Il flop Mondiale, il Milan resettato, il caso Baresi: l'estate inquieta di Maignan

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Tra la delusione per la Champions mancata e quella in nazionale, Mike ha vissuto mesi non facili e non privi di polemiche. Nei prossimi giorni il francese tornerà a lavorare a Milanello, ma con quale spirito?

Marco Pasotto

Giornalista

7 agosto - 23:24 - MILANO

Non una grande estate, diciamo, quella 2026 per Mike Maignan. Esistono giugno, luglio e, forse, anche agosto migliori lungo una vita da calciatore. Sono stati mesi di delusioni e di grandi riflessioni, probabilmente non ancora concluse. Di polemiche e di punti interrogativi. Qualcosa inizierà a capirsi nel momento in cui Mike si ripresenterà a Milanello, ma per ora non c'è certezza nemmeno su quello: dal Milan non filtrano date precise, il giorno in cui il francese (assieme a Rabiot) riprenderà a lavorare non è ancora sicuro. Si può ipotizzare a ridosso dell'amichevole di Ferragosto con lo United.

chiarezza

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Intanto le vacanze proseguono e, mentre i compagni si stanno dividendo tra Australia e Indonesia, per rilassarsi anche lui è andato dall'altra parte del mondo: Polinesia francese, da girare in barca, con tappe - anche - a Bora Bora e Tahaa. Spiagge bianche e acque cristalline, utili magari a far diventare più chiari anche i pensieri. Perché a un certo punto, non troppi giorni fa, il portiere ha rimosso dal suo profilo Instagram tutti i post e pure il richiamo al Milan. Strano, certo. Interpretazione più banale: voglio prendermi una pausa da tutto, staccare la spina. Ma è chiaro che l'eliminazione dei riferimenti rossoneri non è passata inosservata. E quindi ora la grande domanda è: con quale spirito Mike si ripresenterà a Milanello? Costruttivo o incerto?

linea

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La domanda è lecita perché i dubbi erano filtrati già a inizio estate. Ci stavano, certo. Ci stavano per tutti i giocatori dopo il dolore per la Champions mancata e la rivoluzione tecnico-societaria di Cardinale. Poi, però, il numero uno di RedBird ha impresso al club un'accelerata e illustrato i nuovi sentieri da percorrere. Ha dato una linea, ha attivato il mercato. Ma per ora da Mike non arrivano segnali. Di alcun genere, fattore che rende lecito qualsiasi scenario. Di certo da parte sua non è stata avanzata alcuna richiesta di essere ceduto, ed è già qualcosa. Ma immaginarlo sereno e felice resta un esercizio di ottimismo forzato. "Parleremo con Amorim e con Mike, ci sentiremo, volevamo stare tranquilli durante il Mondiale e non volevamo essere disturbati da altre cose", aveva chiarito a fine torneo Rabiot. Dove quel "parlare" poteva voler dire tutto e nulla.

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Certo, la spedizione francese ha fatto ritorno dagli Usa con una delusione profonda. Per Maignan (e per Rabiot) è stata la seconda mazzata nell'arco di nemmeno due mesi. Rospi durissimi da mandare giù. Maignan aveva anche ricevuto critiche per gli errori al debutto col Senegal (poi riscattati dal rigore parato alla Norvegia) e ne ha presi sei dall'Inghilterra nell'inutilissima finalina per il terzo posto. Cardinale però gli ha sempre fatto sapere di considerarlo una delle colonne da cui ripartire, ovviamente con la fascia al braccio. Lo ha tenuto al centro del progetto, come piace a Mike. Che però, nel repulisti di fine stagione, si è visto privato di Claudio Filippi, il preparatore dei portieri con cui aveva trovato un'intesa eccellente. Per uno come lui, maniaco dei dettagli, ricominciare con un'altra figura non è un cambiamento da poco. C'è anche questo che si muove probabilmente fra i pensieri di Mike, negli ultimi giorni tirato in ballo abbastanza pesantemente da parte della tifoseria in occasione dei funerali di Baresi: la gente rossonera, a prescindere dalla lontananza geografica del francese, si attendeva la presenza dell'attuale capitano rossonero alle esequie dell'amato numero 6. Quanti dubbi, nell'estate di Mike Maignan: adesso sta per arrivare il momento di scioglierli.

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