Sono tra le squadre più divertenti e possono essere le guastafeste. Chi vince trova il Canada, poi possibile Francia o Germania
La leggerezza che mettono in campo se la portano da casa. La gioia di giocare per loro è una piacevole abitudine, mai persa a prescindere dai risultati. La sfida tra Olanda e Marocco è potenzialmente la più bella dei sedicesimi e promette spettacolo. Sono tra le squadre più divertenti del torneo e le prime da prendere in considerazione al di fuori del gruppetto delle favorite. Quest’incrocio arriva presto ma mette in palio il titolo di guastafeste del Mondiale: una andrà a casa, l’altra diventerà un serio problema per chi dovrà affrontarla. Il tabellone negli ottavi presenterà una tappa abbordabile contro il Canada prima del possibile scontro con la vincente di Germania-Francia ai quarti.
Percorso europeo
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L’Olanda non perde una partita al Mondiale dalla finale del 2010: poi solo eliminazioni ai rigori (2014 e 2022, entrambe contro l’Argentina) oltre alla mancata partecipazione all’edizione del 2018. Sono complessivamente quattordici gare senza sconfitte. E ha il privilegio di giocare senza pressione perché la storia della nazionale oranje è piena di grandi sfide e momenti indimenticabili ma vuota di trofei (in bacheca soltanto l’Europeo vinto nel 1988). Nessuno si aspetta che l’Olanda vinca il Mondiale e questo è un buon motivo per provarci davvero: a fari spenti si viaggia meglio. Discorso simile per il Marocco che prende tanti applausi, ma ancora non viene considerato pronto per sedersi al tavolo dei grandi nonostante il quarto posto del 2022. La strada dei marocchini verso la finale di New York è lastricata di avversari complicati, in pratica c'è tutta l’Europa calcistica che conta: in quella parte del tabellone ci sono Francia, Germania, Portogallo, Spagna e Belgio, oltre all’Olanda. Nell’altra parte resta solo l’Inghilterra, perché la Norvegia non può godere dello stesso status. Per il Marocco sarebbe stato molto meglio battere il Brasile e vincere il girone. Ma in fondo quest’esame di... storia dell’Europa non deve spaventare la squadra di Mohamed Ouahbi, che contro l’Olanda divide a metà il fastidio del pronostico mentre nel resto del torneo potrà lasciare il peso di questo zainetto sulle spalle dei futuri avversari.
Pensieri in attacco
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Pur avendo impressionato, Olanda e Marocco hanno anche qualche problemino da risolvere e la sensazione è che chi lo farà meglio e più in fretta avrà un buon vantaggio nella partita. Ronald Koeman, la cui difesa ha la necessità di evitare disattenzioni in marcatura, dovrebbe riproporre Malen in posizione leggermente decentrata, in appoggio a Brobbey e pronto a sfruttarne l’apertura degli spazi. L’attaccante della Roma non ha ancora segnato e sa che, se le cose non funzionassero, lui sarebbe il primo a uscire: la velocità di Summerville è un fattore importante, come i tagli di Gakpo. L’Olanda cercherà di trovare campo dietro alla linea difensiva con le avanzate di Dumfries: un piano che consentirebbe a Malen di spostarsi verso il centro e andare a ricevere il pallone nei pressi della porta. La stagione del romanista è stata talmente positiva che è naturale aspettarsi un segnale al Mondiale. Non può essere una posizione leggermente più laterale a spegnere il fuoco che lui sa accendere in ogni partita. Il Marocco, invece, ha bisogno di ritrovare il miglior Brahim Diaz anche per gestire il possesso ed evitare le ripartenze degli avversari. Finora dei quattro giocatori offensivi titolari ha segnato solo Saibari (che in Olanda conoscono bene: ha giocato quattro stagioni nel Psv) e Ouahbi si aspetta un maggior coinvolgimento non solo di Brahim Diaz, capocannoniere dell’ultima Coppa d’Africa, ma anche di Ounahi e di El Khannouss. Sono due squadre verticali e pericolosissime nelle transizioni. Ecco perché molto passerà dai piedi e dalla testa di Frenkie De Jong e Ayyoub Bouaddi: i 10 anni di differenza in campo non si notano perché il marocchino gioca con una personalità da veterano. Stanotte, però, la palla scotterà più del solito. Per Bouaddi può essere la partita della consacrazione. Per Olanda e Marocco, invece, quella della svolta.










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