Gravina: "In Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Sul dilettantismo ho sbagliato perché..."

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L'ex presidente federale al Corriere della Sera: "Mi assumo le mie responsabilità. Vivo da recluso, la società è diventata un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi"

12 aprile - 10:33 - MILANO

Il ciclo di Gabriele Gravina alla guida della Federcalcio si chiude con riflessioni profonde, un bilancio che attraversa sette anni e mezzo di presidenza, passando dal trionfo di Wembley all'abisso della mancata qualificazione mondiale a Zenica. Nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Gravina definisce questo addio "un ultimo atto d’amore verso il calcio", dettato dalla volontà di non permettere che gli attacchi personali finissero per penalizzare l'intera Federazione. "Mi assumo le mie responsabilità - ha detto - non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti". Il presidente dimissionario non nasconde l'amarezza per il clima d'odio ricevuto: pur accettando le critiche, dichiara fermamente di non poter tollerare di essere definito "indegno", poiché "nessuno può permettersi certe patenti di moralità". Alla domanda sul come giudica il suo dover stare in casa come un recluso, Gravina replica descrivendo un’Italia in cui il calcio diventa lo specchio di una società dove "il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi", trasformandosi in un luogo di "frustrazione feroce e giudizi ciechi" . 

il sostegno che non c'è

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Le ragioni dell'addio, tuttavia, non risiedono solo nella sconfitta sportiva. Gravina rivela di aver pensato alle dimissioni già prima dei playoff, frustrato dai "vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento". Tra questi ostacoli, spicca l’impossibilità di riformare i campionati a causa del cosiddetto "diritto d’intesa", che il presidente bolla come un vero e proprio "diritto di veto" . Per superare questo stallo, auspica un intervento politico che elimini i blocchi nel sistema di regole . Il rapporto con la politica resta uno dei nodi più critici. Gravina lamenta un "vecchio pregiudizio sempre attuale, quello dei presidenti 'ricchi e scemi'", una lettura che definisce "superficiale e offensiva" . Denuncia la mancanza di sostegno per i vivai, come il mancato riconoscimento del credito d'imposta, e i ritardi governativi sugli impianti per Euro 2032 . La sua analisi è amara: "In Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare forme di posizionamento personali". 

la frase sugli altri sport

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Nonostante le difficoltà, Gravina ha rivendicato con orgoglio i risultati raggiunti: la sopravvivenza del calcio durante il Covid, l’Europeo 2021 e la co-assegnazione di Euro 2032 . Ma il momento più alto del suo mandato, quello che lo commuove profondamente, è la creazione della divisione paralimpica: "Le mail e le testimonianze di tanti genitori che mi hanno offerto stima e supporto" rappresentano per lui il valore più autentico della sua esperienza . Guardando al futuro, Gravina non intende fare da regista per la sua successione, augurandosi solo che si scelga un profilo capace di "anteporre il bene comune alla difesa dei propri orticelli". Lui, nel frattempo, continuerà il suo impegno in Uefa, promettendo di non essere mai un "ex presidente ingombrante", ma portando con sé una lezione di vita preziosa: "Ho assaporato la polvere dei campi di terza categoria e vissuto nel salotto buono... una lezione che custodirò gelosamente". Infine un doveroso chiarimento sulla frase pronunciata dopo Bosnia-Italia a proposito del dilettantismo delle altre discipline sportive, passaggio che ha scatenato inevitabili reazioni risentite e polemiche: "Mi spiace per come le mie parole siano state interpretate in Italia. Sicuramente andavano argomentate meglio: volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline".

La Gazzetta dello Sport

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