I bambini con l'asma possono avere un gatto? Lo studio che "assolve" i felini

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La ricerca, condotta dal Karolinska Institutet, ha analizzato le differenze tra chi convive con un felino in casa e chi no

Francesco Palma

17 agosto - 12:14 - MILANO

Spesso i genitori di bambini che soffrono di asma temono di non poter avere un gatto in casa per paura che possa peggiorare i sintomi, ma è davvero così? Un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Allergy suggerisce infatti che la convivenza con un gatto non sembra aumentare la gravità dell'asma. L'asma è la malattia cronica più frequente in età pediatrica e rappresenta ancora oggi una delle principali cause di accesso al pronto soccorso e di ricovero nei più piccoli: secondo il Global Asthma Network interessa circa il 9% dei bambini e l'11% degli adolescenti a livello mondiale. I fattori che possono favorire lo sviluppo dell'asma sono ormai ben noti: esposizione all'inquinamento atmosferico, fumo di sigaretta, infezioni virali durante l'infanzia, obesità e condizioni allergiche già presenti, come rinite allergica o eczema. Più controverso è invece il ruolo degli animali domestici, e in particolare dei gatti.

I bambini con l’asma possono avere un gatto? Lo studio

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La ricerca è stata condotta in Svezia dal team del Karolinska Institutet e ha coinvolto oltre 30 mila bambini tra i 4 e i 17 anni con diagnosi di asma o allergie respiratorie. I ricercatori hanno seguito i partecipanti per due anni, raccogliendo informazioni su ricoveri, visite al pronto soccorso, farmaci prescritti, controlli dell'asma e risultati della spirometria. Grazie al registro nazionale dei gatti, introdotto in Svezia nel 2023, è stato inoltre possibile sapere quanti bambini vivevano con almeno un felino domestico. Il confronto tra i due gruppi ha però mostrato risultati molto simili: l'asma moderata o grave è stata osservata nel 9,6% dei bambini esposti ai gatti e nel 10,1% di quelli che non vivevano con animali. Anche le riacutizzazioni della malattia sono risultate praticamente sovrapponibili: 3,3% contro 3,5%. Inoltre, nei bambini per cui erano disponibili esami più approfonditi della funzionalità respiratoria, non sono emerse differenze significative nei principali parametri polmonari.

Perché i gatti potrebbero non fare la differenza

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Secondo gli autori una possibile spiegazione è che gli allergeni del gatto siano ormai presenti praticamente ovunque. Anche i bambini che non hanno un gatto in casa possono infatti entrarvi in contatto a scuola, sui mezzi pubblici o in altri ambienti condivisi. Questo potrebbe ridurre le differenze tra chi vive quotidianamente con un felino e chi invece non ne possiede uno. Dall’altra parte i ricercatori invitano comunque alla prudenza: lo studio non disponeva di informazioni dettagliate sugli allergeni specifici a cui ogni bambino fosse sensibilizzato e non è quindi possibile stabilire se alcuni piccoli pazienti particolarmente allergici al gatto possano reagire diversamente, ed è quindi sempre meglio consultare un allergologo se non si è sicuri.

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