"Rendere autonomi e complementari giudici e pubblici ministeri, affinché l'arbitro sia libero da ogni vincolo e da ogni influenza, distinto da chi esercita l’accusa". È uno degli argomenti centrali dei sostenitori del 'Sì' al referendum sulla riforma della Giustizia.
Per il comitato 'Camere penali per il Sì', in particolare, "un giudice terzo è la prima garanzia di libertà, perché altrimenti non ci può essere il necessario riequilibrio del potere del pubblico ministero". Quindi "la separazione delle carriere rafforza la figura del giudice e restituisce fiducia, equilibrio e credibilità alla giustizia". Da qui la convinzione che la riforma - predisponendo due distinte tipologie di carriere, requirenti e giudicanti - "riporterebbe chiarezza in un sistema in cui oggi pm e giudici appartengono alla stessa organizzazione".
Per il Comitato, "questa separazione assicura l’autonomia del giudice rispetto al pubblico ministero e aiuta a difendere l’indipendenza della magistratura da ogni condizionamento politico, ideologico o corporativo, rafforzando la sua funzione di garanzia". In Italia si realizzerebbe quindi ciò che avviene "in tutte le democrazie consolidate in Europa", perché "l’Italia rappresenta oggi un’anomalia assoluta" e "si allineerebbe così ai modelli liberali ed evoluti, per coerenza con la propria Costituzione e con il principio di separazione dei poteri".
Lo schieramento del 'Sì' sostiene anche il "sorteggio dei componenti del Csm, affinché vengano "superate le logiche del correntismo che condizionano nomine e carriere, facendo prevalere l’appartenenza sul merito e sulle competenze". Inoltre "l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare - i cui componenti sarebbero selezionati per sorteggio e in parte nominati dal Presidente della Repubblica - garantirebbe finalmente che le responsabilità dei magistrati siano valutate con terzietà e trasparenza".
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