Harley-Davidson “ringrazia” Trump e riporta parte della produzione negli Stati Uniti

2 giorni fa 3

Prima del 2028 le Harley-Davidson della famiglia Revolution Max torneranno a essere prodotte negli stabilimenti in Pennsylvania e Wisconsin

Matteo Solinghi

11 giugno - 19:30 - MILANO

Harley-Davidson va in controtendenza. Anziché spostare la produzione verso lidi a basso costo, in una nota alla stampa lo storico marchio americano di motociclette annuncia il ritorno della produzione della famiglia Revolution Max destinata al mercato nordamericano negli stabilimenti statunitensi. Favorito dalle recenti politiche commerciali statunitensi, tale ritorno ha l’intento di sostenere la strategia interna “Back to the Bricks” e di valorizzare l'impronta produttiva americana dell’azienda. Il provvedimento riporta dunque le attività di lavorazione meccanica, assemblaggio dei propulsori, verniciatura e assemblaggio finale dei veicoli all'interno degli stabilimenti Harley-Davidson in Pennsylvania e Wisconsin, contribuendo a generare posti lavoro (ruoli sindacali compresi) su quello che per H-D è il suolo di casa.

Il peso della politica

—  

Un ruolo cruciale, in questo contesto, l’ha giocato l’amministrazione Trump: le modifiche mercantilistiche apportate alla politica commerciale degli Stati Uniti - dazi doganali e misure “punitive” per l’importazione da mercati terzi da una parte; e sgravi fiscali e incentivi per chi produce in patria dall’altro - combinate con i mutamenti nel contesto commerciale globale, hanno creato nuove opportunità per le aziende (come H-D, appunto) che intendono investire nella produzione nazionale americana.

Tempistiche, numeri e modelli

—  

Harley-Davidson prevede che la transizione produttiva della famiglia Revolution Max destinata al Nordamerica venga completata prima dell'inizio della produzione dei modelli 2028, quindi nel 2027, con una produzione stimata di oltre 100.000 unità l’anno presso lo stabilimento aziendale di York, in Pennsylvania. Qui nasceranno, fisicamente, le nuove Pan America, Sportster S e Nightster. Non si tratta, dunque, di uno spostamento della produzione di massa, ma solamente di una parte di essa. La casa di Milwaukee manterrà dunque la restante parte della produzione - intesa sia come prodotti sia come destinazione dei mercati finali - nei siti produttivi già in uso, come quello thailandese.

Orgoglio Usa

—  

Bill Davidson, vice presidente, consigliere speciale del Ceo e Global Brand Ambassador, si è mostrato entusiasta del traguardo raggiunto: "La mia famiglia ha trascorso generazioni lavorando in questa azienda e ho visto in prima persona l'orgoglio, l'artigianalità e il duro lavoro necessari per costruire le moto Harley-Davidson in America. Mio padre Willie, mia sorella Karen e io siamo incredibilmente entusiasti di ciò che sta accadendo in Harley-Davidson. Riportare questo lavoro a casa è un altro passo importante per tornare alle origini, investire nella produzione americana e fare leva sui valori che hanno reso Harley-Davidson uno dei marchi più iconici al mondo". Non a caso H-D costruisce motociclette simbolo di libertà, indipendenza e artigianalità americana da 123 anni a questa parte, contando oggi una rete di oltre 500 concessionari statunitensi.

Leggi l’intero articolo