Hugh Jackman e Kate Hudson: "Non esiste una data di scadenza per i sogni"

2 giorni fa 5

I due attori raccontano all'Adnkronos il film 'Song Sung Blue' che li vede protagonisti. Nelle sale dall'8 gennaio con Universal Pictures

Kate Hudson e Hugh Jackman in una scena di 'Song Sung Blue' - (Sarah Shatz per Focus Features © 2025 All Rights Reserved) Kate Hudson e Hugh Jackman in una scena di 'Song Sung Blue' - (Sarah Shatz per Focus Features © 2025 All Rights Reserved)

05 gennaio 2026 | 14.41

LETTURA: 4 minuti

"Non esiste una data di scadenza per i sogni e nemmeno per l’amore". A parlare all'Adnkronos sono gli interpreti Hugh Jackman e Kate Hudson, che in poche parole racchiudono l'essenza del film che li vede protagonisti 'Song Sung Blue - Una melodia d'amore' di Craig Brewer (dall'8 gennaio nelle sale con Universal Pictures). Ispirata a una storia vera, la pellicola racconta l’avventura romantica e creativa di un duo musicale, che nella provincia americana degli Anni 90 danno vita ai Lightning & Thunder, una gioiosa tribute band di Neil Diamond. Al ritmo delle cover più famose del cantautore americano - 'Sweet Caroline', 'Soolaimon' e 'Song Sung Blue', che dà il titolo al film - partono dal loro piccolo garage fino a raggiungere una inaspettata celebrità a Milwaukee. La vita li mette a dura prova, ma il loro amore per la musica e l'uno per l'altra li aiuta a superare le difficoltà. Seduti uno accanto all’altra, Hudson e Jackman si scambiano sguardi complici, battute e risate. La loro intesa è evidente e diventa il filo conduttore di un film che parla proprio di questo: di due vite che si incontrano quando nessuno dei due se lo aspettava più.

"Ho fatto un album a 40 anni. L'ho pubblicato a 42, ed è stata la decisione migliore che abbia mai preso, anche se allora non ne avevo idea. Non stavo pensando all’età - ricorda Hudson, che ha ricevuto la nomination ai Golden Globes come Migliore attrice protagonista in un film commedia o musicale - pensavo solo che dovevo farlo. Ma la risposta che ho ricevuto da donne della mia età - riguardo alle cose che avrebbero voluto fare e che hanno avuto paura di fare perché temevano il giudizio degli altri, o perché erano troppo spaventate all’idea di cambiare direzione - è stata travolgente e meravigliosa". Perché la verità, come sottolinea l'attrice, "è che ciò che ci tiene vivi è continuare a muoverci, a cambiare, a fare le cose che desideriamo davvero. Questa idea che l’arte abbia una data di scadenza solo perché hai una certa età è sbagliata: è l’opposto. Più invecchi, più hai cose con cui entrare in connessione, più hai da dire. Ed è qualcosa che non finisce mai. E lo stesso vale per l’amore. L’amore arriva esattamente quando deve arrivare, che tu abbia 20, 40 o 70 anni". Per Jackman "è importante restare curiosi. Chi lo sa? Magari domani mi sveglio e voglio diventare uno chef o un fornaio. È fondamentale seguire il flusso della vita, invece di inseguire in modo ostinato un'unica direzione". Hudson gli chiede se cucinerà per lei, Jackman risponde scherzosamente che sarà "molto caro".

'Song Sung Blue' è anche una riflessione sulle aspirazioni: quella spinta silenziosa verso qualcosa di più grande che per generazioni è stata identificata con il 'sogno americano'. Ma quel sogno esiste ancora? Hudson non ha dubbi: "Sì. Il sogno americano ha una sua peculiarità, perché ciò su cui si fonda è proprio quello che si vede oggi. L'America, a prescindere dalla parte in cui ci si trova o dalle convinzioni personali, lotta per ciò che ritiene giusto e per la propria libertà. Anche nei momenti spaventosi, difficili o polarizzanti, il sogno americano resta vivo: è la libertà di dire quello che si pensa, di esprimersi come si vuole e di continuare a farlo, anche quando qualcuno prova a ostacolarlo. Ed è in questo che, secondo me, consiste il suo vero significato".

Il regista e sceneggiatore Craig Brewer raccoglie il filo del discorso di Hudson e ne allarga la prospettiva: "Ci sono molti motivi per essere critici verso il mio Paese", ma pensa anche che sia importante "ricordare alcune delle cose che ci hanno resi grandi. Molto di questo ha a che fare con quello che chiamiamo il sogno americano. Spesso viene interpretato come la ricerca di denaro o di fama, ma in realtà è molto più autentico. Parla del desiderio di prendersi cura di sé stessi, delle proprie famiglie e di riuscire a fare ciò che si vuole davvero. E credo che chiunque, in qualsiasi parte del mondo, possa riconoscersi in queste storie. Forse, oggi, ne abbiamo bisogno più che mai". Così come di "personaggi normali dai quali farci ispirare che sono eroi pur non portando scudo e mantello", aggiunge Brewer.

Jackman, da australiano, aggiunge uno sguardo più universale: "Il sogno americano è qualcosa di universale. Lo facciamo tutti da bambini: immaginare, credere, desiderare. Basta guardare la lettera che Coach K (Mike Krzyzewski, ndr) scrisse a sé stesso da ragazzo: parlava di quegli anni passati a giocare a basket nel vialetto di casa, di quelle ore trascorse a immaginare il futuro. 'È per questo che ho finito per fare quello che stavo facendo', dice oggi, sottolineando la potenza di quei sogni da bambino. Ci credi, li immagini e poi possono diventare realtà", conclude. (di Lucrezia Leombruni)

Tag

Vedi anche

Leggi l’intero articolo