Il politologo iraniano Afrasiabi fa causa alla Fifa per "trauma emotivo". La richiesta? Un miliardo di dollari

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L'uomo, che è stato pure consulente ufficiale del team iraniano per i negoziati sul nucleare durante i colloqui con l’amministrazione Obama, ha depositato il ricorso davanti al tribunale federale di Boston chiedendo anche il riconoscimento di una class action a nome di oltre 91 milioni di cittadini iraniani e iraniano-americani

Una sogna l’impresa impensabile in casa, l’altra è tornata a Teheran tra gli onori, dopo settimane di polemiche e un’eliminazione dolorosa e beffarda. Eppure, ancora non si placa questa tensione mondiale tra Iran e Stati Uniti, che si guardano ancora più in cagnesco quando di mezzo c’è il pallone. L’ultimo atto tira per la giacca direttamente la Fifa: la fine dell’avventura iraniana nella Coppa del Mondo si è appena trasformata, infatti, in una clamorosa e un po’ teatrale battaglia legale. Nello specifico, in una causa da un miliardo di dollari contro la federazione internazionale, il presidente Gianni Infantino e altri dirigenti. A promuoverla, Lotfolah Kaveh Afrasiabi, discusso politologo iraniano residente in Massachusetts, che è stato pure consulente ufficiale del team iraniano per i negoziati sul nucleare durante i colloqui con l’amministrazione Obama. Ha depositato il ricorso davanti al tribunale federale di Boston chiedendo anche il riconoscimento di una class action a nome di oltre 91 milioni di cittadini iraniani e iraniano-americani. 

l'accusa

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Al centro della denuncia, sempre il contestatissimo episodio della sfida con l’Egitto, costato l’eliminazione alla nazionale di Ghalenoei, che pure aveva sperato di essere poi ripescata tra le migliori terze prima dell’ultima beffa: il 3-3 tra Austria e Algeria dal sapore biscottato che ha chiuso anche l’ultima porticina. Nella sfida contro Salah e soci il gol del possibile 2-1 del difensore Shoja Khalilzadeh è stato annullato dal Var per millimetri: secondo Afrasiabi, la revisione video sarebbe stata una decisione “errata” e addirittura “deliberatamente studiata per privare l’Iran della vittoria”. Nella denuncia ha pure citato il commento del sempre misurato Zlatan Ibrahimovic sulla Fox: il milanista aveva definito quella decisione “un furto” e chiesto le scuse della Fifa. La causa, però, va ben oltre il singolo episodio arbitrale e si torna sempre al vecchio argomento: il presunto atteggiamento discriminatorio nei confronti della nazionale iraniana tra frontiere chiuse, visti respinti, impossibilità iniziale di pernottare negli Stati Uniti e obbligo di trasferire il ritiro dall’Arizona a Tijuana, in Messico, visti le restrizioni di Washington. Tutti elementi che, sempre secondo il ricorso, avrebbero creato uno svantaggio competitivo e logistico enorme. In fondo, è ciò che ha sempre sostenuto con tonalità varie la squadra iraniana durante il torneo, definito “un vero disastro” dal capitano ed ex interista Mehdi Taremi. Intervistato dal quotidiano britannico “The Independent”, lo stesso Afrasiabi ha, invece, curiosamente spiegato di considerare perfino “generosa” la richiesta di un miliardo di dollari: “Se avrò una giuria imparziale, potrebbe perfino riconoscere un risarcimento superiore”. Secondo la sua tesi, milioni di iraniani sarebbero stati vittime di un vero e proprio “trauma emotivo” anche per il contesto in cui la loro nazionale ha dovuto preparare il Mondiale: “Quando tratti una squadra come potenziali terroristi, stai trattando così anche il popolo che la sostiene. Una cosa del genere non sarebbe mai successa a una nazionale europea”. 

il negoziatore

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La figura di Afrasiabi resta, comunque, assai controversa. Ex docente universitario ad Harvard e autore di una trentina di libri, nel 2021 era stato arrestato negli Stati Uniti con l’accusa, da lui sempre respinta, di aver operato come agente non registrato per il governo iraniano. Per Washington avrebbe lavorato per oltre dieci anni in modo occulto per influenzare l’opinione pubblica americana a favore del regime di Teheran, mentre lui stesso si è sempre definito un “consulente” impegnato a favorire il dialogo tra i due nemici giurati, Stati Uniti e Iran. Due anni dopo è stato graziato dall’allora presidente Joe Biden nell’ambito di uno scambio di prigionieri tra i due Paesi. Negli ultimi anni ha già intentato altre cause mediatiche, tra cui una contro il notissimo conduttore britannico Piers Morgan, che lo aveva definito semplicemente una “spia iraniana”. Adesso il guanto di sfida va al presidente Infantino, sostenendo che “non abbia fatto nulla per migliorare la situazione” e accusando il governo del calcio di una “flagrante violazione dei propri stessi principi”. Nei prossimi sessanta giorni dovrà notificare formalmente gli atti alla Federazione internazionale, che al momento non ha commentato la vicenda. Afrasiabi, invece, ha già detto che parte dell’eventuale maxi-risarcimento verrebbe data a programmi sportivi per i giovani iraniani.

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