Dopo aver rischiato la Serie C nello scorso campionato, il club ciociare è riuscito a conquistare la promozione con la squadra più giovane del campionato: 23,4 anni di età media
Oscar Maresca
8 maggio - 22:28 - MILANO
Il Frosinone ha capovolto il suo destino in una stagione. Dall’incubo playout dello scorso campionato, evitati per il caso Brescia, alla promozione diretta in Serie A. La squadra di Alvini ha chiuso al secondo posto davanti al Monza, decisivo lo sprint finale. I gialloblù hanno scavalcato gli uomini di Bianco dopo il successo contro la Juve Stabia approfittando del ko degli avversari contro il Mantova. Poi capitan Monterisi e compagni hanno difeso il vantaggio in classifica battendo 5-0 proprio il Mantova all'ultima giornata, festeggiando così il ritorno in A dopo due stagioni. Un trionfo per il club del presidente Stirpe: il Frosinone – per età media dei giocatori impiegati in campionato – è la squadra più giovane della B (23,4). Il ds Castagnini per allestire la rosa ha speso 40,8 milioni: decisamente meno dei 64 milioni investiti dal Venezia, pure dei 46 del Monza e dei 41 della Sampdoria. Una strategia vincente messa in atto della società guidata da 23 anni dalla famiglia Stirpe. Il club gialloblù è infatti l’unico tra le prime quattro forze della B (Venezia, Monza e Palermo) con una proprietà italiana.
continuità
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Il Frosinone ha conquistato la promozione in Serie A grazie ai gol di bomber Ghedjemis, mai andato in doppia cifra nella sua carriera prima di questa stagione, e agli assist vincenti di Giacomo Calò. Mister Alvini ha saputo valorizzare i suoi giocatori. Per l’allenatore di Fucecchio è un’importante rivincita personale dopo la retrocessione della passata stagione con il Cosenza. I gialloblù hanno vissuto un percorso netto: appena tre ko in campionato (due contro il Venezia, uno contro il Monza) e un’impressionante striscia positiva di 14 risultati utili di fila totalizzata per ben due volte. Un vero capolavoro di continuità.
gli schemi con lo shampoo
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Alvini ha costruito la sua filosofia di gioco disegnando gli schemi con le bottigliette di shampoo. Nel 2000 guidava una squadra amatoriale di amici nel campionato Uisp: la Ferruzza. Aveva smesso con il calcio giocato da pochi mesi, si divertiva tra i dilettanti. Il suo vero lavoro era vendere suole per calzature nell’azienda di famiglia: “Allenavo e vendevo, qualunque fosse la categoria – ha raccontato -. L’ho fatto per 22 anni, fino al 2013. Poi ho scelto il pallone”. La gavetta l’ha portato da Fucecchio, il suo paesino d’origine in provincia di Firenze, fino alla Serie A con la Cremonese nel 2022. Dopo l’esperienza negli amatori ha iniziato sulla panchina del Signa, poi il Quarrata in Eccellenza e il Tuttocuoio. È nel club di Ponte a Egola – frazione di San Miniato Basso con appena 7 mila abitanti – che dalla Promozione è arrivato fino in Serie C. Un’esperienza fantastica durata sette stagioni, dal 2008 al 2015. Chi in quel periodo ha lavorato con lui racconta delle docce infinite per studiare gli schemi: “Il sabato mattina, dopo la rifinitura, entrava nello spogliatoio e mentre facevamo la doccia utilizzava le bottiglie di shampoo e bagnoschiuma per spiegarci come avrebbero giocato i nostri avversari”.
la tesi su sarri
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La carriera di Alvini è proseguita tra Pistoiese, Albinoleffe, Reggiana, Perugia, Spezia, la A con la Cremonese. E pensare che fino al 2013 si divideva tra suole e pallone. Il calcio ha regalato all’allenatore di Fucecchio tanti amici. Con Spalletti si sono incrociati sui campi di provincia, Sarri invece è stato un maestro. Al corso di Coverciano, l’attuale tecnico del Frosinone ha presentato una tesi a lui dedicata: “Dal modello di gioco alla preparazione della partita: affrontare il Napoli di Maurizio Sarri”. Due toscani che dopo tanta gavetta sono riusciti ad affermarsi. In Serie A, Alvini ci è rimasto pochi mesi con i grigiorossi tra il 2022 e il 2023. Oggi ha conquistato la promozione alla guida del Frosinone. Il destino ha rimesso a posto le cose.










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