I compagni ricordano il Becca. Altobelli: "Un fratello sempre con me". Bergomi: "Un faro"

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 Evaristo Beccalossi from UEFA Fan Zone before the UEFA Champions League 2022/23 final on June 10, 2023 in Istanbul, Turkey. (Photo by Pier Marco Tacca - Inter/Inter via Getty Images)

Pietrella - Galdi - Maida - D'Angelo

7 maggio - 11:50 - MILANO

I nerazzurri che hanno vissuto l'Inter (e lo scudetto del 1980) insieme a lui lo ricordano, commossi, così: "Maestro del dribbling, che artista Evaristo. Quanto ci mancherai"

"Come posso stare? Male, male, male. Quando si è ammalato siamo andati a trovarlo, ho sperato in qualcosa, in qualche miglioramento. Io ora sono Kuwait, mercoledì ha iniziato a squillarmi il telefono senza sosta. Ho risposto a mia moglie e lei mi ha dato questa notizia devastante. E la cosa più brutta è che ora sono in un paese dal quale non riesco a rientrare subito, non riesco a tornare per il funerale. Appena torno vado a trovarlo ma io sono sempre con lui e lui sempre con me. Evaristo io lo conosco meglio delle mie tasche. Quando parliamo di lui parliamo di un genio nel calcio, solo lui faceva cose che nessuno riusciva né a fare né a capire. Era il numero 10 più forte di tutti in Italia. La maggior parte delle volte che dei tifosi ci incontravano e ci fermavano insieme per strada a lui dicevano: “Ma come fai a fare certe cose?”. Noi stavamo sempre insieme. In campo ci capivamo subito e alla perfezione e ci chiedevano se ci parlavamo prima delle partite o se ci preparavamo determinate giocate ma in realtà niente di tutto questo. Appena lui prendeva il pallone, sapevo già cosa stava per fare. E viceversa. Ci capivamo alla perfezione non solo in campo ma anche nella vita privata. Ho avuto la fortuna di frequentarlo sempre e di apprezzare la sua bontà, la sua generosità, la sua voglia di fare, il suo modo di mettersi sempre a disposizione degli altri. Io ho conosciuto Evaristo nel 1974, ora siamo nel 2026. Fatevi due conti. Ci siamo sempre sentiti, siamo stati sempre insieme. Non era solo un’amicizia calcistica, lui per me era più di un fratello. Ricordo un episodio così divertente… Eravamo andati a Pisa a giocare una partita di Coppa Italia, avevamo vinto. Finita la partita ci fermiamo a cena a Viareggio, in un locale dove quella sera cantava Renato Zero. Andiamo via verso le 3 o le 4 di notte… Accompagniamo un altro compagno a Genova e poi rientriamo a casa, a Brescia. Ci presentiamo alle 8 di mattina. Io arrivo a casa e mia moglie mi chiede subito dove eravamo stati, quando il Becca è arrivato a casa sua invece ha trovato lì ad aspettarlo il padre, la madre, la moglie Danila… Tutti. “Ma ti sembra questa l’ora di arrivare?” gli dicono tutti. Ci siamo divertiti così tanto, ma quanti rimproveri. Perché gli volevano bene.  Sto male perché non riesco a tornare venerdì. Lo andrò a trovare ma io non l’ho mai lasciato Evaristo. È stato un fratello. Lui lo sa dove sono, cosa faccio e cosa sto provando adesso".

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