Giannelli: "Siamo nella storia della pallavolo. Così si chiude un ciclo"

1 ora fa 1

Il palleggiatore della Nazionale: "Un percorso unico nato da un ko salutare. L'addio di Colaci? Ha chiuso da re. Ora un po' di riposo, poi focus sull'Europeo"

Davide Romani

Giornalista

19 maggio - 09:54 - MILANO

Il 21 dicembre 2025 a Belem, in Brasile, ha alzato il trofeo del Mondiale per Club dopo il successo sui giapponesi dell’Osaka Bluteon. Il 6 maggio 2026 a Perugia ha ripetuto il gesto con la conquista dello scudetto superando Civitanova in tre partite. Domenica a Torino, all’Inalpi ha completato la collezione con la Champions League raggiunta battendo in finale i polacchi dello Zawiercie, gli stessi superati un anno fa a Lodz. Nel mezzo c’è stata anche la parentesi della Supercoppa. Simone Giannelli è il giocatore simbolo della Sir Perugia che in questa stagione è stata “campione di tutto” come hanno cantato i giocatori nello spogliatoio dell’Inalpi Arena. Da capitano ha guidato il club umbro a un traguardo che in Italia mancava dal 2011 con Trento: conquistare nella stessa stagione le tre massime competizioni per club.

Giannelli, per questa squadra cosa rappresenta il successo di domenica? 

"È la fine di un ciclo e concluderlo in questo modo ci regala ancora più soddisfazione. Per affrontare la due giorni di Torino ci siamo concentrati molto su quello che abbiamo fatto durante questi anni. Abbiamo fatto una cosa storica per la pallavolo mondiale".

Era da 15 anni che un’italiana non riusciva a fare quello che avete fatto voi… 

"Resteremo per sempre nella storia: è qualcosa di veramente unico, raro. Sono coincise varie cose che ci hanno permesso di completare questo fantastico percorso. Ma non è un caso che i risultati sono arrivati: in questi anni il gruppo ha costruito il percorso giorno per giorno imparando a stare in campo insieme. È stata una corsa bellissima fatta di sconfitte e vittorie con il lavoro quotidiano affrontato con lo spirito giusto. L’arma in più è stata la tranquillità, sapere sempre cosa fare, ognuno nel proprio ruolo".

Una stagione di 50 partite con sole 3 sconfitte: due nella regular season di campionato e una in semifinale di Coppa Italia. È stato quest’ultimo il momento più difficile della vostra stagione? 

"Sì, quello è stato un momento chiave del nostro cammino. Tante volte quando tutto va bene, vinci, festeggi, magari non cogli certi dettagli. Penso che quella sconfitta con Verona sia stata una bella batosta per noi. Non tanto dal punto di vista mentale, perché quando sei a questo livello le sconfitte le metti in conto e sai che prima o poi arriveranno. Piuttosto dal punto di vista tecnico, perché in quella partita non siamo riusciti a reagire tecnicamente: la Rana ci ha preso a pallonate. Così ci siamo messi tutti insieme a lavorare e una settimana dopo a Verona in campionato abbiamo vinto 3-0 e da lì abbiamo capito che quella era la nostra strada".

Domenica è stata anche l’ultima volta in campo insieme a Max Colaci. Avete giocato insieme a Trento, a Perugia e anche in Nazionale. Cos’ha significato per lei? 

"È un atleta fantastico, un grande uomo capace di giocare al fianco di molti campioni. È stato un onore. Sono felice per come ha concluso la carriera: non so quanti sportivi siano riusciti a chiudere la carriera così, vincendo tutto da protagonista. Se lo merita e sono veramente contento per lui".

Che cosa cambia per lei non avere più un riferimento in campo come Colaci? 

"Penso che dovremo tutti quanti abituarci perché Max comunque è una di quelle personalità non invadenti ma in grado di farsi sentire nello spogliatoio. Con la sua esperienza sai che nei momenti importanti non farà cose strane. Ci dovranno essere altri ragazzi pronti a subentrare a lui come riferimento per il gruppo". 

Adesso per lei inizia una nuova stagione con la maglia azzurra che culminerà con l’Europeo in Italia a settembre. Risponderà subito alla chiamata di De Giorgi oppure si prenderà un periodo di riposo? 

"Io andrei in Nazionale subito e giocherei già domani ma è giusto prendersi un periodo di riposo, va rispettato il fisico visto che non lo faccio da anni. Anche perché ci sono tanti giovani interessanti, forti nel mio ruolo che in queste ultime stagioni si stanno mettendo in mostra nel nostro campionato. Credo quindi sia il momento giusto per vederli all’opera in maglia azzurra. Io tornerò più avanti. Il focus è l’Europeo".

Conosciamo la sua passione per il tennis. Che effetto le ha fatto vincere la Champions nello stesso impianto dove Sinner ha conquistato per due volte le Atp Finals? 

"Ognuno pratica il proprio sport e cerca di fare del suo meglio. Non guardo a queste cose ma piuttosto penso alla squadra e a quello che devo e posso fare per i nostri obiettivi". 

A Torino come in ogni vostro trionfo siete stati spinti da un tifo caloroso e coinvolgente. Percepite l’entusiasmo dei vostri sostenitori? 

"Sono fantastici! Ma non vanno presi a esempio le finali delle grandi manifestazioni ma la loro forza, il loro sostegno lo si percepisce per tutta la stagione anche quando si gioca partite infrasettimanali contro un’avversaria di bassa classifica".

Questo trionfo di Champions è la vittoria più bella della sua carriera? 

"Faccio fatica a fare una classifica dei successi, tutti sono belli. Da sportivo penso che la vittoria più bella sarà la prossima che arriverà".

Leggi l’intero articolo