“Non abbiamo intenzione di rinunciare a nessuna formula di motorizzazione” conferma José Muñoz, presidente e Ceo di Hyundai Motor Company. “In un business sano, competitività e qualità si ottengono investendo in tecnologia”
Gianluigi Giannetti
13 giugno - 10:31 - LE MANS (FRANCIA)
“Correre alla 24 Ore di Le Mans è un grande mezzo di promozione, guardiamo oltre la pubblicità. L’esperienza che accumuliamo diventerà un patrimonio per lo sviluppo dei futuri modelli ad alte prestazioni della gamma Magma, ma anche per la gestione della nostra azienda”. Abbigliamento sportivo e spirito competitivo per José Muñoz, presidente e Ceo di Hyundai Motor Company e ospite sul Circuit de la Sarthe, che vede il debutto in gara nella categoria Hypercar del marchio Genesis. La sfida però è altrove. Muñoz ha studiato da ingegnere nucleare ed è spagnolo, quindi primo manager non coreano al vertice del gruppo Hyundai, terzo per vendite al mondo. Sorridente, ma non tenero, Muñoz sa che la partita vera si giocherà sul blocco alla commercializzazione di auto a benzina atteso dal 1° gennaio 2035 in Europa, ma anche sulla crescita dei marchi cinesi, aggressivi più che mai non sul fronte dei prezzi.
È davvero così impressionante la corsa di Pechino?
“Quando guardo ai costruttori e al mercato cinese, non posso non considerare che sono migliorati nettamente in questi anni, hanno molti designer europei e sono cresciuti in termini di qualità. Soprattutto, hanno costruito una rete di fornitori di componentistica che si muove a grande velocità, e poi hanno tecnologia consistente, sono in grado di svilupparla in tempi rapidi. Inevitabile parlare del fattore prezzo, che è basso, perché di questo hanno bisogno sul loro mercato. Come controbattere a tutto questo? Partendo dalla convinzione che il prezzo non è tutto. È un elemento molto importante su cui lavoriamo, così come la velocità di sviluppo dei veicoli, ma neppure quest’ultima può bastare.
Qual è allora la strategia giusta?
“Tutte le aziende guardano al modello iPhone, al lancio di prodotti di successo in rapida sequenza. Come farlo? Con efficienza economica, quindi portando profitto. Serve una buona integrazione, che nel nostro caso è verticale. Produciamo acciaio, abbiamo la nostra compagnia di logistica per trasportare auto nel mondo, fornitori interni di tecnologia e perfino la nostra banca. Integrare all’interno dell’azienda il maggior numero di passaggi ci dà un vantaggio competitivo, e comunque non siamo mai abbastanza felici del risultato. Conta fare business sano. Io non posso puntare solo su un tempo ridotto a tre anni per sviluppare una vettura se poi il ritorno degli investimenti non c’è".
Se l’Europa fatica, l’Italia è ancora importante? "L'Europa è stata tradizionalmente il mercato più importante per il nostro gruppo, anche se oggi lo è l'America del Nord, più aperta a diversi tipi di auto. In una Europa che resta sfidante e super importante, l'Italia è fondamentale. Non posso essere contento dei risultati di nessuno mercato, perché la competizione è continua, ma in Italia dobbiamo fare molto meglio per ribattere a quel che fanno Stellantis e i marchi cinesi. Ho ribadito che, nonostante i dazi, la guerra in Ucraina e quella in Iran e la competizione con la Cina, abbiamo aumentato la nostra redditività a livello globale. Amo l'Italia perché mi sfida, mi chiede di essere migliore e pronti con la nostra rete di vendita. Per ragionare in modo profittevole per tutti. La soluzione non è fare vendite a chilometri zero".
Ma non stato utile neppure puntare subito sull’elettrico?
"Non abbiamo lasciato indietro nulla, non abbiamo intenzione di rinunciare a nessuna formula di motorizzazione. Chi lo ha fatto nel recente passato, lo ha pagato. L'elettrificazione è un fatto, l’auto elettrica un orizzonte certo, ma i costruttori che hanno scelto di dedicarsi solo a quella molto presto sono stati poi costretti in qualche modo ad abbandonarla per tornare indietro. La nostra strategia è stata fin dall’inizio credere nell’elettrico con continuità, affiancando però tutte le altre opzioni. È un ragionamento che non vale solo in Europa, ma a livello mondiale. Esempi? Con la fine degli incentivi statali Ira, negli Stati Uniti le vendite di auto elettriche sono crollate del 45%, ma con lo scoppio della guerra in Iran i prezzi della benzina sono aumentati e la domanda di vetture a batteria è risalita in modo molto sensibile, però poi sempre negli Usa cresciamo fino all’80% nella vendita di auto ibride. Stiamo investendo negli ibridi plug-in e parallelamente sull’utilizzo dei veicoli ad idrogeno come risorsa per tante esigenze di trasporto. La realtà è che la flessibilità nell'offerta di tutte le diverse formule di alimentazione è la strategia migliore. Ci vogliono sforzo, investimenti e organizzazione. Talvolta su una nostra linea di montaggio produciamo fino a sei modelli di auto differenti. Altri, solo uno".










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