Il grande bretone accoglie l’iridato nel club dei 5 Tour: "Io, Eddy e lui ad armi pari: non so chi vincerebbe..."
28 luglio - 08:53 - STRAMBINO (TO)
Metti una mattina di fine luglio vicino a Ivrea con Bernard Hinault, l’ultimo dei grandissimi prima dell’avvento di Tadej Pogacar: l’occasione è la presentazione dell’ultima tappa del 62° Tour de l’Avenir, il “piccolo Tour de France” per Under 23, che mercoledì 26 agosto si concluderà con la Strambino-Ceresole Reale/Lago Serrù: il grande bretone è il volto della corsa che di recente hanno vinto Pogacar (2018), Del Toro (2023) e Seixas (2025), tre dei primi quattro dell’ultimo Tour che ha fatto entrare l’iridato nel club di chi la Boucle l’ha conquistata cinque volte. Assieme a Anquetil, Merckx, Indurain e... Hinault.
Bernard, l’Avenir è una ottima “referenza” per chi ambisce ad arrivare al top?
"Sì. Una porta per il grande ciclismo. Su 120 corridori, circa, che vedremo quest’anno, una quarantina passerà tra i pro’. Visto che bel Tour ha fatto Seixas, a 19 anni? Ma fino a quando ci sarà un Pogacar così, non potrà vincerlo".
Domenica si è chiuso il Tour dominato da Pogacar: si è emozionato per lo sloveno?
"Sì, decisamente. Il suo ciclismo è poesia. Ma devo dire che mi impressionò già quando, otto anni fa, conquistò il Tour de l’Avenir. Da allora, mai ha smesso di migliorare. È bello vedere un atleta capace di restare così a lungo al vertice. Come riuscì a Merckx, e a me. E non finisce qui per lui...".
Non finisce neppure il dibattito sul migliore di sempre. Chi è?
"Paragoni impossibili. È tutto diverso: le strade, i materiali, i metodi di allenamento, l’alimentazione. Per questo, trovo assurdo anche confrontare i tempi di scalata sulle salite, a distanza di decenni. Ognuno è il numero 1.... della sua epoca".
Quanto crede che Pogacar possa restare ancora così in alto?
"Tre-quattro stagioni. Può arrivare a 32 anni. Non credo che dovrà preoccuparsi dell’usura fisica, si sa gestire. Semmai, di quella mentale. Si diverte: ama le competizioni e si esalta nelle avversità".
Si rivede, in qualcosa, in lui? Oppure ha notato delle similitudini con Merckx?
"Sì, nel modo che ha di gareggiare. Quando ha voglia di fare la corsa, la fa. Non si pone troppe domande, come me e Eddy. Pensate ai due Mondiali che ha vinto, a quegli attacchi da lontanissimo. Impressionante. E le classiche, anche. Non attende gli ultimi chilometri e, mi creda, questo per gli spettatori è favoloso. Avete visto quanta gente sulle strade del Tour? Pogacar ha attirato tanti nuovi tifosi al ciclismo. Prima, magari, si guardavano soltanto gli ultimi chilometri. Ora no. Tadej è proprio un corridore d’altri tempi. Devo dire che pure Remco Evenepoel ha questa attitudine".
Voleva firmare anche l’ultima tappa a Parigi...
"Ora, con Montmartre, è molto più bella. E sì, Tadej voleva vincere. Ma l’unico che ce l’ha fatta in maglia gialla sui Campi Elisi... resto io!".
Non dovrebbe “concedere” qualcosa ai rivali?
"No. Corre per vincere, non per fare regali. Quando calerà il suo livello, di regali non ne riceverà...".
Alla Gazzetta, Eddy Merckx ha detto che Pogacar arriverà a sei Tour e che può vincere tutti e tre i grandi giri nello stesso anno. È d’accordo?
"Sì. Non ha limiti. Tra i grandi giri il tempo per recuperare c’è. E potrebbe arrivare a più di sei Tour. Ha margine sui rivali".
Lei era famoso per essere un “duro”, molto competitivo. Le piacerebbe una sfida a tre, ad armi pari, con Pogacar e Merckx? Chi vincerebbe?
"Beh, ma questo è il sogno di tutti i campioni. Ritrovarsi nello stesso momento, con condizioni uguali. Non so chi vincerebbe, ma io e Eddy non partiremmo battuti. E se avessimo trovato Pogacar sulla nostra strada, di sicuro ci saremmo allenati ancora più duramente. Per batterlo".










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