serie a noir
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I pugliesi retrocessi denunciarono un tentativo di combine del Verona. Ma l'inchiesta mise nei guai anche loro
A metà anni 70 nelle case degli italiani troneggiava il telefono a disco prodotto dalla Sip, quasi sempre appoggiato su un centrino bianco ricamato da mani sapienti, in posizione dominante, sul tavolino di un tinello, nel carrellino di legno accanto al televisore o - per chi ne era dotato - sopra qualche mobile del salotto. Era in plastica, di colore grigio chiaro alla base e scuro sulla cornetta. Per comporre il numero - solitamente il prefisso della provincia più sei-sette cifre - era necessario infilare il dito nella ruota che dispensava la numerazione, dallo zero in basso fino al 9, quindi accompagnare il giro meccanico della stessa: indimenticabile era il suono prodotto, quando era inclusa nell’apparecchio, della ghiera, il cerchio metallico che veniva usato come rinforzo. Questa è la storia di una telefonata sospetta e no, il dito accusato non tremò nel comporre il numero, è la storia a rigature nere della promessa di un presidente, di un centravanti ingenuo o forse complice, di due società implicate nella combine, di una terza danneggiata e di una quarta che ricevette in premio la salvezza, di un arbitro tirato per la giacca, di una classifica riscritta. E di uno scandalo mai chiarito del tutto.










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