08 gennaio 2026 | 18.25
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La Groenlandia è tornata al centro del dibattito internazionale dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso un interesse strategico per l’isola danese. Un luogo, situato tra l’oceano Atlantico del Nord e l’oceano Artico, che continua a esercitare un forte potere simbolico: la sua posizione è strategica da un punto di vista geopolitico e marittimo ed è ricco di petrolio, gas e terre rare. L'isola, la meno abitata della terra e coperta prevalentemente di ghiaccio, ha fatto spesso da scenario nel cinema. Un ultimo rifugio dell’umanità come in 'Greenland' (2020), disaster movie hollywoodiano con Gerard Butler in cui una cometa minaccia la distruzione del pianeta e i bunker di salvataggio si trovano proprio sotto i ghiacci. Qui la Groenlandia diventa un simbolo: un luogo lontano dal mondo, duro e inaccessibile, che rappresenta l’ultima possibilità di sopravvivenza. Visione coerente con uno sguardo esterno e strategico, simile a quello che emerge anche nel discorso politico internazionale: la Groenlandia come spazio da usare, più che da comprendere.
Uno sguardo più realistico e meno spettacolare emerge invece in 'Against the Ice' (2022), basato su una storia vera. Ambientato all'inizio del Novecento, è il racconto della spedizione condotta in Groenlandia dal capitano danese Ejnar Mikkelsen e dal suo ingegnere Iver Iversen, impegnati a dimostrare l’unità territoriale della Groenlandia. Qui il ghiaccio, il freddo e l'isolamento non sono solo sfondo ma forze narrative centrali: la natura domina l’uomo, mettendo in discussione ogni ambizione politica o scientifica. Il film restituisce un'immagine della Groenlandia come luogo che resiste alla volontà di controllo, ricordando quanto sia complesso pensare l'isola solo in termini di possesso o interesse strategico.
Accanto alle rappresentazioni costruite dall’esterno, c’è un cinema groenlandese che guarda l’isola da dentro, con uno sguardo intimo e identitario. Film come 'Nuummioq' (2009) o 'Heart of Light' (1998) spostano l’attenzione dalla geopolitica alla vita quotidiana, affrontando temi come identità, malattia, dipendenza, rapporto tra tradizione inuit e modernità occidentale. Il primo, girato in 28 giorni nell'agosto 2008, racconta di un operaio edile di Nuuk che scopre l'amore della sua vita quando gli viene diagnosticato un cancro. L'uomo si trova così davanti a una scelta: rimanere in Groenlandia con Nivi, la donna che ama perdutamente, oppure di partire per la Danimarca in cerca di cure mediche. Il secondo fa una riflessione sul conflitto tra modernità e tradizione attraverso la storia di un padre Inuit, alcolizzato, che sta affrontando il dolore per la morte del figlio. Lascia il suo villaggio, viaggia in slitta nel paesaggio artico alla ricerca di redenzione e pace interiore. In queste opere la Groenlandia non è un'idea astratta né un territorio 'vuoto', ma uno spazio abitato, attraversato da conflitti personali e sociali, spesso ignorati nel discorso mediatico internazionale.
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