovic: vietato cedere alla noia.

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