Il danese, vincitore di una Liegi e di un Lombardia: "Forse Van der Poel non avrebbe vinto ad Harelbeke. Attaccare per primi diventa decisivo"
Uno di quei classici sassi lanciati nello stagno che ha fatto parecchio rumore. Jakob Fuglsang, danese, 41 anni, si è ritirato meno di un anno fa: tra i successi di una carriera ad alto livello, anche una Liegi e un Lombardia. Parlando con Feltelt, media del suo Paese, si è espresso contro l’eccessiva vicinanza delle moto ai ciclisti in gara, specie in Belgio dove domenica andrà in scena il Giro delle Fiandre.
le parole
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Ecco un sunto delle sue parole: "Da diversi anni sono dell’idea che le moto siano determinanti più di qualsiasi altra cosa. Contribuiscono a decidere se chi è in fuga riuscirà a mantenere il suo distacco o meno, a seconda di quanto sono vicine. Sta tutto nell’attaccare per primi perché, se lo fai, puoi prendere la scia della moto che ti starà davanti e chi starà dietro non potrà raggiungerti, anche se sono in quattro a girare. Van der Poel probabilmente non avrebbe vinto l’E3 Saxo Classic se non avesse avuto una moto davanti. Era uno contro quattro". Ancora: "So che anche alla Quick-Step usavano quella tattica quando correvano le classiche belghe: bisogna attaccare per primi e raggiungere la prima moto perché poi in quelle gare, in virtù della tortuosità delle strade, è difficile che le moto ti stiano troppo lontano se vogliono fornire delle immagini televisive decenti. Sì, penso che abbiano troppa influenza e che bisogna fare qualcosa affinché stiano più lontane".











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