Il chirurgo dei Vip: ''Io nato a Caracas dove gente moriva di fame e viveva nel terrore, sinistra pensi a lavoratori invece di chiedere liberazione di un dittatore e un criminale''
07 gennaio 2026 | 17.50
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"Sono felicissima per il popolo venezuelano, loro hanno passato veramente le pene dell'inferno. Quella di Maduro era una dittatura dove non si poteva fare niente, dove arrivavano i militari da un giorno all'altro e ti prendevano la casa quindi non c'era neanche più il senso della proprietà. Nei supermercati non c'era più niente da mangiare, mancavano anche i beni di prima di necessità. La gente moriva di fame, venivi ammazzato per un paio di scarpe, una situazione totalmente fuori controllo, per cui da qualche anno non ci andavo per paura. Ogni fine settimana c'erano cinquanta morti e qui in Italia cosa fanno? Manifestano per chiedere la liberazione di Maduro?''. E' quanto sottolinea il medico estetico, 'chirurgo dei Vip" e personaggio televisivo, Giacomo Urtis, nato a Caracas e trasferitosi in Italia a 13 anni, oggi diventato Genny Urtis, dopo un percorso di transizione di genere che lo ha portato a identificarsi come donna. "Sono andato via definitivamente dal Venezuela quando avevo tredici anni - racconta - ma avendo la famiglia lì, nonna, cugini e zii andavo e venivo dal Venezuela. Io ho vissuto quella dittatura, tra l'altro la mia famiglia ha dovuto svendere tutti gli appartamenti che aveva, comprati con tanti sacrifici perché il mercato immobiliare in Venezuela ormai non valeva più niente. N oi abbiamo avuto la fortuna che papà ha trovato lavoro qui in Italia perché era un commercialista, per cui siamo potuti partire . In Venezuela mio padre si occupava di elettrificare perché in Venezuela, nonostante la ricchezza del Paese, aveva zone completamente al buio. Io ho amici di infanzia morti ammazzati per il solo fatto di essersi fermati a uno stop: una volta mio cugino in Venezuela mi disse che non ci si poteva fermare neanche di fronte a un semaforo rosso venivi aggredito. Si può dire tutto di Trump - prosegue Urtis - ma quello che ha fatto è stato un miracolo, è stato un grande perché ha liberato un paese da una dittatura in un solo giorno. Dovrebbe fare la stessa cosa per tutti i paesi oppressi dai regimi e dalle dittature''.
Tornando ai cortei degli ultimi giorni indetti da Cgil, Anpi, Stop Rearm Europe e altre organizzazioni per il "ripristino del diritto internazionale" dopo gli attacchi degli Stati Uniti a Caracas e l'arresto di Nicolas Maduro e in particolare quella promossa dalla Cgil di lunedì scorso a Piazza Barberini a Roma, dove sono stati aggrediti alcuni esuli venezuelani che si erano avvicinati al sit in, contestando la richiesta di chi chiedeva "la liberazione di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores", Urtis sottolinea: "Ma che ne sanno loro della dittatura? Sono persone che stanno manifestando per un ideale politico senza sapere niente della reale situazione del Venezuela. Chiedere di liberare Maduro è pura follia. Maduro è un dittatore, un criminale che ha messo in ginocchio un paese ricchissimo, pieno di petrolio - ribadisce il chirurgo - rubando tutto quello che poteva rubare mettendo tutto quel fiume denaro in chissà quali conti esteri. Non c'è dubbio che l'intervento di Trump sia stato fatto per interessi economici però facendo questa mossa ha salvato delle vite e ha dato una speranza al Venezuela. Quando ho visto quelle manifestazioni mi sono chiesta: 'Ma per cosa stanno manifestando? Ma perché non manifestano per la gente che viene ammazzata, come è successo al capotreno ucciso Bologna e per tutti questi stranieri che vengono in Italia e aggrediscono e ammazzano la gente. Io vivo a Milano e ho paura di stare da sola a casa. La Cgil si occupasse dei lavoratori e difendesse anche un po' gli imprenditori. La sinistra ultimamente non la riconosco più. Se scendi in piazza a manifestare a favore dei terroristi e dei dittatori, che messaggio passi alle persone?. Mia zia moriva di fame e tu dici 'no, no deve tornare Maduro?' Ma questi sono pazzi!. Tutti noi venezuelani siamo felicissimi per la liberazione del Paese - conclude Urtis - infatti stasera con le mie 'connazionali', Aida Yespica e Delia Duran, vogliamo andare a festeggiare in un ristorante venezuelano. Adesso finalmente posso tornare nel mio Paese''. (di Alisa Toaff)
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