Il serbo sarà il primo avversario a Wimbledon di Jannik, che lo ha sempre battuto
“Cosa devo fare contro Sinner? Rimanere calmo, il più possibile. Non devo farmi condizionare dalle sue accelerazioni”. Virgolettato dell’ultim’ora da Wimbledon? Non proprio: conferenza stampa del novembre 2019, dalla pancia dell’Allianz Cloud di Milano. Contesto: vigilia delle semifinali Next Gen Finals. E il mittente? Era Miomir Kecmanovic, ai tempi l’ultima promessa del tennis serbo: nato a Belgrado come Djokovic, ha provato a scrollarsene di dosso il pesante termine di paragone per costruire uno spazio tutto suo fra righe e corridoi. Fra Miomir e Jannik la storia nasce in Next Gen e prosegue in giro per il mondo, tra l’Australia, gli Stati Uniti e Wimbledon. Sull’erba inglese i due hanno già giocato: quella volta, più che una partita, l’azzurro girò un remake di Fast and Furious.
CONTRO LA NOIA
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C’è chi il tennis lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione: Miomir Kecmanovic ha cominciato per contrastare la prima e lo ha reso la seconda. Galeotta una vacanza sul monte Zlatibor con la famiglia: il belgradese (classe ’99) ha sei anni e quindi non contempla l’idea del dolce far niente, così i nonni gli mettono in mano una racchetta e lo portano a fare un giro nel vicino campo da tennis. Folgorazione immediata: Miomir vince tornei giovanili in serie e viene notato da un agente che bussa alla porta dei genitori- entrambi stimati medici nella capitale serba- e fa notare che il ragazzino ha potenzialità da capogiro. Solo che dovrebbe svilupparle negli Stati Uniti, non a Belgrado. La famiglia riflette e dà luce verde. Kecmanovic, appena adolescente, vola in Florida dove si forma come il classico giocatore da cemento: dritto mortifero e ricerca della solidità da fondo campo. La ricetta funziona perché non è neanche maggiorenne quando vince l’Orange Bowl (battendo in finale il coetaneo Tsitsipas) e soprattutto diventa numero 1 junior.
EFFICACE
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Nella vita di Kecmanovic, Sinner entra prestissimo. Nastro di nuovo riavvolto al 2019, quando i due hanno già fatto parlare il circuito giovanile e si incrociano in semifinale alle Next Gen Finals. A Milano scoppia per la prima volta la Sinner-mania, perché l’azzurro macina vittorie in serie e prepara così la sfida col serbo: “Non lo conosco benissimo, devo studiarlo ancora un po’, ma mi sembra molto efficace e concreto”. Infatti il primo mini-set (si arriva a quattro game, non a sei) va a Kecmanovic. Prima della remuntada dell’altoatesino che in poco più di un’ora vince tre parziali e si prende la finale. Sarà suo anche il titolo, il giorno dopo. Sinner e il serbo hanno condiviso altre tre sfide in carriera, stavolta tutte nel circuito maggiore, ma con lo stesso esito delle Next Gen: solo spunte verdi per Jannik. Con uno zoom al febbraio 2021 in quel di Melbourne: non è l’Australian Open, ma il torneo 250 di preparazione. E l’azzurro prevale 7-6 6-4 in due ore di gioco, venendo a capo della tenace resistenza di Kecmanovic che nel primo parziale gli fa giocare un tie break infinito: prove di solidità. Altra sfida a Cincinnati nel 2022, ma le ostilità durano un set e mezzo perché il balcanico si ritira per un problema fisico.
DUE TITOLI
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Se nasci a Belgrado a fine anni Novanta devi imparare presto a pronunciare la parola coraggio, e Kecmanovic lo ha sempre saputo: “Io ora non ho paura di nulla. So bene che non è tutto rose e fiori, ma sono pronto a raccogliere le sfide del tennis e della vita. Non sono uno che si stancherà presto di girare il mondo per tornei” promette a inizio carriera. E mantiene almeno in parte, in effetti: vince un paio di titoli (sulla terra di Kitzbuhel nel 2020 e sul cemento di Delray Beach nel 2025), sale fino al numero 27 della classifica nel gennaio 2023 (best ranking) e scende a patti da subito con l’idea che non diventerà un cannibale come Djokovic, perché la pressione è meglio togliersela di dosso il prima possibile. Vive di alti e bassi, come tutti. Lo dimostra all’ultimo Australian Open, smarrito precocemente anche perché “ho perso mia nonna a Natale, e in questo momento il tennis non è la priorità”. Il tempo di ricaricare le batterie e un mese dopo batte Zverev ad Acapulco, facendosi strada fino alla semifinale.
FUORISERIE
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Su erba Kecmanovic ha all’attivo una finale, curiosamente giocata (e persa) contro un italiano: Atp 250 di Antalya 2019, contro Sonego. A Wimbledon non è mai andato oltre il terzo turno, e una volta è stato a causa di Jannik: nel 2024 i due si incrociano per un posto agli ottavi e Sinner innesta da subito marce da fuoriserie, come le auto di Formula 1 che tanto gli piacciono. Il numero 1 al mondo chiude in tre set impiegando appena un’ora e mezzo, roba da Fast and Furious: “Sono molto soddisfatto della prestazione, è stata una lunga giornata e sono felice di averla chiusa in tre parziali. Mi sentivo molto a mio agio sul campo. Come mi sono preparato alla partita? Mi sono allenato, ho dormito, ho guardato un po’ il tennis e un po’ il calcio”. Ecco un lato in comune con Kecmanovic: vietato cedere alla noia.










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