Golino, 'io attrice in un mio film? Chissà che un giorno non lo faccia'

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"Non mi sono mai messa in scena nei miei film, ma chissà che un giorno non lo faccia. Non sono contraria, ma non mi è mai davvero interessato. Ho sempre trovato attori che mi interessavano più di me per determinati ruoli". Così l'attrice e regista Valeria Golino, ospite del Bif&st, si è raccontata al pubblico nel teatro Petruzzelli. In collegamento da remoto la collega Valeria Bruni Tedeschi. "Il filo rosso che ha unito i miei primi due film è stata la morte - ha detto -, il bisogno di confrontarmi con la fine della vita.
    Il primo, 'Miele', l'ho girato poco dopo la morte di mio padre, quindi è stato il risultato di questo dolore. In 'Euforia' malattia e morte sono invece trattati con una sorta di allegrezza. Il filo rosso era, quindi, una mia elaborazione del lutto per la morte di mio padre, della quale riesco a parlare solo adesso".
    Quanto a "L'Arte della gioia', "è completamente diverso, è stato concepito come serie televisiva ma poi è diventato un film uscito in due parti". Del suo rapporto con gli attori ha raccontato di aver "lavorato con amici e con persone conosciute sui set. L'energia è diversa, ma sono due modi interessanti di interagire. Non è detto che con gli amici sia meglio. Abbraccio i miei attori, li coccolo, li strapazzo. Cerco di essere con loro come vorrei che un regista fosse con me". Quanto a Bruni Tedeschi, Golino ha spiegato di essere stata diretta due volte da lei: "È amorevole con i suoi attori. È una forza della natura quando dirige". Golino stasera riceverà il premio Arte del cinema.
   

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