Il primo vincitore del Mondiale? L'arbitro somalo Artan

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Rimandato a casa dagli Usa dalle strettissime misure di controllo statunitensi, è stato accolto come un eroe a Mogadiscio

In genere, i primi che rientrano da un Mondiale trovano pomodori all’aeroporto. Invece, Omar Abdulkadir Artan, l’arbitro somalo cacciato da Usa ’26, sbarcato a Mogadiscio, ha ricevuto un’accoglienza trionfale dalla sua gente: bandiere, orgoglio e solidarietà. Artan, giunto a Miami, miraggio di libertà per molti cubani, è stato rimpatriato dopo 11 ore di interrogatorio e un passaggio in carcere, col sospetto di avere rapporti con il gruppo militare somalo Al Shabaab, data la sinistra omonimia con un leader della cellula islamica. Comprensibile la delusione del giovane arbitro che per 4 anni ha rincorso un sogno alla periferia del calcio, con passione e talento: miglior arbitro africano del 2025. Ce l’aveva fatta, ma al momento di mettersi il fischietto in bocca, gli hanno mostrato il rosso: fuori! Come l’ha protetto la Fifa? Infantino, docile amico di Trump, ha spiegato: "Non possiamo controllare tutto". Cioè: "Ero girato dall’altra parte". 

la supercoppa 

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Ieri l’Uefa ha offerto ad Artan la direzione della prossima Supercoppa europea, il 12 agosto a Salisburgo: Psg-Aston Villa. A Ceferin non è parso vero di poter infilare un dito nell’occhio di Infantino: "Il calcio è fatto per unire. L’Uefa esprime rispetto a Omar Artan, arbitro eccellente". Certo, la Supercoppa non è il Mondiale, ma intanto arbitrerà comunque Olise e Dembélé, e poi ha solo 34 anni, potrà rifarsi al prossimo Mondiale che toccherà la sua Africa (Marocco). Quello americano è partito ieri dal Messico di cui Trump voleva murare il confine, ma c’è già un vincitore: Omar Abdulkadir Artan, accolto in patria da eroe. Quando mai, un arbitro?

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