L’idea è quella di ridurre i tabelloni di doppio dei Masters 1000 a 16 coppie e quelli dei 500 a 8. L'italiano a nome dei giocatori di doppio. L'italiano a nome dei giocatori di doppio: "Nessuno di noi è d'accordo. Vogliamo essere coinvolti"
3 luglio - 17:16 - LONDRA (ENG)
Il futuro del doppio nel circuito Atp è al centro di un confronto che coinvolge l'associazione dei giocatori e gli specialisti. Nei giorni scorsi sono emerse le linee guida di un progetto di riforma che l'Atp starebbe valutando in vista del 2028, con l'obiettivo di ridisegnare la struttura del Tour. Le ipotesi hanno suscitato le perplessità dei doppisti, che hanno risposto con un comunicato congiunto nel quale chiedono di essere maggiormente coinvolti nel processo decisionale e di aprire un dialogo prima che vengano prese decisioni definitive. Secondo quanto illustrato dall'Atp ai giocatori, la riforma avrebbe lo scopo di rendere il circuito più sostenibile dal punto di vista economico e di redistribuire parte delle risorse verso il singolare, in particolare a favore dei giocatori che cercano di consolidarsi ai massimi livelli. Tra le modifiche allo studio figurano una riduzione delle dimensioni dei tabelloni di doppio e una diversa ripartizione del montepremi. L'intervento più significativo riguarderebbe proprio il numero delle coppie ammesse ai tornei. Nei Masters 1000 il tabellone passerebbe dalle attuali 32 coppie a 16, mentre negli Atp 500, Atp 250 e nei Challenger si scenderebbe a otto coppie. Parallelamente, la quota del montepremi destinata al doppio verrebbe ridotta, passando dall'attuale ripartizione di circa l'80% al singolare e il 20% al doppio a un rapporto di 90% e 10%. L'idea dell'Atp è quella di destinare le risorse liberate all'aumento dei premi del singolare, soprattutto nei primi turni dei tornei.
la proposta
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Tra gli aspetti discussi c'è anche la volontà di favorire una maggiore presenza nel doppio dei giocatori impegnati principalmente in singolare. Una scelta che, nelle intenzioni dell'Atp, potrebbe aumentare l'interesse del pubblico e la visibilità della specialità, ma che secondo gli specialisti rischierebbe di limitare ulteriormente le opportunità per chi ha costruito la propria carriera esclusivamente nel doppio. È proprio questo uno dei punti principali del comunicato diffuso dai giocatori. Gli specialisti sottolineano di condividere l'obiettivo di migliorare il prodotto e di rafforzare il circuito, ma ritengono che le modifiche proposte possano compromettere la sostenibilità della loro attività professionale. Per questo chiedono che qualsiasi cambiamento venga discusso insieme ai rappresentanti della categoria e supportato da dati chiari sugli effetti economici e sportivi della riforma.
vavassori
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Tra i portavoce della posizione dei doppisti c'è Andrea Vavassori, membro dell'Atp Player Council, che ha evidenziato come il doppio, a suo giudizio, non abbia mai beneficiato di un reale investimento in termini di promozione e comunicazione: "Faccio parte del Player Council e il mio ruolo è rappresentare le persone che mi hanno eletto. Devo anche informare i giocatori di quello che sta succedendo. A Parigi sono venuto a conoscenza del piano dell’ATP riguardo al doppio: dovrebbe essere approvato entro la fine dell’anno ed entrare in vigore nel 2028. Per questo abbiamo organizzato una riunione speciale qui a Wimbledon: eravamo una cinquantina di doppisti e siamo rimasti insieme per circa un’ora e mezza a discutere del progetto. Come può immaginare, nessuno era d’accordo. L’idea è quella di ridurre i tabelloni dei Masters 1000 a 16 coppie e quelli degli Atp 500 a 8. Noi abbiamo provato a proporre un compromesso, chiedendo almeno di partire da 24 coppie nei Masters e da 12 negli ATP 500, ma il loro obiettivo resta quello di arrivare ai numeri previsti dal piano". Parla con delusione Andrea Vavassori, che si sente come "tradito" dal movimento: "Siamo rappresentati da persone che, quando parlano con noi, dimostrano poco rispetto per i giocatori di doppio. Ne parlavo anche con Pierre-Hugues Herbert, che ha avuto una grande carriera sia in singolare sia in doppio. Noi non ci consideriamo "doppisti specialisti": ci consideriamo tennisti professionisti. Viviamo di questo sport, ci siamo allenati e sacrificati per anni per arrivare qui e meritiamo rispetto, anche se giochiamo solo il doppio".
i top player
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La vicinanza dei top player in singolare, gli stessi che in questo periodo polemizzano con gli Slam per avere una fetta più ampia dei ricavi, al momento non si è sentita: "Non mi risulta che si siano schierati dalla nostra parte. Anzi, sembra che alcuni spingano per avere meno giocatori nei tornei, così da liberare campi di allenamento, fisioterapisti e altri servizi. Per me è una cosa assurda. Dal punto di vista dei tornei, invece, ridurre il numero dei doppisti significa anche spendere meno in ospitalità e camere d’albergo. Eppure il tennis sta vivendo un momento economico straordinario. Nei Masters 1000 c’è il profit sharing, esistono bonus da decine di milioni di dollari per i migliori singolaristi. Si parla continuamente di aumentare i premi del singolare, mentre sul doppio si cercano risparmi relativamente piccoli. La domanda che faccio è semplice: avete mai provato davvero a investire sul doppio? Oggi qualsiasi prodotto, se non viene promosso, è difficile che funzioni. Tutto dipende da quanto ci investi e da come lo valorizzi". Una posizione chiara che tuttavia non vuole creare una frattura tra singolaristi e doppisti: "Dividerci sarebbe sbagliato perché il tennis è fatto di queste due discipline che sono sempre andate di pari passo e fanno entrambi parte del tennis. Noi adesso cercheremo di far sentire la nostra voce, parlando con i media e cercando di mettere pressione. Poi proveremo ancora a confrontarci con l’ATP. Vedremo come andrà a finire, ma questo non è il tennis che mi piace".










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