L'ex Premier ha raccontato delle difficoltà affrontate tra le mura domestiche, mentre fuori il Paese doveva fronteggiare l'emergenza del Covid
Andrea Fiori
9 maggio - 11:35 - MILANO
In una lunga e toccante intervista rilasciata a Luca Casadei per il podcast One More Time, Giuseppe Conte ha aperto per la prima volta uno squarcio sulla sua vita privata, raccontando un dolore vissuto nel massimo riserbo durante gli anni più difficili per il Paese. L’ex Presidente del Consiglio ha scelto i microfoni del programma di Casadei per condividere il dramma personale legato alla salute del figlio Niccolò, colpito da una grave patologia proprio in concomitanza con la pandemia di Covid-19.
giuseppe conte parla della malattia del figlio
—
Il racconto di Conte descrive un calvario durato lunghi anni, segnato da una sofferenza fisica e psicologica che ha costretto il giovane a una condizione di estrema fragilità. "Mio figlio Niccolò nel periodo, purtroppo, del Covid si è ammalato. Per 2 anni è stato in grandissima difficoltà. È rimasto addirittura a letto per quasi 2 anni", ha confessato il leader del M5S. Queste parole svelano come, mentre l'allora Premier era impegnato nella gestione dell'emergenza nazionale, tra le mura domestiche affrontasse una battaglia altrettanto estenuante e silenziosa.
Conte: "mio figlio non Si muoveva"
—
L’angoscia di un padre di fronte all’impotenza della malattia è emersa vivida nelle descrizioni dei momenti quotidiani, trasformati dal dolore in compiti faticosissimi ma necessari. Conte ha ricordato il periodo in cui le condizioni del figlio erano così critiche da limitarne drasticamente l'autonomia: "Avere un figlio in condizioni che non si muoveva, un figlio che era sofferente, questa è stata un’angoscia terribile. Io lo accompagnavo a scuola la mattina con la carrozzina".
i piccoli gesti d'aiuto
—
Per cercare di lenire il dolore del figlio e mantenere vivo il loro legame, Conte ha spiegato di aver fatto ricorso a piccoli gesti di cura, cercando di proteggere la serenità di Niccolò nonostante le pesanti responsabilità esterne che lo assorbivano. "La sera gli leggevo qualcosa, noi avevamo sempre questa abitudine, però è stato faticosissimo. Io ho cercato di tenerlo al riparo, cercavo di distrarlo quando c’ero io", ha raccontato, sottolineando lo sforzo emotivo costante per non far pesare sul ragazzo il dramma che stavano vivendo.
la fine di un incubo
—
Dopo due anni di buio e incertezza, l'intervista si chiude con una nota di profonda speranza e sollievo. Il recupero di Niccolò rappresenta per Conte la fine di un incubo che ha segnato indelebilmente la sua storia familiare. Conclusa la fase più acuta della malattia, il padre ha potuto finalmente riassaporare la gioia: "Niccolò è uscito da questi 2 anni angoscianti. Questo mi ha reso il papà più felice del mondo".






English (US) ·