Palle corte, variazioni e colpi imprevedibili, il francese numero 94 del ranking è un tennista atipico: meno potenza, più fantasia
Una citazione talmente misteriosa da rimanere anonima diceva, a proposito dei maghi, che "non fa la differenza la lunghezza della bacchetta, ma l'abilità a mettere il coniglio dentro il cappello". E vedendo giocare Hugo Gaston viene da pensare che l'aforisma l'abbia partorito lui. Già: quando Madre Natura distribuiva altezza e struttura fisica, lui probabilmente aveva trovato traffico. E così si è accontentato del metro e 70 con cui, fin da giovane, illudeva il circuito: non poteva metter giù le prime a 230 chilometri orari, certo. Ma si è reinventato in altro: mago della palla corta, professionista della smorzata, giocatore per cui più di una volta vale la pena pagare il biglietto. Pazienza se la bacchetta non è la più lunga del reame. Per provare a sorprendere Jannik Sinner al debutto dell'Australian Open, varrà la pena ricorrere all'illusionismo. Come quella volta con Wawrinka, a Parigi...
genio delle palle corte
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Il piano-gara tradizionale di Hugo Gaston lo ha rivelato lui stesso, qualche anno fa: "Non posso tirare tre ace a game. Quindi devo trovare soluzioni alternative". E coach Barbier, che lo conosce da quando aveva cinque anni, gli ha fatto eco: "La sua abilità principale è mettere dubbi nel gioco dell'avversario, fargli perdere certezze. Lui è come un alpinista, sta scoprendo strade e sentieri nuovi". Tipo gli ottavi di finale del Roland Garros, torneo speciale perché popolato da connazionali in tribuna: Gaston ci arriva nella peculiare edizione del 2020 che, causa Covid, si gioca in autunno. E manda a casa Wawrinka al termine di un match ricchissimo di effetti speciali; lo svizzero finisce frastornato dalle palle corte del classe 2000 di Tolosa che lo obbliga a scendere a rete con una frequenza da bollino rosso. Lo trascina al quinto set senza che Stan se ne accorga nemmeno, e poi lo elimina sul più bello. A Parigi iniziano seriamente a parlare del ventenne che ha eliminato un fuoriclasse del rosso come Wawrinka: i riflettori finiscono su Hugo che ha iniziato col tennis prima che con le parole di senso compiuto, dal momento che la prima racchetta l'ha impugnata a due anni. Merito di papà, presidente di un circolo a Tolosa.
quella finale con berrettini
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Hugo Gaston cerca di far suo Forrest Gump e di trasformarsi nella scatola di cioccolatini: con lui non sai mai cosa ti capita. A volte è lui stesso ad essere poco interessato sul futuro: "Non ho neanche una superficie preferita. Dipende tutto dalla settimana che sto vivendo". Di sicuro da buon francese non è indifferente alla terra rossa, su cui ha raggiunto due finali Atp, pur perdendole entrambe: Gstaad 2021, contro Ruud, e soprattutto Kitzbuhel 2024, torneo portato a casa da Matteo Berrettini. Però un pezzo di cuore lo ha lasciato sul cemento di Melbourne, all'Australian Open 2020 dove debutta con una wild card: "Un'occasione speciale: spero di beneficiarne altre volte". Gliela concedono anche al Roland Garros dove Hugo, superato Wawrinka, vende carissima la pelle contro un altro professore come Dominic Thiem: l'austriaco va avanti di due set e si mette in poltrona, dimenticando che dall'altra parte del campo c'è uno che sa togliertela da sotto il naso e lasciarti a sedere per terra. Gaston rimonta e lo porta al quinto set, dove Thiem si ricorda di essere Thiem, ma che fatica. L'altra grande soddisfazione giovanile di Gaston è datata invece 2018, anche questa su terra rossa: Buenos Aires, sede dell'Olimpiade giovanile. Lui trionfa sul padrone di casa Diaz Acosta dimostrandosi, seppur appena maggiorenne, dotato di spalle discretamente larghe per sopportare un intero palazzetto che gli tifa contro.
che multa a madrid
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Che non disdegni alcuna superficie è proprio vero. Il best ranking per esempio arriva dopo Wimbledon, non proprio la specialità della casa: gli basta accedere al secondo turno, nel 2022, per vivere la sua golden hour al 58esimo posto. Niente male, anche se la discesa è dietro l'angolo: Gaston sprofonda già a partire dai mesi successivi. Soprattutto nel 2023 quando si fa notare giusto per un paio di fatti. Il primo: la separazione con lo storico coach Marc Barbier che lo seguiva in giro per il mondo da quando aveva cinque anni. Hugo gli dice merci e accoglie Younes El Aynaoui. Sì, l'ex numero 3 al mondo, nonché padre dell'attuale centrocampista della Roma. Ma i risultati non decollano. Anzi, a Madrid fa il furbo e lascia cadere una palla dalla tasca appositamente per disturbare Coric che sta inseguendo il set point: i giudici di sedia se ne accorgono immediatamente, lui rimedia 72mila euro di multa. Che equivalgono quasi all'intero prize money accumulato nella sua prima parte di stagione. Va bene il colpo di teatro, ma lì si va nell'antisportivo. Oggi Gaston ha rimesso piede in top 100, se non altro: a Melbourne si presenta da numero 94.
exploit con alcaraz, ko con sinner
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Con Gaston non sai mai cosa ti capita, è impossibile negarlo. A Bercy 2021 per esempio infiamma il pubblico di casa rimontando nientemeno che Carlos Alcaraz dallo 0-5: "Mi stavo già rassegnando a giocare il terzo set, con un punteggio così sbilanciato" racconta poi, "ma mi sono accorto che Carlos stava vivendo diversi problemi nel chiudere i punti. E il pubblico mi ha dato una mano. Vivo per notti così". Decisamente più antipatiche invece le serate contro Sinner: sono due e risalgono anche quelle al 2021, quando Jannik impartisce due lezioni sul cemento al giovane di Tolosa. Prima indoor, a Marsiglia: comodo 6-4 6-1 in 69 minuti. Poi nello scenario, decisamente più affascinante, del Masters 1000 di Miami: doppio 6-2 per scacciare la minaccia dell'illusionista e trovare il primo torneo-exploit della carriera. In Florida, dopotutto, Sinner soggiorna un'altra settimana abbondante coltivando il sogno del titolo da 1000 punti e vedendolo sfumare solo in finale con Hurkacz. Ora Jannik ritrova dall'altra parte del mondo il genietto di Tolosa, quello che una volta coach Barbier descrisse con una frase che profumava di darwinismo: "Lui appartiene alla specie che è sopravvissuta perchè si è adattata meglio al cambiamento". Per Sinner è diverso. Lui in Australia vuole far valere la legge del più forte.









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