Dopo le forti pressioni dal mondo politico e sportivo per le sue dimissioni, il presidente federale sta valutando un modo per uscire in punta di piedi, mantenendo un ruolo anche in chiave Europei
Sono ore concitate, piene di telefonate, di dichiarazioni. Gabriele Gravina osserva e riflette. Come aveva previsto è arrivata puntuale l’ondata di richieste di dimissioni, soprattutto su fronte politico (a partire dal ministro per lo Sport e i Giovani Abodi), ma anche con qualche sonora voce sportiva (come quella di Aurelio De Laurentiis). Mentre il presidente della Lega Serie A parla di "forti pressioni" sulla posizione dell’attuale presidente federale, lui fa le sue valutazioni politiche in vista dell’incontro di domani con le componenti che potrebbe rivelarsi decisivo per il suo futuro. Gravina non è uno che teme le critiche o gli attacchi frontali. Anzi, in un certo senso gli sono da stimolo. Lo ha detto anche pochi minuti dopo il ko contro la Bosnia: "Al coro di richieste di dimissioni sono piuttosto abituato", ma finora non ha mai assecondato nessuno. Stavolta potrebbe essere diverso, perché la richiesta di un passo indietro potrebbe non venire dai suoi avversari ma da quelli che finora sono stati i suoi alleati.
Lui vorrebbe rimanere, si sente sufficientemente solido per affrontare anche questa bufera, ma ha rispetto di chi lo ha votato fino a fargli avere, poco più di un anno fa, il 98% dei voti. Per questo riflette. Se la situazione diventerà troppo difficile da sostenere, il presidente sta studiando un piano B. Lui si farebbe da parte, ma al suo posto spingerebbe per arrivare a un ritorno di Giancarlo Abete, a cui è legato da sempre e senza il cui appoggio non sarebbe mai riuscito a vincere in tre elezioni consecutive. Sarebbe anche un modo per uscire in punta di piedi, mantenendo un ruolo anche in chiave Europei, lui pure che è uno dei vicepresidenti Uefa più apprezzati dal presidente Ceferin. Scenari in via di evoluzione. Sono ore concitate.









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