Gianni Morandi: "A 81 anni riempio i palasport, Dalla mi chiamava lo Psyco di Monghidoro"

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L’eterno ragazzo si racconta in occasione dell’inizio del tour e del nuovo singolo che porta la firma di Jovanotti

Ci accoglie nel verde della sua casa a San Lazzaro di Savena, vicino a Bologna. È un Gianni Morandi che, fedele al titolo di una delle sue recenti hit, "apre tutte le porte" e ci invita nel suo mondo. Tra un tortello e una crescentina, si racconta con generosità. Lo spunto è l'inizio del suo nuovo tour e il singolo "Monghidoro", che porta la firma dell'amico Jovanotti, ma la conversazione si allarga presto, toccando gli inizi della carriera, i momenti bui, il ricordo di Lucio Dalla e il fascino di Sanremo. Oggi, a 81 anni, Morandi si prepara per il tour "C’era un ragazzo - Gianni Morandi Story”, che ad aprile 2026 celebrerà i 60 anni di una delle sue canzoni più iconiche. I palasport sono quasi tutti sold out, un successo che ancora lo sorprende. "Quello che fa piacere è che a 81 anni riempio ancora i palasport, mi fa un grande effetto. Quando mi dicono che abbiamo esaurito i biglietti a Milano, io non ci credo. Bologna benissimo, Firenze benissimo, siamo sold out quasi dappertutto”. Per preparare un tour, spiega, bisogna essere come un atleta: "Faccio 7-8 giri di pista al giorno, minimo, e poi vado in palestra. È importante per stare sul palco, anche alla mia età".

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"Questo tour è nato per festeggiare i 60 anni di 'C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones’”, racconta. "La canzone, che ha 60 anni, pensate, è nata proprio nel periodo della guerra nel Vietnam. Ma la guerra c'è ancora. Siamo sempre in guerra, non si spegne mai, quindi la canzone rimane d'attualità. Ricordo che quando andai in Russia a cantare – io sono andato tante volte, ho fatto un tour di 40 giorni - mi premiarono come un cantante pacifista contro la guerra, perché lì c'era una condanna all'invasione americana del Vietnam. Poi le cose, dopo 60 anni sono cambiate, adesso sono loro che aggrediscono. Quella medaglia ce l'ho ancora."

Il legame con Lorenzo "Jovanotti" Cherubini è centrale in questa fase della sua vita. "Ho instaurato con lui un rapporto molto buono, molto amichevole. Trovo sia una persona molto generosa", racconta Morandi. L'amicizia si è consolidata in un momento difficile: "Tutto è iniziato quando mi sono bruciato la mano. Lorenzo mi ha chiamato e mi ha proposto ‘Allegria’”. Da quel gesto è nata una fruttuosa collaborazione. Prima "Apri Tutte le Porte", che ha segnato il suo ritorno trionfale a Sanremo, poi il duetto "Evviva!", e ora "Monghidoro". Morandi ammette la sua iniziale titubanza: "Gli dicevo: 'Guarda, sono i 60 anni di ‘C'era un ragazzo’, ho 600 canzoni, faccio già fatica a fare la scaletta!'". Ma l'insistenza di Jovanotti ha prevalso.

"Monghidoro" è un brano autobiografico che riporta Morandi ai suoi 13 anni, alla sua famiglia e ai sogni di un ragazzino di provincia. Lo stesso Jovanotti, intervenuto in diretta in videochiamata, ha spiegato l'ispirazione: "Non volevo scrivere una canzone struggente, tipo 'My Way'. Gianni ha già i suoi capolavori che strappano il cuore, come 'Uno su mille’. L'idea era creare un'apertura per lo spettacolo, qualcosa di allegro e dinamico in stile Blues Brothers". Il ritornello sul "pazzo di Monghidoro" è un omaggio a quell'incoscienza giovanile che fa l'artista. "È la convinzione che fa l'artista, non solo il talento. È quel sentimento di un ragazzino che guarda il mondo scintillante dello spettacolo e pensa, da pazzo, di poterne far parte”, sottolinea Lorenzo, che svela anche un aneddoto: "Lucio Dalla chiamava Gianni lo 'Psyco di Monghidoro', perché è imprevedibile, capace di sorprendere".

Il racconto si sposta sui ricordi, a partire dal primo provino nel '58 e l'estate a Riccione. "Vidi il mare per la prima volta. Mio padre mi diede 500 lire, che dovevano bastarmi per quattro mesi", ricorda con un sorriso, menzionando il rendiconto delle spese e le prime mance guadagnate cantando per i turisti. Il momento più bello della carriera? "La prima volta che ho sentito la mia voce in un jukebox. Era 'Andavo a 100 all'ora', sento 'sta voce piccolina... Mi nascondevo, perché mi faceva impressione".

Ma non sono mancate le difficoltà. Il punto più basso, forse, fu il 4 luglio 1971 al velodromo Vigorelli di Milano. L'organizzatore del Cantagiro ebbe l'idea di far esibire i cantanti italiani prima degli ospiti internazionali, i Led Zeppelin. "Non vi dico che cosa è successo. Quando ho cantato io... un boato, ma alla rovescia. 'Vai via!', pomodori, lattine... sono scappato". E poi il periodo buio degli anni '80: a 36 anni, si iscrisse al conservatorio per studiare contrabbasso. "Sono stati anni fantastici. Se da una parte non avevo più successo, dall'altra vivevo un momento molto bello perché riempivo le giornate e lì ho imparato a fare il padre, perché prima ero giovane e impegnato con il lavoro”.

Parlando di successi e della televisione di un tempo, il ricordo non può che andare a Canzonissima. "Ne ho fatte sei", dice con orgoglio. E sul ritorno dello storico programma in Tv dice: "La Rai è proprietaria del marchio, fa bene a usarlo. Però ora ha cambiato formula, è un'altra Canzonissima". Per lui, il fascino di quell'epoca era unico, un'era in cui "Canzonissima era più importante di Sanremo". Tant'è che il vincitore andava di diritto all'Eurofestival. "Io vinsi nel '69, andai a fare l'Eurofestival e arrivai ventesimo. E c'era anche Julio Iglesias che arrivò diciottesimo". Aprendo il cassetto dei ricordi, il pensiero va inevitabilmente a Lucio Dalla. "Era difficile stargli vicino, era imprevedibile, troppo bravo", confessa Morandi. Ricorda con affetto e commozione gli ultimi momenti, l'incontro allo stadio pochi giorni prima della sua scomparsa e la telefonata scioccante di Bibi Ballandi che ne annunciava la morte. E Adriano Celentano? “Sono il suo fan numero uno. Magari tornasse. È come dire, magari tornasse Mina”.

Inevitabile una battuta sul Festival di Sanremo e sul suo nuovo condottiero, Stefano De Martino. Morandi. “È lui l’uomo della Rai dei prossimi anni. Non c’è un altro forte come lui” dice e racconta un aneddoto recente: “Sono andato a trovarlo proprio in questi giorni e gli ho detto: ‘Adesso sei direttore artistico, vedi che ho una canzone'. Guarda che sono venuto anche l'anno scorso'. E lui ha risposto: No, no, ma va bene, mandami la canzone'”. Ma sulla reale possibilità di tornare a al festival dice: “Scherzavo. Ho già dato ragazzi, Sanremo basta”.

La porta del tour, invece, è spalancata, anche per gli ospiti. Suo figlio Pietro? “Sarebbe bello. Potremmo cantare 'Vita' insieme e anche il suo pezzo se ne ha voglia. Ha detto che forse viene a Milano. Però Pietro è un po' strano. E allora vediamo, mi fa piacere". Anche Jovanotti potrebbe fare una sorpresa: "Mi ha detto che potrebbe venire all’apertura. Chiunque voglia venire, io sono contento". Il tour "C’era un ragazzo - Gianni Morandi story’ prenderà il via da Conegliano il 15 aprile, per poi toccare Milano, Torino, Roma, Casalecchio di Reno (Bologna), Firenze, Terni, Montichiari, Pesaro, Padova e Genova. Un nuovo capitolo per l'eterno ragazzo della musica italiana. di Loredana Errico 

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