Hakan Sukur in tribuna per Usa-Turchia da ricercato: "Mi hanno bloccato la diretta"

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L'ex attaccante, ricercato dal regime di Erdogan con l’accusa di terrorismo e oggi commentatore su YouTube, ha denunciato l'interruzione del suo streaming live durante la partita contro gli Stati Uniti

Alla fine in quelle tribune, dentro all’astronave del SoFi Stadium, c’era anche lui, invitato dalla Fifa “con elevate misure di sicurezza": Hakan Sukur, ricercato dal regime di Erdogan con l’accusa di terrorismo internazionale, per la prima volta da anni ha sentito aria di casa e rivisto dal vivo la maglia che ha indossato per anni. L’ex interista, oggi 54enne, era la star della cavalcata turca nel Mondiale 2002 conclusa fino al terzo posto, e ieri ha assistito dal vivo a Usa-Turchia: nella terza partita del girone la squadra di Montella ha beffato gli americani all’ultimo soffio, nonostante fosse già eliminata prima ancora di giocare. Hakan ha accettato l’invito e si è presentato con la moglie da esule, anzi da fantasma, nonostante i rischi per la propria sicurezza: resta il più grande cannoniere della storia della Turchia, ma è stato cancellato dalla storia e dalla memoria in patria. È persona sgradita da quando si è opposto al presidente Tayyip Erdogan, di cui un tempo era alleato e parlamentare: l’accusa che pende sulla sua testa è quella di aver fatto parte del movimento di Fethullah Gülen, l’ideologo islamico morto nel 2024 e considerato la mente del tentativo di colpo di Stato del 2016. Per questo Hakan è scappato in California e sbarca il lunario con il calcio: fa il commentatore su YouTube, il coach individuale per giovani calciatori, l’organizzatore di campi estivi, mentre per anni ha gestito una panetteria con alcuni soci.

la sicurezza

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Il caso ha voluto che dopo 24 anni il Mondiale di calcio tornasse a bussare alla porta di casa e lo stesso Hakan ha raccontato le difficoltà del quotidiano e l’emozione dell’avere la Turchia vicina a sé in una intervista alla Gazzetta dello Sport. Lo ha fatto giusto prima di Turchia-Paraguay, partita giocata allo stadio Levi’s Stadium di Santa Clara, a una ventina di miglia dalla sua abitazione, mentre per esserci a Los Angeles nella gara successiva si è dovuto spostare oltre 350 miglia più a sud. La partita con gli Usa è stata considerata da Sukur e dalla moglie più “sicura” a tutti i livelli: entrambi, con addosso la maglia della nazionale, hanno documentato la vista dal loro box privato della Fifa. Le foto postate hanno portato polemiche inferocite in Turchia, tra i tanti che lo considerano a tutti gli effetti un terrorista.

le dirette bloccate

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Non tutto è andato come sperava e, in un video successivo, Sukur ha denunciato di non aver potuto trasmettere in diretta social durante la partita. Ha raccontato che, pur non avendo alcun problema di connessione, Instagram e YouTube non gli consentivano di avviare una live, mentre le persone sedute accanto a lui riuscivano a farlo normalmente. “Non avevo problemi di internet. Tutti intorno a me andavano in diretta, io non riuscivo con nessuno dei miei due account…”, ha spiegato. Per verificare il problema avrebbe affidato le password dei suoi profili a un amico fidato in Europa, che è riuscito ad avviare la diretta senza difficoltà. Poi, quando Sukur ha provato a riprenderla dagli Stati Uniti, il blocco sarebbe ricomparso: “Credo ci sia un problema legato alla localizzazione geografica. Penso che mi sia stato impedito di trasmettere proprio nel luogo in cui ero ospitato”. A suo dire, dietro il caso, ci sarebbe il solito intervento delle autorità turche, intenzionate a impedire che il pubblico in patria lo vedesse allo stadio. Da tempo, Hakan sostiene che Ankara eserciti forti pressioni sulle piattaforme social per limitare i suoi contenuti, ritenuti pericolosi e sgraditi.

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