Il manifesto di Ancelotti: "Non sono un genio. Ma al 100% non sono nemmeno uno stupido"

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Il tecnico del Brasile ha parlato dal ritiro in New Jersey: "Il merito è dei giocatori e la colpa dell’allenatore. Io non so se capisco di calcio oppure no, ma solo Ferguson ha preparato più partite di me"

L’ultima intervista l’aveva data alla Gazzetta dello Sport, prima del Mondiale. Ora però Carlo Ancelotti ha parlato di nuovo, con la Folha de São Paulo, nel ritiro del Brasile in New Jersey. Un bel colloquio intitolato “È sicuro al 100% che non sono un genio. Ma è sicuro al 100% che non sono stupido”.

NEYMAR

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“Può giocare 90 minuti. Quando capirò che avrò bisogno di lui lo userò. Si sta comportando benissimo, è molto rispettoso, amabile, amato dai compagni. È una persona importante all’interno della squadra perché ha qualità ed è un tipo molto umile, sono molto contento di lui. Ovviamente vuole giocare, ha sempre giocato. Non me lo chiede ma è abbastanza evidente, e positivo: un giocatore non può essere felice di stare in panchina”.

le gomme

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“Non so quante ne uso in ogni partita. Col Giappone zero, per esempio: me le sono dimenticate negli spogliatoi… E no, le gomme distribuite da Endrick in allenamento come appare in un video non erano mie…”.

esperienza

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“In Italia si dice che tutti gli uomini vogliono essere allenatori e tutte le donne architette. Io non so se capisco di calcio oppure no, ma nessuno può giudicarmi su questa cosa. L’unica cosa sicura è che io ho preparato più di 1400 partite, può non essere sufficiente per arrivare a capire di calcio, però è sicuramente una buona esperienza. Solamente una persona ha preparato più partite di me, Alex Ferguson che ne ha fatte più di 2000. Io accetto consigli da tutti, ma l’unico che potrebbe essere veramente indicato a darmi consigli è Alex Ferguson”.

niente festeggiamenti

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“Perché non ho celebrato il gol di Martinelli al Giappone? Perché non posso correre altrimenti mi rompo il ginocchio. Ho 67 anni. E poi per me la partita non finisce mai. Quando ha segnato Martinelli mancavano ancora diversi minuti alla fine, quindi io non posso festeggiare perché già mi è successo varie volte di perdere un incontro che io pensavo fosse finito. Potevo festeggiare al fischio finale, ma quando finisce una partita come quella col Giappone la sensazione è più di sollievo che di felicità”.

niente preghiere

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“Io sono cattolico ma non prego durante le partite, anche perché penso che Dio abbia altri problemi a cui pensare”.

la pressione

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"È grande. Il Brasile è pentacampione ma non vince da 24 anni. Ma alla fine per me stare qui ad allenare questa nazionale è un onore. E visto che è così accetto qualsiasi critica, non importa, perché sono onorato di essere qui”.

i brasiliani

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“Sono stato al Carnevale, e il Carnevale descrive molto bene i brasiliani: allegri, molto allegri, uniti, molto organizzati e umili, molto umili. Io fino ad ora non ho mai incontrato un brasiliano arrogante, e questa è una cosa molto rara. Lavoro con tanti brasiliani, nello staff tecnico, medici, fisioterapisti. Nessuno è arrogante qui, nemmeno le grandi stelle della squadra. E poi se uno di loro fosse arrogante non lo convocherei”.

LA FRAGILITÀ DELL’ALLENATORE

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“È così perché il merito è dei giocatori e la colpa dell’allenatore, che è la parte più debole del gioco. Che avrebbero detto se non avessimo battuto il Giappone? Che sarebbe successo con la non sostituzione di Casemiro e l’entrata di Martinelli? Di chi sarebbe stata la colpa? Mia, no? Lo capisco perfettamente e per questo cerco di mantenere un certo equilibrio. È sicuro al 100% che non sono un genio. Ma è sicuro al 100% che non sono stupido”.

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