È una delle stelline più attese di questa edizione: classe 2006, per strapparlo al Lipsia servono almeno 130 milioni. Il suo lungo viaggio verso il successo è partito da Yopougon, un quartiere di Abidjan, ed è proseguito tra Florida e Spagna, dove ha esordito col Leganes prima di esplodere definitivamente in Germania
L’hanno inserito in tutti quei pezzi classici che si fanno prima di una grande competizione per segnalare i giovani più promettenti. Ma in tutti eh? Non poteva essere altrimenti, perché il 2006 Yan Diomande, talento puro della Costa d’Avorio, sembra lanciato verso la conquista del titolo di ‘crack’. Il Lipsia, la squadra a cui appartiene il suo cartellino, prima di salutarlo alla partenza per gli States gli ha appiccicato addosso una grossa etichetta con un prezzo ancora più grande: 130 milioni di euro.
MEGA PLUSVALENZA
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Considerando che il club della scuderia diretta da Jurgen Klopp l’ha preso neanche un anno fa dal Leganes per 20 milioni siamo di fronte a una potenziale plusvalenza da record. Anche perché l’ivoriano finora ha giocato 34 partite da titolare tra Liga (con retrocessione inclusa) e Bundesliga. Più altre 9 dalla panchina. Due gol in Spagna, 12 in Germania, con 7 assist. E il botto economico.
TEDESCHI SICURI
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Il Lipsia mette le mani avanti perché alla Red Bull sono sicuri che questo può essere il Mondiale di un ragazzino nato e cresciuto a Yopougon, il quartiere-metropoli di Abidjan, densità da metro di Tokyo nell’ora di punta, salario pro capite che difficilmente supera i 10 dollari al giorno. La Costa d’Avorio debutta domani a Filadelfia contro l’Ecuador, partita tosta: vedremo. In attesa della conferma della possibile esplosione di Diomande è doveroso fare luce sul suo breve ma assai intenso passato.
SENZA IL PADRE
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La guida che abbiamo scelto è una meravigliosa intervista concessa dal ragazzo ivoriano al magazine francese So Foot: "Io sono cresciuto in mezzo a una grande famiglia, con tanti cugini e cugine che per me erano come fratelli e sorelle. Avevo solo una sorella ‘vera’, che è morta. E così ora sono l’unico figlio di mia madre. Eravamo una famiglia di classe media, piuttosto modesta. Né ricchi né poveri, diciamo che avevamo la base, il minimo. Mia madre non lavorava. Mio padre non so cosa faceva, non ho legami con lui. Non vivevamo nello stesso Paese, lui era ed è in Francia".
L’ACCADEMIA
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A Yopougon si gioca ancora a calcio per strada, condividendo la palla, la polvere e un sogno: entrare in un centro di formazione per crescere, far risparmiare soldi alla famiglia e far aprire porte europee. Perché questo, dopo decine d’anni di programmi e parole prive di azioni, è ancora e sempre il grande problema del calcio africano: i talenti devono venire da noi per farsi strada. "Dovevo avere 10-11 anni quando sono andato all’Académie Inter Foot Sud Comoé a Aboisso", un centinaio di chilometri da Abidjan. "Non aveva una grande reputazione, ma era qualcosa. Una volta che entri loro si fanno carico di tutto. La cosa migliore per me e per la mia famiglia. Non ero triste, volevo solo giocare a pallone e quello facevo".
LA FLORIDA
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Quando ha 15 anni Diomande passa da Yopougon a Daytona Beach, in Florida. "Mi avevano fatto firmare un contratto col Leganes, ma non potevo andarci fino ai 18 anni, così, non so perché, mi hanno mandato negli Stati Uniti. Non avevo grande scelta, non ero al corrente di niente, non potevo prendere decisioni, ero piccolo. Mi hanno detto di andare e sono andato. Solo. Non parlavo inglese, ovviamente, ma non pagavo niente e facevo tutto come a casa, vivendo dentro l’Accademia, molto meglio che avere un appartamento da pulire, dover cucinare… Lì c’erano altri ivoriani, e altri africani. Anche tra gli americani ci sono diversi neri, ma è molto diverso essere un nero americano, un nero europeo e un nero africano. Non è la stessa cultura, la stessa maniera di pensare, di vedere le cose".
IL PELLEGRINAGGIO
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Un anno in America, poi il giro di provini: Rangers di Glasgow, Bournemouth, Crystal Palace, Olympiacos, Chelsea dove Yan incontra anche l’allenatore di allora, Pochettino. Ma qualcosa va sempre storto. Così il ragazzo prende l’iniziativa: lascia il suo agente, chiama il presidente del Leganes e visto che sta arrivando ai 18 anni parte per Madrid. Dorme nella sede della cantera perché lo pagano pochissimo e preferisce mandare il più possibile a casa. Arriva il debutto in Liga, contro il Real Madrid. Diomandé scambia la maglia con Mbappé, ma la stagione si chiude con la retrocessione.
LA TAGLIA
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Yan vuole andare via. Il Leganes gli paga una miseria di salario ("Preferisco non dirlo, ma era veramente una cosa ridicola") ma gli piazza sulla testa una taglia da 20 milioni di euro. "Nonostante avessi giocato 10 partite. Evidentemente credevano in me, ma non puoi chiedere una cifra simile per un ragazzo al quale stai pagando un salario misero che non è cambiato anche quando ho iniziato a giocare in Liga e a far bene. Ho discusso con l’allenatore, ho chiesto un aumento, non me l’hanno dato. Non mi sono mai sentito rispettato. Fortunatamente il Lipsia ha deciso di prendere il rischio".
I CONSIGLI DI JURGEN
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Diomande è arrivato in Germania e ha dimostrato tutto il suo grande potenziale, dopo qualche problema di carattere disciplinario legato alla puntualità: "No, il tedesco non lo parlo, non vale la pena, è troppo complicato. Ci sono diversi francofoni e tutti parlano inglese". Diomandé vede spesso Jurgen Klopp: "Mi dà ottimi consigli". Diomandé gioca a destra nel Lispia e a sinistra in nazionale: "La posizione che preferisco, quella che amo. A destra non mi piace, ma ci gioco". Usa tutti e due i piedi, come Dembélé.
IL VIAGGIO
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E ha comprato una bella casa a sua madre, spostandola da Yopougon. Mettendola a Cocody, ‘la Beverly Hills’ di Abidjan. No, lei non è voluta andare col figlio in Germania: le radici sono troppo profonde e Yan sa cavarsela benissimo da solo. Ha 19 anni e sta per arrivare ai 10 fuori di casa. In attesa che qualcuno versi al Lipsia 130 milioni di euro per fargli proseguire il suo tour: Abdijan, Aboisso, Daytona, Madrid, Lispia. Il Mondiale programmerà la prossima tappa di questo viaggio tanto difficile quanto meraviglioso.









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