Il Pd punta alla 'coalizione progressista'. 'No' di Calenda

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Una "coalizione progressista" che abbia le "idee chiare su come migliorare la vita delle persone". E' la ricetta che la segreteria del Pd, Elly Schlein, mette in campo in vista delle elezioni amministrative di fine maggio ma che, più in generale, rappresenta l'obiettivo delle prossime elezioni politiche. E' sono proprio le città in cui il campo largo è al governo l'esempio da cui parte la leader Dem per tracciare il perimetro dell'alleanza: "Non c'è migliore garanzia di qualità che vedere quello che le nostre amministrazioni stanno facendo".

Certo, sullo sfondo resta sempre il tema delle primarie, argomento dirimente per il futuro dell'alleanza. Per il momento i leader preferiscono (ufficialmente) parlare dei contenuti, convinti che senza un programma comune non abbia senso discutere di chi debba guidare la coalizione. E gli ultimi sondaggi sembrano indicare che quella sia la direzione giusta. I dati delle rilevazioni di Youtrend evidenziano che i partiti di opposizione, alleati insieme, sono avanti di un punto rispetto al centrodestra. Un trend confermato anche dal sondaggio di Nando Pagnoncelli in cui per la prima volta la maggioranza, Vannacci compreso, si attesterebbe al 46,1% mentre il campo largo al 46,6%. "Su economia, diritti e politica interna le opposizioni sono unite", sottolinea il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia che non nega però i distinguo sulla politica estera, ma aggiunge: "È fisiologico che ci siano delle differenze, e le rivendico, ma quando si costruirà il programma di governo, presenteremo posizioni unitarie sui vari dossier".

Chi si chiama fuori è però Carlo Calenda. Il leader di Azione bolla come "un disastro" un ipotetico governo Conte-Fratoianni-Bonelli e si dice convinto che il centrosinistra sia "con la Meloni, due facce della stessa sciagura". L'idea di Calenda è quella di costruire un progetto alternativo ai due poli che "rappresenti tutti quei riformisti che sono in un'area di centrodestra e centrosinistra".  Diverso invece l'approccio di Ernesto Ruffini, fondatore del movimento civico Più Uno. L'ex numero uno dell'agenzia delle Entrate ha approfittato della festa dei lavoratori per lanciare un appello alle forze progressiste proprio partendo dai temi dell'occupazione: "Apriamoci ad una grande consultazione nazionale - è il ragionamento - partendo dal confronto con le forze sindacali e produttive del Paese, mettiamoci tutti assieme senza calcoli e protagonismi per creare sul campo i contenuti programmatici della nostra proposta politica".

E che la prossima campagna elettorale si giocherà "si tasse e stipendi" è la previsione anche di Matteo Renzi: "Nel 2027 la domanda sarà semplice: dopo cinque anni di cura Meloni, state meglio o peggio di prima? - scrive il leader di Iv sui sociale - le prossime elezioni si giocheranno sugli stipendi e sulle tasse, non sull'ideologia. E la longevità politica di Meloni diventerà la prova del suo fallimento".
   

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