Il baby campione ispirato da Federer: chi è Mochizuki, l'outsider che sfida Sinner

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A 16 anni ha conquistato Wimbledon junior, poi gli anni difficili tra i professionisti. Ora Shintaro, cresciuto tra Giappone e Florida e con una passione per il baseball, sfida il numero 1 del mondo.

Lorenzo Topello

Collaboratore

3 luglio - 19:58 - MILANO

Gioco delle affinità, livello difficile: caccia ai lati in comune fra Jannik Sinner e Shintaro Mochizuki, avversari nell’ottavo di finale di Wimbledon. Primo: entrambi, quando non maneggiano la racchetta, guardano altri sport. Secondo: l’Italia vive nella carta di identità dell’uno e nella bacheca dell’altro. Terzo: hanno salutato casa all’inizio dell’adolescenza per andarsi a perfezionare altrove. Nel caso del giapponese, addirittura dall’altra parte del mondo. Quarto: entrambi hanno già vinto Wimbledon. 

CAVALCATA A WIMBLEDON

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Che Jannik abbia trionfato sui sacri prati londinesi è cosa nota e recentissima, considerando che non è trascorso neanche un anno. Ma Mochizuki a Londra quando ha fatto jackpot? Nel 2019, seppur a livello junior: una cavalcata magistrale fino al titolo ottenuto ad appena sedici anni. Di Shintaro si parla come dell’ultima rivelazione nipponica dai tempi di Nishikori e quelle due settimane inglesi lo confermano: supera fra gli altri Royer e Fery, in semifinale potrebbe incrociare un promettente Carlos Alcaraz ma lo spagnolo cade al turno prima, contro Damm. Mochizuki fa spallucce e va dritto fino al titolo, conquistato concedendo solo due set in tutto il percorso: “Era il mio debutto a Wimbledon e ho vinto, mi sentivo quasi a disagio. Dicevo dentro di me: ‘Ho seriamente vinto uno Slam juniores?”. Un surplus di autostima prezioso per una carriera in realtà non precoce. 

VITTORIA CON ALCARAZ

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Sì, perché Mochizuki nasce con la racchetta in mano, complice il lavoro di papà che spiega tennis tutta la settimana sui campi giapponesi. Il piccolo di casa convince fra righe e corridoi, così la famiglia azzarda l’investimento: lo manda a 12 anni in quel di Bredenton, l’accademia statunitense dove si è formato anche Nishikori. Pare funzionare tutto: il classe 2003 batte il connazionale Alcaraz nel 2017 durante le Itf World Junior Tennis Finals e due anni dopo vince l’edizione giovanile di Wimbledon. Ma il passaggio al professionismo è più complicato del previsto, come lui stesso racconta tempo dopo: “Quello è stato il momento più doloroso: ho cominciato a giocare nei Futures e Challenger e credevo di potercela fare subito. Invece non ho fatto altro che perdere, per anni. Vedevo solo difficoltà”.

CON FEDERER

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Come si emerge dalla palude per frequentare il prima possibile i tornei Atp? Ascoltando i consigli dei grandi, per esempio: nel 2019 Mochizuki esaudisce un sogno d’infanzia giocando da sparring partner con Federer, alle Finals. Lo svizzero lo prende da parte a fine seduta e gli fa: “Se hai l’opportunità di giocare grandi eventi, devi coglierla”. Un consiglio che Mochizuki rispolvera nel momento giusto, quando finalmente si sblocca a livello Challenger: galeotta la terra rossa di Barletta, dove trionfa nell’edizione 2023 e inizia a carburare. In bacheca entra un altro titolo di categoria, nel cuore alberga invece il sogno Wimbledon, il torneo nel quale l’eroe Roger si muoveva come nel giardino di casa. L’edizione indimenticabile è diventata questa: Mochizuki ha fatto check-in oltre due settimane fa, superando prima le tre partite di qualificazione, e poi i primi due turni senza concedere set, rispettivamente a Basing e Quinn. La prova del fuoco era ai sedicesimi contro Jodar, ma il giapponese ha prevalso in rimonta: pasticciato il primo parziale (6-1 per lo spagnolo), si è rifatto con gli interessi nei tre successivi. E ora si regala Jannik agli ottavi. 

PASSIONE BASEBALL

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Shintaro è uno che non fa uso industriale di parole, soprattutto con gli estranei: “Non mi ritengo molto socievole, preferisco siano gli altri a parlare con me” confidava in un’intervista. Con Sinner potrebbero parlare di ogni tipo di sport, se è vero che l’azzurro segue Formula 1 e calcio, mentre il nipponico è un patito del baseball: “Divoro le partite di Shohei Ohtani (dei Los Angeles Dodgers) e Yu Darvish (dei San Diego Padres). Sono i miei preferiti, vorrei avere l’opportunità di sapere tutto di loro: alimentazione, preparazione, recupero. Dai giocatori di baseball imparo molto”. Ora sogna di mandare fuori campo il numero 1 al mondo.

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