Giaretta, l'architetto del Pafos in Champions: "Il segreto? Qui si vive bene. E il brand cresce..."

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Il direttore sportivo italiano è a Cipro dal dicembre 2023: "Ho subito capito che si poteva costruire qualcosa di importante. Prima faticavo a convincere i giocatori a venire qui, oggi chi arriva non vuole più andare via"

Francesco Albanesi

28 agosto - 07:46 - MILANO

A Cipro c’è una cittadina di villeggiatura che unisce locali e stranieri sotto un unico argomento: il pallone. Pafo è un puntino situato su un’isola che fino a undici anni fa era esclusivamente una meta turistica. Oggi, da quelle parti, cantano l’inno della Champions e da settembre il Pafos giocherà per la prima volta in assoluto la fase a gironi, conquistata tramite i playoff. Il club, vincitore anche del primo campionato cipriota della sua storia lo scorso maggio, conta 21 giocatori stranieri in rosa (tra cui David Luiz), una proprietà russa e un centro sportivo moderno. Uno degli artefici di questa impresa è Cristiano Giaretta, vicentino di 57 anni, direttore sportivo del Pafos. Dopo una carriera tra Italia, Bulgaria e Inghilterra, da un anno e mezzo lavora dietro le quinte ed è lui a guidare questa giovane realtà verso il successo, svelandone tutti i segreti. 

Partiamo dai festeggiamenti. 

"Eh, non è stata una nottata facile (ride, ndr). Abbiamo fatto le ore piccole. Questa mattina sono stato intasato di messaggi e ho ricevuti parecchie telefonate da agenti". 

Cosa le hanno detto? 

"Mi hanno proposto giocatori, alcuni dalla Serie A. Non le posso fare nomi: ma per intenderci, giocatori 'alla Cutrone' per noi sarebbero perfetti. Gli introiti sono aumentati nettamente: siamo un club nato undici anni fa, Pafo fino ad allora era una meta turistica. Adesso siamo una realtà riconosciuta in tutta Europa anche a livello calcistico, i proprietari russi sono ambiziosi".

Insomma, un sogno che si avvera… 

"È così. Sembrava un traguardo impensabile. In città non hanno smesso di cantare e festeggiare ieri notte, noi per scaramanzia non avevamo organizzato nulla. Penso che lo faremo nel fine settimana. Dopo Serie A, Serie B, Premier, Championship, Europa e Conference League, mi mancava la musichetta della Champions. Abbiamo fatto un percorso netto, battendo squadre con budget nettamente superiori ai nostri come Maccabi Tel Aviv, Dynamo Kiev e Stella Rossa".

Da dove parte questo sogno? 

"Io sono arrivato a Pafo il 15 dicembre 2023, lasciando il Watford e una potenziale Premier League. Da quando ho visitato il club per la prima volta ho capito che si potevano mettere delle basi solide per costruire qualcosa di importante: credevo alla Champions già da quando abbiamo vinto per la prima volta il campionato cipriota lo scorso maggio". 

Ora avete una dimensione europea, anche per attrarre giocatori. David Luiz è stato il primo, com’è nata la trattativa? 

"Innanzitutto, cercavamo un difensore centrale. Abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo per quei giocatori ‘blasonati’ che potessero portare anche visibilità al nostro club. David è uno di questi: ha 23 milioni di follower su Instagram e sicuramente ha reso il Pafos un club più conosciuto. Non è ancora in condizione e quindi non è rientrato nella lista Champions. L’obiettivo è quello di far combaciare le esigenze di campo con quelle di promozione del brand nel mondo. Anche se non vogliamo costruire una squadra di figurine. La trattativa è nata anche grazie al suo agente. David, lo assicuro, è un bravissimo ragazzo e la sua leadership ci aiuterà parecchio nel cammino europeo". 

Ora non resta che tentare un’altra impresa: centrare i playoff ai gironi. 

"Comunque vada, sarà tutto di guadagnato. Per costruire qualcosa di importante si deve passare dalle sconfitte, quindi non ci poniamo limiti. Giocheremo a Cipro contro club con più di cento anni di storia. Noi, con la nuova proprietà, abbiamo sette anni alle spalle". 

Cristiano, a ruota libera ci racconta che tipo di realtà è il Pafos? 

"Abbiamo un centro sportivo all’avanguardia, costruito quattro anni fa. Ci sono tre campi in erba naturale che vengono mantenuti in perfette condizioni grazie alla nostra squadra di giardinieri. Abbiamo anche la palestra, un barbecue, i nostri uffici, campi da padel, futsal e beach soccer. Insomma, abbiamo una struttura completa dove i giocatori, insieme alle famiglie, possono passare i loro giorni liberi. A breve amplieremo il centro sportivo con altri tre campi, così da averne cinque in erba naturale, più un ristorante e una clinica medica. A tutto questo si aggiunge un nostro hotel di proprietà dove ospitiamo i ragazzi stranieri dell’Academy". 

Il pezzo mancante è lo stadio? 

"Sì, è quello che ci manca per diventare sempre più grandi. Qui a Cipro ci sono questioni burocratiche complicate, ma da tempo ci stiamo lavorando e, tra due estati, dovrebbero cominciare i lavori per il nuovo stadio: anche qui c’è un bel progetto dietro. L’idea è di avere un impianto moderno da 10mila posti". 

Avete 21 stranieri in rosa, ma sul vivaio puntate forte. 

"Investiamo parecchio nei giovani. Abbiamo tutte le categorie a partire dall’Under 9 fino all’Under 19, dove abbiamo già vinto tre campionati di fila, l'anno scorso anche la coppa nazionale. Il club è molto competitivo in questo senso. Lavoriamo molto con gli stranieri: brasiliani, croati, portoghesi… Stiamo cercando di far crescere anche giocatori ciprioti: sembra che tra un paio di anni si arrivi ad imporre alle squadre di giocare con almeno un calciatore locale. Al momento ne abbiamo tre in rosa, ma ci dobbiamo attrezzare".

Scelta dei giocatori: algoritmi o scouting? 

"Ho un team di scout che lavora a stretto contatto con me. Due di questi lavorano qui a Pafo, gli altri vivono nelle loro nazioni di origine, che sia Sudamerica o Europa. Ci affidiamo tanto ai dati, sia fisici che tecnici, ma solo come supporto. Io credo molto in alcuni parametri, specie quelli atletici: la velocità nelle distanze o il picco che un esterno d’attacco mi può raggiungere. Sono aspetti che danno l’idea di chi stai visionando. La nostra procedura comincia con una selezione al video di alcuni giocatori di qualunque nazionalità, facciamo una lista e scremiamo fino a creare una sorta di short list. Da quel momento inizia la fase di conoscenza dal vivo: stile di vita, abitudini, famiglia, il suo storico… Lo approfondiamo a 360 gradi". 

Perché lei ha scelto Cipro? 

"Ho una mentalità internazionale. Ormai sono sette-otto anni che sono fuori dall’Italia. Dopo Ascoli, sono andato in Bulgaria, al Cska Sofia, ho fatto quattro anni al Watford, ora sono da due al Pafos. Mi ha incuriosito il progetto dietro a questa società: i proprietari russi mi hanno fatto un’ottima impressione, le strutture anche. E poi aggiungo, la qualità della vita". 

Ci spieghi. 

"A Pafo si vive benissimo. È una cittadina di villeggiatura, in grande espansione: ci sono ville sul mare e una natura che fa da cornice. Ci sono turisti di ogni tipo, inglesi, russi e anche italiani. È un’isola ambita, il costo della vita è normale, il cibo è sano e di qualità. Le famiglie, inoltre, passano le giornate fuori con il sole. All’inizio facevo fatica a convincere i giocatori a trasferirsi a Pafo, poi venuti qui una volta non se ne volevano più andare". 

Com’è la sua giornata tipo? 

"Nella mia quotidianità faccio mercato tutto l’anno. Non smetto mai di stare in contatto con il mondo, con il mio staff, non smetto di guardare giocatori, di offrire i nostri stessi calciatori al mercato e così via. Faccio riunioni settimanali con lo staff medico e tecnico, oltre che con i giocatori che magari giocano meno e non sono del tutto entusiasti. Passo le mie giornate al centro sportivo tutti i giorni della settimana: arrivo alle 9 di mattina, esco alle 9 di sera. Per fare bene il ruolo del direttore sportivo, bisogna stare sempre in contatto: squadra, allenatori, agenti e procuratori". 

Come vivono il calcio i ciprioti? 

"Lo vivono con passione e tensione, specie tra i tifosi delle big come l’Apoel o l’Omonia Nicosia dove riempiono i loro stadi con 20mila persone. A noi, invece, allo stadio vengono in ottomila. Un bel passo in avanti se si pensa che fino a poco tempo fa il Pafos era seguito da pochissime centinaia di persone. Qui la settimana è piena di calcio: ci sono radio, televisioni, social e quotidiani locali che parlano di pallone costantemente". 

Qualche talento da consigliare per l’Europa?

"Noi in squadra ne abbiamo tanti. Ho già pescato dall’Europa io. Domingos Quina arriva dall’Udinese, Ken Sema dal Watford, Derrick Luckassen è cresciuto in Olanda tra Az e Psv… Due o tre possono giocare tranquillamente in Serie A, non nelle big ma in squadre di medio livello. Sema, per farle un esempio, giocava titolare all’Udinese e aveva richieste dall’Atalanta. La nostra proprietà investe molto, così come quella dell’Aris Limassol, anche loro russi, oltre ad Apoel e Omonia". 

Giocatori stranieri, ma anche allenatori. 

"Noi in panchina abbiamo Juan Carlo Carcedo, spagnolo che ha lavorato per 15 anni con Unai Emery. Ha vissuto in uno staff di squadre importanti, come Psg, Arsenal e Siviglia. A Cipro bisogna venire per capire, altrimenti uno pensa che siamo indietro su tutto. Non è così, lo assicuro". 

Che tipo di ideologia calcistica c’è tra i tifosi: 'giochista' o 'risultatista'? 

"Il Pafos non aveva mai vinto niente. Fino adesso abbiamo sollevato due trofei (coppa nazionale e campionato, ndr) e la gente non aspettava altro, dunque è un grande prestigio. Poi, c’è anche un’identità di buon calcio in cui noi crediamo e che pensiamo di mettere in mostra, tra possesso palla e pressione alta. Contro l’Aris, partita che ci ha consegnato il campionato lo scorso maggio, abbiamo vinto 4-0 grazie a un gioco entusiasmante. La nostra è una squadra di grande corsa, e qui ritorno al discorso dei dati atletici, elemento importante nella scelta del giocatore finale". 

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