Fuglsang accusa: "Le moto in corsa sono troppo vicine ai ciclisti. Decidono le gare"

1 ora fa 2

Il danese, vincitore di una Liegi e di un Lombardia: "Forse Van der Poel non avrebbe vinto ad Harelbeke. Attaccare per primi diventa decisivo"

Ciro Scognamiglio

Giornalista

3 aprile - 13:14 - MILANO

Uno di quei classici sassi lanciati nello stagno che ha fatto parecchio rumore. Jakob Fuglsang, danese, 41 anni, si è ritirato meno di un anno fa: tra i successi di una carriera ad alto livello, anche una Liegi e un Lombardia. Parlando con Feltelt, media del suo Paese, si è espresso contro l’eccessiva vicinanza delle moto ai ciclisti in gara, specie in Belgio dove domenica andrà in scena il Giro delle Fiandre.

le parole

—  

Ecco un sunto delle sue parole: "Da diversi anni sono dell’idea che le moto siano determinanti più di qualsiasi altra cosa. Contribuiscono a decidere se chi è in fuga riuscirà a mantenere il suo distacco o meno, a seconda di quanto sono vicine. Sta tutto nell’attaccare per primi perché, se lo fai, puoi prendere la scia della moto che ti starà davanti e chi starà dietro non potrà raggiungerti, anche se sono in quattro a girare. Van der Poel probabilmente non avrebbe vinto l’E3 Saxo Classic se non avesse avuto una moto davanti. Era uno contro quattro". Ancora: "So che anche alla Quick-Step usavano quella tattica quando correvano le classiche belghe: bisogna attaccare per primi e raggiungere la prima moto perché poi in quelle gare, in virtù della tortuosità delle strade, è difficile che le moto ti stiano troppo lontano se vogliono fornire delle immagini televisive decenti. Sì, penso che abbiano troppa influenza e che bisogna fare qualcosa affinché stiano più lontane".

Leggi l’intero articolo