I medici britannici hanno lanciato un
allarme sui pericoli dei social media per i minorenni,
paragonando il contrasto all'uso delle piattaforme a quello
condotto in passato contro il fumo, in risposta alla
consultazione pubblica avviata dal governo laburista di Keir
Starmer in materia. L'Accademia dei Royal Medical Colleges ha
dichiarato di riscontrare un "consenso schiacciante" nella
professione sui rischi dei social media per bambini e ragazzi e
ha raccomandato che i medici chiedano sistematicamente ai
pazienti più giovani quanto tempo trascorrono online. La
presidente Jeanette Dickson ha precisato che il tema è diventato
un "elemento unificante", come lo furono in passato il fumo e le
cinture di sicurezza. La ministra per la Tecnologia Liz Kendall
ha annunciato che nuove misure per gli under 16 saranno adottate
entro la fine del 2026, con una risposta alla consultazione
attesa per l'estate. L'esecutivo nei mesi scorsi aveva lanciato
un giro di vite per obbligare i colossi dell'intelligenza
artificiale a proteggere gli utenti dai contenuti generati dai
chatbot, dopo l'ondata di indignazione a livello globale per i
"deepfake sessuali" scatenata da Grok, l'Ia di X, ma non aveva
invece formalizzato l'intenzione di un potenziale divieto legale
tout court dei social agli under 16, sul modello di quanto fatto
in Australia, primo Paese al mondo. Il parere di peso dei medici
britannici nella consultazione è stato accompagnato da una
polemica politica interna alla maggioranza. L'ex ministro della
Sanità, Wes Streeting, dimessosi per lanciare la sfida alla
leadership sempre più precaria del premier Starmer, lo ha
accusato di "non essere al passo con i tempi" sul tema,
sostenendo che l'introduzione di un bando "deve essere il punto
di partenza, non di arrivo", e paragonando le grandi piattaforme
social all'industria del tabacco.
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